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Usa. La candidata di Mamdani «Israele non esiste»

Darializa Avila Chevalier, sostenuta dal sindaco Zohran Mamdani, vince le primarie democratiche in un collegio dove l’elezione di novembre appare ormai scontata e riaccende lo scontro sul crescente peso dell’ala radicale del partito americano

Rosa Davanzo

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Usa. La candidata di Mamdani «Israele non esiste»

Darializa Avila Chevalier ha vinto le primarie democratiche per il tredicesimo distretto di New York e, poiché il collegio è saldamente nelle mani dei democratici, salvo sorprese entrerà al Congresso degli Stati Uniti il prossimo novembre. La notizia ha immediatamente superato i confini della politica locale, perché la futura deputata rappresenta uno dei volti più radicali della nuova sinistra americana e il suo successo viene letto come l’ennesima dimostrazione della crescente influenza del sindaco di New York, Zohran Mamdani, deciso a spostare ancora più a sinistra gli equilibri del Partito Democratico.

La trentaduenne Avila Chevalier ha sconfitto Adriano Espaillat, storico deputato di origine dominicana e presidente del Congressional Hispanic Caucus, considerato da anni una figura di riferimento dell’establishment democratico. La sua campagna elettorale si è sviluppata attorno a temi come la sanità universale, il rafforzamento delle tutele sociali, l’abolizione dell’agenzia federale per l’immigrazione ICE e la fine degli aiuti militari americani a Israele. Sono però soprattutto le sue prese di posizione sul Medio Oriente ad avere alimentato un’ondata di polemiche che continua anche dopo il voto.

Durante gli anni trascorsi alla Columbia University, dove ha studiato prima di iniziare un dottorato alla City University of New York, Avila Chevalier è diventata una figura di primo piano dell’attivismo filo-palestinese. Ha partecipato alle occupazioni del campus, ha sostenuto le campagne per il disinvestimento da Israele e ha preso parte alle manifestazioni che hanno trasformato la Columbia nel principale epicentro delle proteste universitarie contro lo Stato ebraico. Secondo diversi osservatori americani, la sua attività politica si è intrecciata con quella delle organizzazioni più combattive del movimento Democratic Socialists of America, che l’hanno sostenuta fin dall’inizio della corsa al Congresso.

A rendere ancora più controverso il suo profilo sono riemersi alcuni vecchi messaggi pubblicati sui social network e successivamente cancellati. In uno di questi compariva la frase «Israele non esiste», mentre in altri la candidata rivolgeva pesanti insulti al presidente Joe Biden e all’allora vicepresidente Kamala Harris. Durante la campagna Avila Chevalier ha chiesto scusa per quei contenuti, spiegando che risalivano a una stagione di forte radicalizzazione politica e sostenendo che oggi il suo linguaggio è cambiato. Le spiegazioni, tuttavia, non hanno impedito che quelle dichiarazioni tornassero al centro del dibattito.

Un altro episodio continua ad accompagnarla. L’8 ottobre 2023, quando Israele stava ancora recuperando i corpi delle vittime del massacro compiuto da Hamas il giorno precedente, Avila Chevalier partecipò a una manifestazione filo-palestinese a New York nella quale furono pronunciati interventi che celebravano apertamente l’attacco terroristico. La futura deputata ha sempre respinto l’accusa di avere condiviso quei messaggi, spiegando di essere scesa in piazza per contestare la futura offensiva israeliana a Gaza. Le immagini di quella giornata, però, vengono ancora utilizzate dai suoi avversari come simbolo della radicalizzazione di una parte della sinistra americana.

Il successo di Avila Chevalier si inserisce in una vittoria molto più ampia dei candidati sostenuti da Mamdani. Insieme a lei hanno conquistato le primarie anche Claire Valdez e Brad Lander, entrambi esponenti dell’area dei Democratic Socialists of America e critici verso Israele. L’esito del voto rafforza la posizione del sindaco di New York, che dopo avere conquistato City Hall dimostra di poter influenzare anche la composizione della futura delegazione democratica al Congresso.

Per il Partito Democratico si apre così una fase delicata. L’ala moderata osserva con crescente preoccupazione il consolidarsi di una corrente che considera il rapporto privilegiato con Israele un elemento da superare e che trova consenso soprattutto tra gli elettori più giovani e negli ambienti universitari. Le primarie di New York non bastano da sole a descrivere il futuro della politica americana, ma mostrano con chiarezza quanto profonda sia diventata la frattura interna ai democratici e quanto il tema di Israele sia ormai uno dei principali terreni di scontro nella sinistra degli Stati Uniti.