Home > In evidenza > Irlanda. Divieto ai prodotti degli insediamenti israeliani

Irlanda. Divieto ai prodotti degli insediamenti israeliani

Il provvedimento passa alla Camera bassa e attende l’ultimo via libera del Senato mentre resta aperto lo scontro politico e diplomatico con Israele e dentro l’Unione europea

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Irlanda. Divieto ai prodotti degli insediamenti israeliani

L’Irlanda compie un nuovo passo nella sua linea di forte pressione politica nei confronti di Israele. Il Dáil, la Camera bassa del Parlamento di Dublino, ha approvato il disegno di legge che vieta l’importazione di merci provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nelle aree ebraiche di Gerusalemme Est. Per entrare definitivamente in vigore, il testo dovrà ora ottenere anche il via libera del Seanad, la Camera alta, passaggio che al momento appare probabile.

La legge riguarda esclusivamente i prodotti realizzati oltre i confini internazionalmente riconosciuti dello Stato di Israele e comprende beni agricoli, alimentari e altri articoli provenienti da attività economiche situate negli insediamenti. Restano invece esclusi i servizi, tema che ha provocato un acceso confronto durante l’iter parlamentare. Il governo guidato da una coalizione di centrodestra sostiene che un’estensione del divieto ai servizi presenterebbe ostacoli giuridici rilevanti e potrebbe esporre il Paese a lunghi contenziosi. Una parte dell’opposizione e alcune organizzazioni favorevoli alla proposta giudicano invece il provvedimento troppo limitato e chiedono un embargo più ampio.

La misura rappresenta il punto d’arrivo di un percorso politico iniziato anni fa e accelerato dopo il parere consultivo espresso nel luglio 2024 dalla Corte internazionale di giustizia, secondo il quale gli Stati dovrebbero adottare iniziative per evitare rapporti economici che contribuiscano al mantenimento della situazione nei territori occupati. Il governo irlandese ha dichiarato di essersi ispirato proprio a quell’orientamento nella stesura della legge.

Dal punto di vista economico, l’impatto diretto sarà modesto. Il commercio irlandese con gli insediamenti israeliani vale infatti poche centinaia di migliaia di euro l’anno e riguarda soprattutto prodotti agricoli e legname. Il significato della decisione è quindi soprattutto politico e diplomatico, perché conferma la volontà di Dublino di distinguere nettamente fra Israele entro i confini riconosciuti e i territori conquistati durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, il cui status resta uno dei nodi centrali del conflitto israelo-palestinese.

Negli ultimi due anni i rapporti fra Irlanda e Israele hanno conosciuto un deterioramento senza precedenti. Dublino ha riconosciuto lo Stato palestinese nel 2024, ha chiesto più volte una revisione dell’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele e ha assunto posizioni molto critiche nei confronti delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza seguite al massacro del 7 ottobre 2023. Da parte israeliana le reazioni sono state altrettanto dure, con accuse rivolte al governo irlandese di mantenere un atteggiamento fortemente ostile nei confronti dello Stato ebraico.

Anche sul piano europeo la questione rimane aperta. Bruxelles ha avviato una riflessione sulle possibili restrizioni commerciali riguardanti gli insediamenti, ma fra i Ventisette manca ancora un consenso sufficiente per adottare una linea comune. In questo scenario l’iniziativa irlandese assume il valore di un precedente politico che potrebbe alimentare il dibattito anche in altri Paesi membri, pur restando confinata, almeno per ora, a un ambito economico molto limitato.

Se il Seanad approverà il testo nelle prossime settimane, l’Irlanda diventerà uno dei Paesi europei con la normativa più restrittiva nei confronti dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani. Il peso economico della misura resterà contenuto, mentre quello simbolico e diplomatico rischia di incidere molto di più, in un momento nel quale il confronto fra Israele e una parte dell’Europa continua ad allargarsi ben oltre il terreno commerciale.