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BOICOTTA QUESTO. Come restituire efficacia alle cellule staminali danneggiate dalle infezioni

Uno studio dell’Università Ben-Gurion mostra nei topi che gli antibiotici possono invertire gli effetti della salmonella sul midollo osseo e migliorare la capacità di trapianto

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
BOICOTTA QUESTO. Come restituire efficacia alle cellule staminali danneggiate dalle infezioni

Un’infezione batterica cronica può compromettere gravemente le cellule staminali del sangue, spingendole fino all’esaurimento, ma il danno potrebbe essere reversibile. Un gruppo di ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev ha dimostrato nei topi che una terapia antibiotica contro la salmonella consente alle cellule staminali ematopoietiche di recuperare la propria funzionalità e la capacità di generare un nuovo sistema sanguigno dopo il trapianto.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports, è stato coordinato dal professor Roi Gazit, responsabile del laboratorio di cellule staminali del dipartimento Shraga Segal di Microbiologia, Immunologia e Genetica, insieme al gruppo del dottor Ofir Cohen. I risultati riguardano per ora esclusivamente un modello animale e dovranno essere verificati negli esseri umani, ma aprono una prospettiva importante per la selezione e la preparazione dei donatori di midollo osseo.

Le cellule staminali ematopoietiche si trovano nel midollo e costituiscono l’origine di tutti i globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. In condizioni normali rimangono in gran parte inattive, conservando nel tempo la capacità di produrre le cellule necessarie al sangue e al sistema immunitario. Il corpo umano genera continuamente quantità enormi di nuove cellule sanguigne e l’intero processo dipende da questa popolazione estremamente rara.

Durante un’infezione prolungata, però, le cellule staminali vengono richiamate in uno stato di emergenza. Cominciano a dividersi rapidamente per produrre globuli bianchi infiammatori destinati a combattere i batteri. Se l’attivazione continua troppo a lungo, perdono progressivamente efficacia e la loro capacità di attecchire nell’organismo di un ricevente può ridursi quasi completamente.

Studiare questo fenomeno era finora difficile perché nei comuni topi da laboratorio la salmonella provoca una malattia acuta e spesso rapidamente mortale, impedendo di osservare le conseguenze di un’infezione cronica. Per superare l’ostacolo, i ricercatori israeliani hanno collaborato con Roy Curtiss III dell’Arizona State University, utilizzando un ceppo modificato del batterio capace di produrre una malattia più simile, nel suo andamento, a quella osservata negli esseri umani.

Il modello sperimentale è stato sviluppato dal ricercatore Erez Elfassy. Dopo due settimane gli animali avevano perso molto peso, presentavano un forte ingrossamento della milza e mostravano cellule staminali del midollo quasi prive della loro normale potenza biologica. L’organismo continuava a produrre cellule infiammatorie, sacrificando l’equilibrio complessivo del sistema sanguigno.

La svolta è arrivata con la somministrazione degli antibiotici. I topi hanno recuperato rapidamente il peso, la milza è tornata alle dimensioni normali e le cellule staminali hanno riacquistato la capacità di funzionare e di essere trapiantate. L’analisi mediante sequenziamento dell’RNA di singole cellule ha mostrato che, eliminata l’infezione, si riducevano anche i segnali molecolari associati allo stress e all’iperattività.

Secondo Gazit, il risultato suggerisce che le condizioni infiammatorie di un donatore potrebbero incidere sulla qualità delle cellule prelevate. Un familiare compatibile colpito da un’infezione batterica non dovrebbe quindi essere considerato automaticamente inadatto in modo definitivo. Curando la malattia e concedendo all’organismo il tempo necessario per recuperare, potrebbe tornare a essere un donatore efficace.

Ogni anno nel mondo vengono eseguiti decine di migliaia di trapianti di cellule staminali ematopoietiche. I dati internazionali disponibili indicavano già negli anni scorsi un’attività annuale superiore agli ottantamila interventi e in costante crescita. Questi trapianti permettono di ricostruire il sangue e il sistema immunitario di pazienti affetti da leucemie, linfomi e altre gravi patologie.

In Israele un ruolo centrale è svolto dal registro dei donatori di Ezer Mizion, il più grande registro ebraico del mondo, che nell’ottobre 2024 contava oltre 1,26 milioni di potenziali donatori e aveva contribuito alla realizzazione di più di cinquemila trapianti.

Michael Milyavsky, patologo dell’Università di Tel Aviv che non ha partecipato alla ricerca, ha sottolineato il possibile valore clinico dello studio. Lo stato infiammatorio del donatore potrebbe diventare uno dei fattori da valutare prima del prelievo e il ripristino della piena funzionalità delle cellule staminali potrebbe contribuire a migliorare l’esito dei trapianti.

La prudenza resta essenziale. Gli antibiotici non rappresentano una cura generale per le cellule staminali danneggiate e i risultati ottenuti nei topi non possono essere trasferiti automaticamente ai pazienti. La ricerca indica però che almeno una parte delle alterazioni provocate da un’infezione cronica non è irreversibile. Eliminata la causa batterica e concesso al midollo il tempo di riposare, le cellule possono recuperare.

Una scoperta semplice soltanto in apparenza, che potrebbe aiutare a rendere disponibili più donatori e ad aumentare le possibilità di successo di uno dei trattamenti più delicati della medicina moderna.




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