Arsen Ostrovsky stava per entrare in sala operatoria quando, a migliaia di chilometri dagli schermi che avrebbero moltiplicato il suo dolore, qualcuno aveva già deciso che il sangue sul suo volto fosse ketchup, che la ferita fosse una messinscena e che lui meritasse un Oscar come miglior attore. La testimonianza resa davanti alla Commissione reale australiana sull’antisemitismo e la coesione sociale aggiunge un capitolo inquietante alla vicenda dell’attentato terroristico avvenuto durante l’evento ebraico di Chanukkà “Chanukah by the Sea”, a Bondi Beach, Sydney, nel quale sono state assassinate quindici persone. Mentre i medici cercavano di salvargli la vita, sui social prendeva forma un processo parallelo nel quale la vittima diventava l’imputato.
Ostrovsky ha raccontato che appena due ore dopo la pubblicazione su X della fotografia che lo ritraeva ferito, è stato investito da un’ondata di insulti, accuse e manipolazioni realizzate con l’intelligenza artificiale. Alcuni lo hanno definito un “trauma tourist”, altri un “crisis actor”, espressione ormai familiare negli ambienti complottisti che attribuiscono gli attentati a fantomatiche operazioni sotto falsa bandiera. Le immagini alterate lo mostravano con una statuetta degli Oscar in mano, oppure seduto a terra mentre rideva e qualcuno gli dipingeva il volto di rosso. Per altri utenti quel sangue era soltanto salsa di pomodoro oppure vernice. La sofferenza fisica è stata accompagnata dalla volontà deliberata di cancellare perfino l’esistenza del crimine, trasformando il sopravvissuto nel protagonista di una presunta messinscena.
L’aspetto più significativo della sua deposizione riguarda proprio questo passaggio. «Tutto questo accadeva mentre mi preparavano per l’intervento chirurgico», ha spiegato ai commissari, aggiungendo che molti di quei contenuti restano ancora oggi disponibili online e continuano a rilanciare accuse assurde secondo cui sarebbe un agente dei servizi segreti oppure un attore pagato. «Provano a cancellare completamente la mia esperienza e il trauma che ho vissuto», ha detto, descrivendo una persecuzione continua e crudele che rende quasi impossibile lasciarsi alle spalle l’attentato.
La Commissione reale, istituita dopo il massacro di Bondi Beach, dedica questa nuova sessione alla diffusione dell’odio attraverso i social network e i mezzi di comunicazione tradizionali. Le audizioni stanno mostrando quanto rapidamente l’antisemitismo contemporaneo riesca a sfruttare strumenti tecnologicamente sofisticati per screditare le vittime, alimentare teorie del complotto e diffondere falsificazioni capaci di raggiungere milioni di persone nel giro di poche ore. Secondo Richard Lancaster, il legale che assiste la Commissione, Google, Meta, TikTok e LinkedIn hanno collaborato con le richieste di documentazione in misura diversa, mentre Gab ha assunto un atteggiamento apertamente ostile, rivendicando il diritto di pubblicare qualsiasi contenuto senza rendere conto alle autorità australiane.
Davanti alla Commissione ha testimoniato anche una madre ebrea di Sydney che ha raccontato come la figlia, allora studentessa di prima media, sia stata presa di mira su TikTok con un’immagine accompagnata dalla scritta deformata “g@s inhl3r”, un espediente escogitato per aggirare i sistemi automatici di moderazione e richiamare le camere a gas naziste. L’indagine della polizia del New South Wales ha poi accertato che quel profilo apparteneva a una compagna di scuola della ragazza. La vicenda dimostra quanto facilmente l’antisemitismo riesca a insinuarsi perfino negli ambienti quotidiani di adolescenti cresciuti nell’era digitale, dove un insulto può diventare virale nel giro di pochi minuti.
Il caso di Arsen Ostrovsky mostra con chiarezza quanto rapidamente l’intelligenza artificiale possa trasformarsi in uno strumento di aggressione contro chi è appena sopravvissuto al terrorismo. La tecnologia accelera la produzione delle falsificazioni, mentre l’antisemitismo offre il combustibile ideologico che le rende credibili agli occhi di migliaia di persone. Così una vittima finisce per dover difendere la propria identità, le proprie ferite e perfino il proprio sangue, mentre la menzogna continua a circolare con la forza di un secondo attentato.

