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BOICOTTA QUESTO. Il gilet che protegge gli astronauti

Testato dalla NASA intorno alla Luna, il dispositivo sviluppato da StemRad può ridurre fino al 60 per cento l’esposizione durante le tempeste solari

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
BOICOTTA QUESTO. Il gilet che protegge gli astronauti

Un gilet sviluppato in Israele potrebbe diventare una delle protezioni degli astronauti diretti verso la Luna e, in futuro, Marte. I risultati dell’esperimento condotto durante la missione Artemis I della NASA, pubblicati il 12 agosto su Science Advances, indicano che AstroRad, realizzato dalla società israeliana StemRad, può ridurre dal 40 al 60 per cento la dose di radiazioni assorbita dagli organi più vulnerabili durante le tempeste di particelle solari. È uno dei problemi più seri ancora da risolvere prima che l’uomo possa affrontare permanenze prolungate nello spazio profondo.

Sulla Terra il campo magnetico e l’atmosfera costituiscono una formidabile protezione naturale. Oltre l’orbita terrestre bassa, invece, gli astronauti sono esposti ai raggi cosmici galattici e alle particelle energetiche emesse dal Sole, con conseguenze che possono diventare particolarmente pericolose durante un’intensa attività solare. Il rischio aumenta con la durata della missione ed è quindi destinato a pesare molto più sui futuri viaggi interplanetari di quanto sia accaduto nelle permanenze sulla Stazione spaziale internazionale.

Per verificare AstroRad in condizioni reali, nel 2022 la NASA lo portò molto più lontano della Stazione spaziale. A bordo della capsula Orion di Artemis I viaggiarono due manichini antropomorfi, Helga e Zohar, costruiti con materiali che riproducevano ossa, tessuti e organi di una donna adulta. Zohar indossava il gilet, Helga viaggiava senza quella protezione. Entrambi erano dotati di numerosi rilevatori per misurare la radiazione ricevuta nelle diverse parti del corpo. L’esperimento MARE, Matroshka AstroRad Radiation Experiment, ha coinvolto NASA, Centro aerospaziale tedesco DLR, Agenzia spaziale israeliana, StemRad e Lockheed Martin.

Artemis I partì il 16 novembre 2022 e trascorse 25 giorni e mezzo nello spazio, raggiungendo la Luna e spingendosi oltre il suo lato nascosto prima di tornare sulla Terra l’11 dicembre. La missione consentì così di raccogliere una quantità di dati sulle radiazioni nello spazio profondo che le precedenti missioni umane avevano potuto fornire soltanto in misura limitata.

L’idea alla base di AstroRad consiste nell’evitare di trasformare l’astronauta in una sorta di cavaliere dentro un’armatura. Il materiale protettivo viene concentrato sulle zone più sensibili, fra cui midollo osseo, polmoni, stomaco, colon, seno e ovaie. Il gilet utilizza soprattutto materiali ricchi di idrogeno, particolarmente adatti ad attenuare alcune componenti delle radiazioni spaziali, distribuendoli con spessori differenti secondo la vulnerabilità dei tessuti. L’obiettivo è ottenere la maggiore protezione possibile contenendo peso e limitazioni nei movimenti.

Durante Artemis I, tuttavia, il Sole non produsse una tempesta sufficientemente intensa da sottoporre il sistema alla prova estrema per la quale era stato progettato. Gli scienziati hanno quindi utilizzato i dati raccolti nel viaggio per validare i modelli di trasporto delle radiazioni e ricostruire gli effetti che avrebbero avuto importanti eventi solari del passato. In questi scenari la riduzione della dose ottenuta con AstroRad varia approssimativamente tra il 40 e il 60 per cento.

La differenza può diventare decisiva durante una missione di lunga durata. Orion dispone già di zone nelle quali gli astronauti possono rifugiarsi in caso di aumento improvviso delle radiazioni, utilizzando anche materiali e attrezzature presenti a bordo per creare una barriera supplementare. Un dispositivo indossabile risponde però a un’esigenza differente, perché permette ai membri dell’equipaggio di continuare a muoversi e svolgere attività indispensabili mentre l’evento solare è ancora in corso. AstroRad è quindi concepito come una protezione aggiuntiva da integrare con la schermatura della navicella e con eventuali rifugi più pesantemente protetti.

Il progetto ha anche una storia israeliana precedente ad Artemis. StemRad aveva inizialmente sviluppato sistemi destinati a proteggere soccorritori e personale esposto a eventi radiologici sulla Terra. La collaborazione con l’Agenzia spaziale israeliana e Lockheed Martin ha successivamente portato AstroRad nello spazio, prima sulla Stazione spaziale internazionale, dove nel 2022 fu sperimentato anche durante la missione Rakia dell’astronauta israeliano Eytan Stibbe, e poi intorno alla Luna.

Il successo arriva mentre Israele sta cercando di ampliare la propria partecipazione al programma lunare americano. Nel dicembre 2025 l’Agenzia spaziale israeliana e la NASA hanno firmato un accordo strategico decennale per estendere la cooperazione scientifica e tecnologica, e nel maggio scorso ricercatori, università e aziende israeliane sono stati invitati a proporre esperimenti e nanosatelliti da integrare nelle future missioni Artemis.

AstroRad potrebbe quindi rappresentare qualcosa di più di un singolo successo industriale. Se l’esplorazione umana dovrà spingersi stabilmente oltre la protezione magnetica terrestre, la capacità di limitare le radiazioni diventerà una condizione essenziale del viaggio. Un problema enorme al quale, per una volta, una parte della risposta potrebbe avere le dimensioni relativamente modeste di un gilet progettato in Israele.