L’antisemitismo contemporaneo ha cambiato volto e oggi si manifesta con una rapidità e una diffusione che non hanno precedenti. È il messaggio che Bernard-Henri Lévy ha affidato al discorso conclusivo della conferenza internazionale “Contemporary Antisemitism Haifa 2026”, svoltasi all’Università di Haifa, dove il filosofo francese ha tracciato un quadro estremamente severo dell’evoluzione dell’odio antiebraico dopo il massacro del 7 ottobre 2023.
Davanti a studiosi, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni provenienti da numerosi Paesi, Lévy ha sostenuto che l’antisemitismo non si limita più a riproporre gli stereotipi tradizionali contro gli ebrei, ma si è trasformato in una forma di accusa globale rivolta contemporaneamente agli ebrei e allo Stato di Israele, indicati sempre più spesso come responsabili delle principali crisi internazionali.
Il filosofo ha individuato nel periodo immediatamente successivo agli attacchi di Hamas uno dei passaggi più inquietanti di questa trasformazione. Ciò che lo ha colpito maggiormente, ha spiegato, è stata la rapidità con cui la solidarietà nei confronti delle vittime israeliane è scomparsa dal dibattito pubblico internazionale. A suo giudizio, ci si sarebbe potuti attendere almeno qualche giorno di lutto e di rispetto per le oltre mille persone massacrate durante l’attacco terroristico. Invece, ha osservato, nel giro di pochissimo tempo l’attenzione si è spostata sulla ricerca di giustificazioni politiche per gli autori della strage, presentata da molti come un atto di “resistenza”.
Secondo Lévy, il fenomeno assume oggi una dimensione senza precedenti perché interessa simultaneamente numerose aree del mondo. Israele continua ad affrontare minacce militari su più fronti, mentre l’antisemitismo cresce contemporaneamente negli Stati Uniti, in Europa e in altri contesti internazionali. Una diffusione così ampia e sincronizzata dell’ostilità contro gli ebrei, ha affermato, rappresenta una novità storica che impone una risposta culturale e politica altrettanto ampia.
Nel suo intervento il filosofo francese ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale, esprimendo preoccupazione per il modo in cui i sistemi generativi apprendono dai contenuti disponibili online. Se il materiale utilizzato per l’addestramento contiene pregiudizi, disinformazione o propaganda ostile a Israele, ha spiegato, esiste il rischio che tali strumenti finiscano per riprodurre e amplificare quegli stessi stereotipi, attribuendo loro un’apparenza di neutralità tecnologica. La sfida, secondo Lévy, riguarda quindi anche il futuro dell’informazione e della formazione delle nuove generazioni.
Pur descrivendo un quadro estremamente difficile, il filosofo ha concluso il suo intervento con un messaggio di fiducia. Ha respinto l’idea che gli ebrei siano destinati a perdere il proprio posto in Europa o negli Stati Uniti e ha invitato a non considerare inevitabile l’avanzata dell’antisemitismo. La battaglia, ha affermato, resta aperta e può ancora essere vinta, a condizione che le democrazie riconoscano la portata del fenomeno e reagiscano con determinazione sul piano culturale, politico ed educativo.
La conferenza di Haifa si è chiusa così con un richiamo che va oltre il solo contesto israeliano. Per Bernard-Henri Lévy, l’antisemitismo rappresenta ancora una volta un indicatore dello stato di salute delle società democratiche. Contrastarlo significa difendere gli ebrei, ma anche preservare i principi di libertà, pluralismo e responsabilità sui quali si fondano le democrazie occidentali.