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La stella di David arcobaleno che divide i repubblicani americani e riapre il fronte dell’antisemitismo politico

Nel Kentucky uno spot contro il finanziatore ebreo Paul Singer mescola simboli e stereotipi anti-Lgbt e anti-israeliani mentre cresce la tensione dentro il Partito repubblicano americano

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
La stella di David arcobaleno che divide i repubblicani americani e riapre il fronte dell’antisemitismo politico
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Una stella di David colorata con i colori della bandiera Pride campeggia sullo schermo mentre scorrono immagini di drag queen, slogan contro i diritti transgender e accuse di voler esportare in Kentucky la “trans madness”. Bastano pochi secondi dello spot elettorale trasmesso nelle ultime ore negli Stati Uniti per capire perché la polemica abbia travolto la campagna delle primarie repubblicane nel quarto distretto del Kentucky, trasformando una sfida locale in un caso nazionale che intreccia antisemitismo, guerra culturale americana e fratture sempre più profonde dentro la destra trumpiana.

Al centro dell’attacco c’è Paul Singer, uno dei più influenti finanziatori repubblicani americani, fondatore del fondo Elliott Management e storico sostenitore di cause ebraiche e filo-israeliane. Singer, che ha ottantun anni, viene presentato nello spot come un attivista “pro-gay e pro-trans” vicino alla sinistra radicale democratica. Il fatto che suo figlio sia omosessuale e che da anni sostenga organizzazioni impegnate sui diritti civili viene trasformato in una clava politica dentro una campagna che punta apertamente a mobilitare l’elettorato conservatore più radicale.

Lo spot è stato finanziato da Hold the Line PAC, un comitato che sostiene la rielezione del deputato repubblicano Thomas Massie contro l’ex Navy Seal Ed Gallrein, appoggiato da Donald Trump. Gallrein ha ricevuto donazioni anche da Singer, e proprio quel legame è diventato il bersaglio della pubblicità televisiva. A incendiare ulteriormente la situazione è stata la scelta grafica di sovrapporre la stella di David ai colori Pride, un’immagine che diversi osservatori e organizzazioni contro l’antisemitismo hanno interpretato come il tentativo di “marchiare l’ebreo”, evocando uno dei riflessi più antichi della propaganda antisemita occidentale.

Tra le reazioni più dure c’è stata quella del deputato democratico del New Jersey Josh Gottheimer, ebreo, che ha accusato gli autori dello spot di avere trasformato l’omofobia in antisemitismo esplicito. Anche sui social conservatori, dove Thomas Massie gode di un forte seguito libertario e isolazionista, il video ha provocato disagio e critiche, soprattutto per l’uso di simboli religiosi ed etnici dentro uno scontro politico interno al Partito repubblicano.

Massie, del resto, è una figura controversa da anni. Deputato dal 2012, rappresenta una corrente libertaria ostile agli aiuti esteri americani e fortemente critica verso Israele. Negli ultimi anni ha votato contro diverse risoluzioni del Congresso a sostegno dello Stato ebraico, compresa quella che equiparava antisionismo e antisemitismo, e si è opposto anche ai finanziamenti per l’Iron Dome, il sistema difensivo israeliano contro missili e razzi. Durante la pandemia aveva già suscitato accuse di antisemitismo dopo avere paragonato alcune misure anti-Covid alle persecuzioni naziste.

La vicenda arriva in un momento delicatissimo per la politica americana. Secondo diversi osservatori, tra cui l’Anti-Defamation League, negli ambienti dell’estrema destra americana si è rafforzata negli ultimi anni la teoria secondo cui gli ebrei sarebbero i promotori di un’agenda progressista legata all’immigrazione, ai diritti Lgbt e alla trasformazione culturale dell’Occidente. Uno schema ideologico che mescola vecchi stereotipi antisemiti e nuove guerre culturali digitali, dove il nome di George Soros viene spesso affiancato a quello di altri grandi finanziatori ebrei percepiti come simboli di un’élite globale.

Paul Singer, in realtà, rappresenta un caso particolare. Per anni è stato considerato uno dei grandi finanziatori del Partito repubblicano tradizionale e un alleato importante delle organizzazioni filo-israeliane americane. Durante il ciclo elettorale del 2020 ha donato quasi nove milioni di dollari ai candidati repubblicani, mentre la sua fondazione ha sostenuto numerose iniziative ebraiche, compresi i fondi per la sicurezza delle sinagoghe dopo la strage del Tree of Life di Pittsburgh del 2018. Negli ultimi mesi, secondo Bloomberg, Singer avrebbe anche rafforzato i suoi rapporti con il mondo trumpiano, contribuendo con decine di milioni di dollari ai principali comitati repubblicani.

Il paradosso politico sta tutto qui. Una parte della nuova destra americana continua a definirsi alleata di Israele e vicina agli ebrei americani, ma nello stesso tempo ricicla simboli, allusioni e codici che riattivano un immaginario antisemita antico. La stella di David trasformata in bersaglio elettorale nel Kentucky racconta molto più di una primaria locale. Racconta il clima di un’America dove le ossessioni identitarie stanno divorando i confini politici tradizionali e dove, ancora una volta, gli ebrei diventano il contenitore simbolico dentro cui scaricare paure, rabbia e fantasmi ideologici.