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Europa sotto attacco, la guerra segreta di Iran e Russia passa dai social e recluta adolescenti contro obiettivi ebraici

Da Londra ad Amsterdam, passando per il Regno Unito e il continente europeo, sinagoghe, scuole e strutture della comunità ebraica finiscono nel mirino di giovani reclutati online attraverso Telegram, TikTok e Discord per conto di reti legate a Teheran e Mosca

Paolo Montesi

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Europa sotto attacco, la guerra segreta di Iran e Russia passa dai social e recluta adolescenti contro obiettivi ebraici

Quando un ragazzo di diciassette anni viene pagato poche centinaia di euro per appiccare un incendio e sostiene davanti alla polizia di non sapere nemmeno che l’edificio preso di mira fosse una sinagoga, la questione smette di riguardare soltanto l’antisemitismo tradizionale e assume i contorni di qualcosa di più sofisticato e inquietante. Dietro quell’atto potrebbe infatti nascondersi una nuova forma di guerra ibrida nella quale gli Stati ostili non utilizzano soldati, agenti segreti o cellule terroristiche strutturate, bensì adolescenti facilmente manipolabili, reclutati attraverso i social network e trasformati in strumenti usa e getta.

Le indagini condotte negli ultimi mesi in Europa stanno portando alla luce un fenomeno che fino a poco tempo fa sembrava appartenere alla fantapolitica. Secondo un’inchiesta del Financial Times, attori riconducibili alla Russia e all’Iran stanno reclutando giovani attraverso Telegram, TikTok, Discord e perfino comunità legate ai videogiochi online, affidando loro incarichi apparentemente marginali che possono rapidamente degenerare in azioni di sabotaggio, incendi dolosi, attività di spionaggio e aggressioni contro obiettivi sensibili.
La logica operativa è tanto semplice quanto efficace. Un adolescente viene contattato online, gli viene promessa una somma di denaro, talvolta in criptovalute, oppure gli viene offerta la prospettiva di entrare in una comunità esclusiva. All’inizio il compito consiste nel fotografare un edificio, osservare gli orari di accesso, lasciare una scritta su un muro. Successivamente possono arrivare richieste più pericolose, fino all’incendio di un veicolo o al danneggiamento di una struttura. Se qualcosa va storto, il reclutatore si trova a migliaia di chilometri di distanza e la catena di comando rimane quasi impossibile da ricostruire.

Per le comunità ebraiche europee il rischio appare particolarmente elevato. Negli ultimi mesi diversi episodi hanno attirato l’attenzione degli investigatori. Uno dei più gravi si è verificato a Golders Green, quartiere londinese con una significativa presenza ebraica, dove quattro ambulanze della Hatzola, il servizio volontario di emergenza medica della comunità ebraica, sono state incendiate nel parcheggio di una sinagoga. La polizia britannica ha classificato l’episodio come crimine d’odio antisemita e l’inchiesta è stata affidata all’antiterrorismo.
L’attacco ha avuto un valore simbolico che va ben oltre il danno materiale. Colpire le ambulanze della Hatzola significa prendere di mira una rete di assistenza utilizzata quotidianamente sia dagli ebrei sia da molti altri residenti del quartiere. Significa trasmettere il messaggio che nessuna infrastruttura comunitaria può considerarsi al sicuro.

Al centro di molte indagini compare il nome di Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia, conosciuta con l’acronimo HAYI, una formazione filo-iraniana relativamente poco nota che ha rivendicato diversi attacchi contro obiettivi ebraici, israeliani e occidentali in Europa. Secondo informazioni raccolte da organi di stampa britannici e da analisti della sicurezza, reti criminali e intermediari sarebbero stati utilizzati per reclutare giovani esecutori mantenendo una distanza di sicurezza rispetto ai presunti mandanti.

Anche gli Stati Uniti hanno acceso i riflettori sul fenomeno. Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato Mohammad Baqer Saad Dawood Al-Saadi, figura collegata a Kata’ib Hezbollah e accusata di aver operato per conto del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana. Le accuse sostengono che sarebbe coinvolto in una lunga serie di attacchi e tentativi di attacco in Europa e negli Stati Uniti. Si tratta naturalmente di accuse che dovranno essere dimostrate in tribunale, ma il quadro investigativo che emerge appare coerente con le preoccupazioni espresse da numerosi servizi di sicurezza occidentali.

Sul fronte russo, le autorità europee osservano dinamiche molto simili. Da tempo procuratori e servizi di intelligence attribuiscono al GRU, l’intelligence militare di Mosca, l’utilizzo di cosiddetti “agenti monouso”, individui reclutati online per operazioni di sabotaggio e intimidazione che consentono al Cremlino di mantenere una plausibile negazione del coinvolgimento diretto.

I governi occidentali stanno cercando di adattarsi a questa minaccia. Il Regno Unito si prepara a introdurre una normativa specifica contro i proxy utilizzati da Stati ostili, mentre Stati Uniti, Australia e numerosi Paesi europei hanno recentemente condannato con una dichiarazione congiunta le attività clandestine attribuite all’Iran contro dissidenti, giornalisti e comunità ebraiche.

La lezione che emerge da questa evoluzione è difficile da ignorare. L’antisemitismo continua a esistere nelle sue forme tradizionali, alimentato dall’odio ideologico e religioso, ma accanto a esso si sta sviluppando una dimensione nuova nella quale gli ebrei diventano bersagli all’interno di operazioni geopolitiche più ampie. In questa guerra silenziosa, combattuta attraverso smartphone, chat criptate e pagamenti digitali, il volto dell’attentatore può essere quello di un adolescente che ignora perfino il significato del bersaglio che gli è stato ordinato di colpire. Ed è proprio questa inconsapevolezza a rendere il fenomeno particolarmente insidioso per le democrazie europee.


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