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BOICOTTA QUESTO. Nuova pista contro le metastasi con il principio attivo del Viagra

La ricerca del Weizmann Institute individua un meccanismo che potrebbe ostacolare la diffusione dei tumori, ma gli scienziati invitano alla prudenza e ricordano che servono studi clinici

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
BOICOTTA QUESTO. Nuova pista contro le metastasi con il principio attivo del Viagra

Il sildenafil, il principio attivo del Viagra, potrebbe un giorno diventare un alleato nella lotta contro le metastasi. È la prospettiva aperta da uno studio coordinato da ricercatori israeliani e pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, che ha individuato un meccanismo biologico finora sconosciuto attraverso il quale il farmaco sembra limitare la capacità delle cellule tumorali di diffondersi nell’organismo.

La ricerca è stata guidata dal Weizmann Institute of Science in collaborazione con il Clalit Research Institute, gli ospedali Beilinson e Hasharon del gruppo Clalit e il National Cancer Institute degli Stati Uniti. Gli studiosi hanno concentrato l’attenzione sul ruolo del colesterolo, una sostanza fondamentale anche per le cellule tumorali, che ne hanno bisogno per staccarsi dal tumore primario e colonizzare altri organi.

Gli esperimenti di laboratorio hanno mostrato che il sildenafil interferisce con i meccanismi cellulari che regolano la disponibilità di colesterolo. Riducendo l’accesso a questa risorsa, il farmaco potrebbe rendere più difficile il processo metastatico. I ricercatori hanno inoltre osservato che l’effetto potrebbe risultare ancora più marcato se associato alle statine, i farmaci comunemente utilizzati per abbassare il colesterolo nel sangue.

Per verificare se questa ipotesi trovasse riscontro anche nella pratica clinica, il gruppo di ricerca ha analizzato oltre vent’anni di cartelle cliniche anonimizzate relative a circa cinque milioni di assistiti di Clalit Health Services. All’interno di questo enorme archivio sono stati esaminati i dati di circa 40.000 uomini ai quali era stato successivamente diagnosticato un tumore.

L’analisi osservazionale ha evidenziato un’associazione significativa: i pazienti che avevano assunto sildenafil prima della diagnosi oncologica presentavano una sopravvivenza complessiva migliore rispetto a coloro che non avevano mai utilizzato il farmaco. Il beneficio più evidente è stato riscontrato tra gli uomini che, prima della diagnosi, assumevano sia sildenafil sia statine.

«Abbiamo identificato una via biologica finora sconosciuta che potrebbe essere sfruttata per ridurre la capacità delle cellule tumorali di sviluppare metastasi», ha spiegato la professoressa Ayelet Erez, autrice senior dello studio e preside della Facoltà di Medicina del Weizmann Institute. Secondo la ricercatrice, i risultati mostrano come la progressione del cancro dipenda non soltanto dalle mutazioni genetiche, ma anche dallo stato metabolico del paziente e dai farmaci assunti per patologie completamente diverse.

Anche la dottoressa Samah Hayek, epidemiologa senior del Clalit Research Institute e coautrice dello studio, sottolinea il valore dell’approccio adottato. La combinazione fra ricerca sperimentale e analisi di dati sanitari raccolti nella pratica clinica, osserva, rafforza la solidità dell’ipotesi e offre un esempio concreto di come le grandi banche dati mediche possano accelerare l’individuazione di nuovi impieghi per farmaci già disponibili.

Gli stessi ricercatori, tuttavia, invitano a non trarre conclusioni premature. Lo studio non dimostra che il Viagra curi il cancro né che debba essere prescritto ai pazienti oncologici. L’analisi ha preso in esame persone che avevano assunto il farmaco prima della diagnosi e ha rilevato un’associazione statistica con una migliore sopravvivenza, senza dimostrare un rapporto di causa ed effetto. Resta inoltre da chiarire se il sildenafil possa offrire benefici quando viene somministrato dopo la comparsa della malattia.

Per rispondere a questa domanda saranno necessari studi clinici randomizzati, l’unico strumento in grado di stabilire se il farmaco possa realmente entrare a far parte delle terapie oncologiche. Se questa ipotesi dovesse essere confermata, si tratterebbe di un risultato di grande interesse anche dal punto di vista sanitario ed economico. Il sildenafil è infatti utilizzato da oltre novanta milioni di uomini nel mondo dalla sua introduzione nel 1998, mentre le statine sono assunte stabilmente da circa duecento milioni di persone. La possibilità di impiegare farmaci già ampiamente conosciuti e sicuri rappresenterebbe un vantaggio significativo nello sviluppo di nuove strategie contro le metastasi.




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