La sconfitta dell’Egitto contro l’Argentina negli ottavi di finale del Mondiale Under 20 ha scatenato una polemica che, nel giro di poche ore, è uscita dal terreno sportivo per trasformarsi in un episodio di antisemitismo. Bersaglio della campagna è stato l’arbitro francese François Letexier, accusato da migliaia di utenti egiziani sui social di aver favorito la nazionale sudamericana. Per rafforzare questa tesi, alcuni hanno diffuso una notizia completamente falsa, sostenendo che il direttore di gara fosse ebreo.
La Federazione calcistica egiziana, attraverso il suo presidente Hany Abo Rida, ha chiesto ufficialmente alla FIFA di aprire un’indagine sull’arbitraggio, denunciando presunti errori gravi e un doppio criterio di giudizio che avrebbe inciso sull’esito della partita. L’Egitto, avanti 2-0 fino al 67° minuto, è stato infatti raggiunto e poi sconfitto dall’Argentina al termine di una clamorosa rimonta.
Accanto alla protesta ufficiale si è però sviluppata una campagna ben diversa. Secondo quanto riferito da diversi media israeliani, numerosi utenti hanno preso di mira la pagina di Wikipedia dedicata a Letexier, modificandola per attribuirgli inesistenti origini ebraiche. L’informazione è rimasta online per un periodo limitato prima di essere rimossa dai moderatori dell’enciclopedia digitale.
L’obiettivo dell’operazione era evidente: insinuare che le decisioni arbitrali fossero state determinate da una presunta appartenenza religiosa o etnica. Si tratta di un meccanismo ricorrente nell’antisemitismo contemporaneo, nel quale l’attribuzione, vera o inventata, di un’identità ebraica viene utilizzata per delegittimare una persona e spiegare eventi sgraditi attraverso la teoria del complotto.
Gli studiosi dell’antisemitismo osservano da tempo come questo schema ricompaia con frequenza crescente anche nello sport. Atleti, dirigenti, arbitri, giornalisti e perfino personaggi privi di qualsiasi legame con l’ebraismo vengono descritti come ebrei quando le loro decisioni risultano invise a una parte del pubblico. L’accusa non riguarda più il comportamento della persona, bensì una presunta appartenenza considerata, di per sé, motivo sufficiente per metterne in dubbio l’imparzialità.
Nel caso di François Letexier, non esiste alcun elemento che confermi le affermazioni circolate online. La modifica alla voce di Wikipedia è stata rapidamente cancellata, ma la sua diffusione sui social dimostra ancora una volta la facilità con cui una falsità può propagarsi durante grandi eventi sportivi, alimentando ostilità ben più profonde di una semplice contestazione arbitrale.
L’episodio conferma anche un’altra tendenza ormai consolidata. Nei momenti di maggiore tensione, soprattutto quando entrano in gioco Israele o il mondo ebraico, stereotipi antisemiti che sembravano relegati al passato riemergono con sorprendente rapidità, trovando nei social network uno strumento di amplificazione immediata. Anche una partita di calcio, così, può trasformarsi nel pretesto per rilanciare antichi pregiudizi sotto una veste apparentemente nuova.