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BOICOTTA QUESTO. Israele, esame del sangue per tumore al polmone

Il test sviluppato dall’Università di Tel Aviv costa circa 60 dollari e non richiede il sequenziamento del DNA. I risultati sono promettenti, mentre sono già in corso sperimentazioni più ampie

Shira Navon

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BOICOTTA QUESTO. Israele, esame del sangue per tumore al polmone
Iimmagine generata con AI

Un semplice prelievo di sangue, un chip di vetro e l’analisi della luce emessa da frammenti di DNA potrebbero rendere molto più accessibile la diagnosi del tumore al polmone. Un gruppo di ricercatori israeliani dell’Università di Tel Aviv ha sviluppato un test che, in uno studio preliminare su 103 persone, ha individuato il 93,1 per cento dei tumori polmonari negli stadi dal secondo al quarto e ha riconosciuto correttamente il 90,3 per cento dei soggetti sani. Il costo stimato è di circa 60 dollari per esame.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica npj Precision Oncology (npj è l’acronimo di Nature Portfolio Journal, n.d.r.), è stato guidato dal professor Yuval Ebenstein dell’Università di Tel Aviv insieme al dottor Abed Agbarya, direttore del dipartimento di oncologia del Bnai Zion Medical Center di Haifa. Alla ricerca hanno collaborato anche lo Sheba Medical Center e JaxBio Technologies, la società nata per sviluppare commercialmente la tecnologia.

L’aspetto più interessante del metodo sta nella possibilità di evitare il costoso sequenziamento del DNA. Nel sangue circolano minuscoli frammenti di DNA liberati dalle cellule e alcune modificazioni chimiche presenti su questi frammenti possono fornire una sorta di impronta biologica del tumore. I ricercatori hanno messo a punto una procedura che marca tali caratteristiche con molecole fluorescenti. Il materiale viene quindi depositato su un particolare chip e sottoposto a scansione ottica.

Il disegno luminoso che ne risulta viene analizzato attraverso un modello informatico, capace di confrontarlo con i profili associati alla presenza della malattia. È un approccio tecnologicamente più semplice rispetto a molte biopsie liquide basate sul sequenziamento e richiede apparecchiature che potrebbero essere disponibili anche in laboratori privi di infrastrutture particolarmente sofisticate. Attualmente il risultato può essere ottenuto nell’arco di due o tre giorni.

È proprio questo elemento a rendere la ricerca particolarmente interessante dal punto di vista sanitario. Il tumore al polmone rimane la prima causa di morte oncologica nel mondo e provoca, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 1,8 milioni di decessi ogni anno. Uno dei problemi principali è la diagnosi tardiva, perché nelle fasi iniziali la malattia può svilupparsi senza produrre sintomi evidenti.

La tomografia computerizzata a basso dosaggio permette già di individuare precocemente alcune lesioni nei soggetti ad alto rischio, soprattutto tra i fumatori, ma l’adesione ai programmi di screening rimane limitata. Inoltre gli esami radiologici possono rilevare noduli sospetti che successivamente risultano benigni, rendendo necessari ulteriori controlli e, in alcuni casi, procedure invasive.

I ricercatori israeliani puntano quindi a uno strumento che possa affiancare i metodi esistenti e, in prospettiva, entrare nei normali percorsi diagnostici. Il potenziale riguarda anche il monitoraggio dei pazienti durante le terapie. Nei primi esperimenti, le modificazioni dell’impronta del DNA sembravano infatti riflettere la risposta al trattamento, anche se questo risultato dovrà essere confermato su numeri molto maggiori.

La cautela resta essenziale. I 103 partecipanti dello studio rappresentano un campione ridotto e il test ha dimostrato finora la propria efficacia soprattutto negli stadi 2, 3 e 4. La sfida decisiva sarà verificare se riuscirà a identificare con la stessa affidabilità il tumore allo stadio 1, quando la possibilità di intervenire chirurgicamente e ottenere una guarigione è nettamente superiore.

Una sperimentazione più ampia è già in corso in diversi ospedali israeliani ed europei e dovrebbe concludersi entro la metà del 2027. Se i risultati verranno confermati, la tecnologia sviluppata a Tel Aviv potrebbe offrire uno strumento rapido, economico e facilmente utilizzabile anche nei sistemi sanitari con risorse limitate. L’obiettivo più ambizioso rimane quello che accompagna da anni la ricerca sul tumore al polmone: riuscire a trovarlo prima che sia lui a farsi sentire.