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Shlomit, la sinagoga nata dal dolore del 7 ottobre

Nel piccolo villaggio al confine con Gaza inaugurato il tempio Beer Shalom, in memoria di quattro uomini morti salvando la comunità di Pri Gan durante l’attacco di Hamas

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 4 min
Shlomit, la sinagoga nata dal dolore del 7 ottobre

Shlomit è una piccola comunità nel sud di Israele situata a un chilometro e mezzo dal confine egiziano e a 7 km da Gaza. I membri che compongono la popolazione fanno parte del movimento sionista religioso. Conta 95 famiglie, ovvero circa 675 abitanti. All’apparenza sembra una località come tante, ma in Israele il significato di un posto non dipende mai solo dal numero degli abitanti.

Giovedì 7 maggio 2026 si è svolta a Shlomit l’inaugurazione di una sinagoga. Il giorno prima avevo ricevuto il link da una cara conoscenza, a cui mi lega un tristissimo lutto di 56 anni fa, la signora Noomi Winer. Mi aveva segnalato l’evento in quanto suo figlio, Dani, è residente lì. Alle 17 di quel giorno ho cominciato a seguire le immagini e sono rimasto incollato allo schermo per tre ore.

La piccola comunità, al completo, celebrava l’apertura del nuovo tempio dedicato alla memoria di quattro eroi del posto che, in quel maledetto 7 ottobre del 2023, avevano sacrificato la propria vita accorrendo a salvare un villaggio vicino di nome Pri Gan, “il frutto del giardino”. Alle 07.45 di quella mattina era arrivato l’SOS e, senza indugiare, l’unità di crisi di Shlomit era partita in missione. I soccorritori lottarono con un coraggio indescrivibile e, dopo lunghe ore, l’attacco dei terroristi di Hamas fu respinto: tutta la comunità di Pri Gan fu salvata. Ma quattro di loro — Aviad Cohen, Reuven Sishportish, Bechor Sawid e Uriel Bibi — erano caduti in battaglia. Sia benedetta la loro memoria. A casa hanno lasciato le consorti e i figli.

Torniamo al 7 maggio. In stile Simchat Torah, perché appunto il 7 ottobre era stata dissacrata la festa, gli abitanti di Shlomit cantavano e ballavano con i rotoli della Torah.

In seguito ha avuto inizio la cerimonia ufficiale. Ci sono stati molti discorsi. Hanno parlato, tra gli altri, Benny Gantz e il ministro Zeev Elkin. Da Melbourne, in Australia, è intervenuto su Zoom Rafael Lamm. Rafael e Aliza Lamm sono stati i principali finanziatori della costruzione del tempio. Poi ha preso la parola il presidente del Keren Kayemet USA, il signor Robinson. Tutto il mondo ebraico, dall’Oriente all’Occidente, ha espresso la propria ammirazione e solidarietà.

Il momento più toccante è stato quando ha preso la parola Dana Cohen, la vedova di Aviad. Serena, calma e fiera dell’eroismo di suo marito che, assieme agli altri tre eroi, ha sacrificato la propria vita perché la vita di tanti altri potesse continuare. In effetti Shlomit ha dato prova di una grande vitalità e i canti e i balli sono ripresi. È stata fissata la mezuzà alla porta del nuovo tempio, mentre i rotoli della Torah, con dedica ai quattro eroi, sono stati collocati nell’Arca Santa. Tutti i bambini presenti si sono riuniti sotto un gigantesco talit, lo scialle della preghiera ebraica, ed è stata recitata la benedizione dei figli.

Dopo di lui, il rabbino di Shlomit, Ariel Higra, ha preso la parola suo padre, venuto da Gerusalemme, Eliezer Higra. Dei loro mirabili discorsi mi soffermo su un termine che ha dato origine al titolo di questo racconto: Beer Shalom è un santuario minore. Minore solo rispetto al Santuario Maggiore, che altro non è che il grande tempio di re Salomone a Gerusalemme, distrutto due volte, nel 586 a.e.v. e nel 70 e.v. Il termine “santuario minore” — in ebraico Mikdash Me’at — è stato coniato dal grande profeta Ezechiele nel capitolo 11, versetto 16, nel sesto secolo a.e.v.

Al termine di questa indimenticabile cerimonia mi sono detto: devo scrivere, devo scrivere, perché il mondo deve sapere quanta umanità c’è in Israele, un’isola che resiste in un oceano di malafede che la circonda. Mi sono venute in mente le parole del compianto rabbino capo di Milano, rav Giuseppe Laras: tre cose sono fondamentali nell’ebraismo, la Torah di Israele, la Terra di Israele e il Popolo di Israele. A Shlomit, il 7 maggio scorso, c’erano tutte e tre. E aggiungo io: c’erano anche i bambini, c’era il futuro.