In un video uscito sul suo canale YouTube nel 2024, l’economista Michele Boldrin ha sostenuto che, se si volesse organizzare una manifestazione contro Israele, bisognerebbe farla davanti a una sinagoga. Nello stesso video, oltre a sostenere che dire “israeliani assassini” non è antisemitismo, ha persino giustificato l’utilizzo di questa espressione nei confronti delle comunità ebraiche della diaspora, accusate di essere “conniventi” con il governo israeliano.
Questo è solo un esempio delle posizioni pubbliche di Boldrin, docente alla Washington University in St. Louis e cofondatore, con Alberto Forchielli, del progetto politico da cui nell’ottobre 2025 è nato ORA!, di cui è segretario. Prima ancora, dal 12 maggio 2013 al 15 giugno 2014, Boldrin è stato presidente di Fare per Fermare il Declino.
In un tweet del marzo 2024, dopo che alcuni manifestanti avevano impedito al giornalista Maurizio Molinari di parlare all’Università di Napoli Federico II, Boldrin ha giustificato i manifestanti dicendo che avrebbero solo “contestato il suo supporto al sionismo”, aggiungendo che “si tratta di capire come bilanciare i due diritti di opinione”.
Alcune posizioni di Boldrin su Israele precedono di molti anni il 7 ottobre 2023: in un commento apparso nel luglio 2006 sul sito “Noise from Amerika”, in occasione della guerra tra Israele e Hezbollah, rivendicava per l’organizzazione terroristica sciita il diritto di avere anch’essa degli armamenti come Israele. Sosteneva anche che Israele e gli Stati Uniti stavano portando avanti una strategia per “fare il nuovo Medio Oriente a base di conquiste ed occupazioni coloniali condite da massacri e deportazioni di (in)civili musulmani”.
Nell’accusare lo Stato ebraico di portare avanti “occupazioni coloniali”, va ricordato che proprio per quanto riguarda il sud del Libano Israele si era ritirato nel 2000, abbandonando anche il castello di Beaufort, che occupava dal 1982 e che ha dovuto riconquistare nel maggio 2026 a causa delle rinnovate ostilità con Hezbollah.
C’è da considerare che sempre Boldrin, nel giugno 2022, ha twittato: “Non considero l’Iran uno Stato canaglia”, aggiungendo che “in termini di ‘canagliate’ mi sembra che la competizione fra Iran e Israele sia notevole”. Un accostamento che stride con gli indici internazionali sulla libertà e sulla qualità democratica dei due paesi: Freedom House, che assegna un punteggio da 0 a 100, attribuisce a Israele 73 punti e all’Iran 11. Secondo il Democracy Index realizzato dall’Economist Intelligence Unit, che misura il livello di democrazia in un paese su una scala da 0 a 10, nel 2024 Israele aveva 7,8 punti e l’Iran appena 1,96.
In una live su YouTube dell’aprile 2024, Boldrin ha sostenuto che l’esodo degli ebrei dai paesi arabi “è stata una scelta del governo israeliano di riprendersi gli ebrei”. È una ricostruzione che trascura persecuzioni, espulsioni, confische e discriminazioni documentate in numerosi paesi arabi. Secondo un rapporto dell’ente “Justice for Jews from Arab Countries”, nel 1948 erano circa 956.000 gli ebrei che vivevano nei paesi arabi, ai quali il rapporto aggiunge l’Iran, mentre nel 2025 le stime indicavano che ne erano rimasti poco più di 12.000. Un esodo avvenuto in seguito a crescenti persecuzioni tra gli anni ’40 e ’60, come spiega il sito “Jewish Virtual Library”: se in Egitto nel 1956 Nasser sfruttò la Crisi di Suez come pretesto per espellere migliaia di ebrei e confiscare le loro proprietà, in Tunisia tra il 1957 e il 1958 vennero sciolti prima il tribunale rabbinico e poi i consigli delle comunità ebraiche.
Nel complesso, le sue esternazioni sono gravi non tanto per il suo peso politico o mediatico, quanto perché sono la prova di come la narrazione che dipinge Israele come un prodotto del colonialismo non influenza più solo la sinistra, ma sta avendo una diffusione sempre più trasversale.