La Fondazione Hind Rajab torna all’attacco sul fronte giudiziario internazionale e questa volta nel mirino finiscono due membri della Knesset. L’organizzazione con sede a Bruxelles ha presentato nei Paesi Bassi una denuncia penale contro Ram Ben Barak, deputato del partito centrista Yesh Atid ed ex vicedirettore del Mossad, e Moshe Solomon, parlamentare del Partito Sionista Religioso, accusandoli di “istigazione al genocidio”. La denuncia è stata depositata mentre i due si trovavano all’Aja per partecipare all’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), con la richiesta alle autorità olandesi di avviare un’indagine e valutare eventuali provvedimenti nei loro confronti.
Secondo la Fondazione Hind Rajab, entrambi avrebbero utilizzato il proprio ruolo politico per sostenere iniziative che favorirebbero la distruzione della popolazione palestinese della Striscia di Gaza o il suo trasferimento permanente. Per quanto riguarda Ben Barak, l’organizzazione richiama una dichiarazione rilasciata nel novembre 2023, quando il deputato affermò che un trasferimento volontario di parte della popolazione gazawi verso altri Paesi avrebbe potuto rappresentare una soluzione umanitaria, sostenendo che sarebbe stato preferibile vivere come rifugiati in uno Stato sicuro piuttosto che rimanere nella Striscia devastata dalla guerra.
Per Moshe Solomon, invece, la denuncia si concentra sul sostegno politico espresso nei confronti di un eventuale ritorno di insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo la conclusione del conflitto. Pur senza indicare una specifica dichiarazione del parlamentare, la Fondazione inserisce la sua posizione nel più ampio dibattito aperto da alcuni esponenti della destra israeliana, fra cui il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, favorevoli alla ricostituzione di comunità ebraiche evacuate nel 2005 durante il disimpegno unilaterale deciso dal governo di Ariel Sharon. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, almeno ufficialmente, ha preso le distanze da questo progetto, ribadendo che non rientra nella linea del governo.
La Fondazione Hind Rajab, intitolata alla bambina palestinese uccisa a Gaza nel gennaio 2024, si è trasformata negli ultimi due anni in uno degli attori più attivi nella cosiddetta “lawfare”, l’utilizzo degli strumenti giudiziari internazionali per colpire militari e rappresentanti politici israeliani. L’organizzazione monitora costantemente gli spostamenti all’estero di soldati, ufficiali e funzionari dello Stato ebraico e presenta denunce alle procure dei Paesi in cui essi si recano, invocando il principio della giurisdizione universale per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Le sue iniziative hanno creato una crescente preoccupazione in Israele. L’esercito ha rafforzato le indicazioni rivolte ai militari sull’utilizzo dei social network e sulla diffusione di informazioni personali che potrebbero facilitarne l’identificazione durante viaggi all’estero. In alcuni casi singoli soldati hanno preferito interrompere soggiorni fuori da Israele dopo essere venuti a conoscenza di iniziative giudiziarie nei loro confronti, come accadde in Brasile all’inizio del 2025.
Finora, tuttavia, nessuna delle numerose denunce promosse dalla Fondazione Hind Rajab ha portato a una condanna o a un processo nei confronti di militari israeliani. In diversi casi le autorità giudiziarie europee hanno archiviato le segnalazioni oppure hanno ritenuto di non avere competenza per procedere.
Israele respinge con fermezza le accuse di genocidio e di crimini di guerra formulate contro i propri rappresentanti. Il governo e le Forze di difesa israeliane sostengono di operare nel rispetto del diritto internazionale umanitario e ricordano che Hamas combatte deliberatamente all’interno delle aree civili, utilizzando scuole, ospedali e quartieri residenziali come basi operative e trasformando la popolazione in scudi umani. Un elemento che, secondo Israele, rende inevitabilmente più complessa la conduzione delle operazioni militari e alimenta uno scontro destinato a proseguire anche nelle aule dei tribunali internazionali.