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BOICOTTA QUESTO. La stampa 3D rivoluziona la medicina israeliana

Negli ospedali israeliani la manifattura tridimensionale permette già di ricostruire crani, salvare arti e pianificare interventi complessi. Il prossimo traguardo è stampare organi umani per superare la carenza di donatori

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
BOICOTTA QUESTO. La stampa 3D rivoluziona la medicina israeliana

Quella che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza sta diventando pratica clinica. In Israele la stampa 3D sta cambiando radicalmente la chirurgia ricostruttiva e la medicina personalizzata, consentendo di produrre impianti su misura, pianificare interventi con una precisione mai raggiunta prima e aprendo la strada alla futura produzione di organi umani destinati ai trapianti.

Uno dei casi più emblematici arriva dall’ospedale Ichilov di Tel Aviv. Noam, ufficiale della Brigata Golani, è rimasto gravemente ferito alla testa durante un’operazione nella Striscia di Gaza nel corso della guerra iniziata dopo il 7 ottobre 2023. Le immagini radiologiche lasciavano poche speranze: gran parte dei pazienti con lesioni analoghe non sopravvive. Per salvargli la vita, i neurochirurghi hanno dovuto rimuovere un’ampia porzione del cranio. Successivamente, grazie alle tecnologie di progettazione tridimensionale sviluppate all’interno del Levin Center for Surgical Innovation, è stato realizzato un impianto perfettamente modellato sulla sua anatomia, poi impiantato con successo.

Il centro, situato nei sotterranei dell’ospedale, assomiglia più a una startup tecnologica che a un reparto ospedaliero. Designer industriali, ingegneri biomedici e chirurghi lavorano fianco a fianco utilizzando sofisticate stampanti 3D per progettare impianti completamente personalizzati. Ogni anno vengono prodotti circa 150 impianti destinati a pazienti con traumi, tumori o gravi malformazioni. Attraverso la ricostruzione digitale della TAC, il lato sano del corpo viene utilizzato come modello per ricreare con precisione millimetrica la parte mancante.

La tecnologia trova applicazione anche nella chirurgia oncologica. Dopo l’asportazione di tumori ossei, ad esempio, è possibile realizzare protesi in titanio che sostituiscono intere porzioni di bacino o di femore, evitando amputazioni e riducendo drasticamente le disabilità permanenti. Tra i casi più sorprendenti figura quello di una bambina di meno di tre anni colpita da un tumore del femore. Non esisteva alcuna protesi commerciale adatta alle dimensioni del suo scheletro. I medici hanno quindi progettato e stampato in titanio l’intera parte superiore del femore, compresa l’articolazione dell’anca, consentendo di salvare l’arto.

Alcuni di questi impianti sono realizzati con una struttura reticolare che funziona come un’impalcatura biologica, permettendo all’osso del paziente di crescere progressivamente all’interno della protesi e integrarsi con essa. La stampa tridimensionale viene utilizzata anche per preparare gli interventi più complessi. I chirurghi possono studiare repliche esatte degli organi del paziente, individuare tumori, vasi sanguigni e strutture anatomiche delicate, pianificando l’operazione nei minimi dettagli prima ancora di entrare in sala operatoria. Questo consente interventi più precisi, minori complicanze e una maggiore conservazione dei tessuti sani.

Il traguardo successivo è ancora più ambizioso: la biostampa, cioè la produzione di tessuti e organi utilizzando cellule umane vive invece di titanio o materiali sintetici. Israele è tra i Paesi più avanzati anche in questo settore. Nel dicembre scorso il centro medico Rambam di Haifa ha eseguito il primo trapianto al mondo di una cornea biologica stampata in 3D a partire da cellule umane. La tecnologia è stata sviluppata dalla società israeliana Precise Bio, che ha ideato un sistema capace di ottenere fino a 300-400 cornee da una sola cornea donata.

Una svolta che potrebbe ridurre drasticamente le liste d’attesa per i trapianti di cornea, oggi spesso lunghe molti mesi.

La sfida più difficile resta quella di produrre organi solidi completamente funzionanti. Le tecnologie digitali per progettarli esistono già, spiegano gli specialisti, ma i materiali biologici devono ancora raggiungere caratteristiche sufficientemente robuste per sostituire quelli naturali. Gli esperti israeliani ritengono però che entro il prossimo decennio sarà possibile stampare vere strutture ossee utilizzando cellule prelevate dallo stesso paziente, eliminando progressivamente il ricorso a metalli e materiali plastici. L’obiettivo finale è ancora più rivoluzionario: arrivare a produrre fegati, reni, cuori e altri organi destinati ai trapianti, riducendo o addirittura eliminando la dipendenza dalle donazioni.

Per Noam, che oggi tiene tra le mani il modello tridimensionale del proprio cranio ricostruito, quella rivoluzione ha già un volto concreto. «È incredibile poterlo vedere così», racconta. «Se oggi posso stringerlo tra le mani è perché ho avuto la possibilità di continuare a vivere».




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