Bastava una collana. Bastava una Stella di David appesa al collo per trasformare una serata qualunque in un episodio che racconta molto del clima che si respira oggi in alcune città europee. È accaduto venerdì sera a Barcellona, dove due donne ebree americane sono state allontanate da una sauna LGBTQ dopo essere state identificate come ebree e interrogate sulle loro posizioni riguardo a Israele.
La vicenda è stata ripresa in un video registrato da una delle due donne e successivamente diffuso online. Le immagini mostrano alcuni dipendenti del locale mentre spiegano che il problema non riguarda l’essere ebree bensì l’essere sioniste. Una distinzione che negli ultimi anni è diventata una sorta di formula magica utilizzata per giustificare esclusioni, discriminazioni e ostilità che finiscono quasi sempre per colpire gli ebrei in quanto tali.
Secondo il racconto della coppia, che vive a Barcellona, inizialmente l’ingresso nel locale non aveva presentato alcuna difficoltà. Dopo pochi minuti, però, una dipendente si sarebbe avvicinata per chiedere spiegazioni sulle collane con la Stella di David. Da quel momento la situazione è rapidamente degenerata. Una delle addette avrebbe affermato che i sionisti non erano benvenuti, mentre un’altra persona presente avrebbe ripetuto più volte lo slogan “Free Palestine” invitando le due donne a lasciare il locale.
La scena assume un significato particolare perché si svolge all’interno di uno spazio che si presenta come inclusivo e aperto alle diversità. Nella pratica, tuttavia, l’identità ebraica è stata trattata come un marchio da esibire davanti a un tribunale politico improvvisato, nel quale l’accesso dipendeva dalla risposta a una domanda ideologica. Non importa quale fosse la posizione delle due donne sul governo israeliano, sulla guerra a Gaza o sul futuro del conflitto. L’elemento decisivo era la presenza di un simbolo ebraico.
Una delle vittime, identificata soltanto con il nome Mika, ha raccontato alla televisione israeliana Canale 12 di aver capito immediatamente dove stava andando a parare la conversazione quando ha sentito pronunciare la parola “sionista”. A quel punto ha deciso di registrare tutto con il telefono. Ancora più dolorosa, ha spiegato, è stata l’indifferenza delle persone presenti, che hanno assistito alla scena senza intervenire.
La Comunità Ebraica di Barcellona ha reagito con durezza, definendo l’episodio motivo di vergogna per la città e chiedendo l’intervento immediato delle autorità competenti in materia di discriminazione e reati d’odio. La coppia ha già presentato una denuncia alla polizia e sta valutando ulteriori iniziative legali.
L’episodio arriva in un momento particolarmente delicato per la Spagna, uno dei Paesi europei nei quali le tensioni legate alla guerra tra Israele e Hamas hanno assunto toni sempre più accesi. Negli ultimi mesi Madrid e Gerusalemme hanno attraversato diverse crisi diplomatiche, mentre nelle piazze spagnole si sono moltiplicate manifestazioni, boicottaggi e proteste contro Israele.
La domanda che resta sul tavolo è semplice e inquietante. Se una persona viene allontanata da un locale perché porta un simbolo ebraico, quale altra definizione si può dare all’accaduto? L’Europa del dopoguerra aveva costruito una convinzione che sembrava acquisita: nessuno deve essere escluso per la propria religione o identità. Oggi quella certezza appare meno solida di quanto molti avessero immaginato.
La trasformazione dell’ebreo in imputato preventivo, chiamato a dichiarare la propria innocenza politica prima ancora di poter entrare in un locale pubblico, rappresenta uno dei fenomeni più significativi dell’attuale stagione culturale occidentale. Il risultato è che una collana con una Stella di David, simbolo religioso e identitario per milioni di persone nel mondo, viene trattata come una provocazione. E quando un simbolo ebraico diventa motivo di esclusione, il problema riguarda molto più di una sauna di Barcellona. Riguarda la salute morale di una società che rischia di smarrire il confine tra dissenso politico e discriminazione.

