La madre di tutte le bufale corre sul web a velocità da Formula Uno e accusa Israele e tutti gli ebrei di voler colonizzare la Puglia, la Sardegna, il Piemonte e l’Albania, allargandosi poi a Cipro, Argentina, Filippine e Patagonia dopo avere fatto dello stretto di Otranto il nuovo Hormuz.
Davvero tanto spazio per un popolo di circa nove milioni di israeliani, ai quali si aggiungono gli ebrei della Diaspora, aiutato, però, nell’impresa dalla propria tremenda cattiveria e anche da un complotto internazionale di cui nessuno vuole parlare ma che c’è e ha come mira la sostituzione etnica degli abitanti delle varie nazioni con altrettanti ebrei.
E ci sarebbe da ridere se una siffatta panzana non rimbalzasse, apprezzatissima, da un sito all’altro con commenti di odio puro, acquistando, post dopo post, consistenza, dettagli, imprecazioni, furore fino a diventare una calunnia pericolosissima, capace di provocare gravi danni morali se non atti di violenza pura. Il tono dei post è simile a quello della propaganda nazista: per entrambi l’ebreo è quanto di peggio esista al mondo. Ladro, traditore, capo di un complotto per prendere il potere in tutte le nazioni. Va combattuto e cacciato per prevenire il peggio. E se qualcuno ci lascia le penne, pazienza. Sempre meno di quello che è successo a Gaza. Perché è chiaro che siamo nel cuore di un complotto demo-plutocratico-giudaico.Parole tristemente già udite.
Ma vediamo qualche esempio. Si parte, come sempre in queste bufale, da alcuni dati veri per arrivare a scatenare fantasie da manga giapponese. In primis ci sono state il Progetto Baita per il ripopolamento della Valsesia cui hanno aderito 70 famiglie ebree e le lotte in Albania contro la cementificazione dell’isola di Sazan e della costa di Zvernec, due paradisi ecologici. Nell’isola doveva sorgere un resort costruito dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, ebreo americano. Da qui alla certezza della sostituzione etnica il passo è breve. La rabbia albanese contro lo scempio ambientale e i quotidiani cortei contro il malgoverno sono diventati velocemente sul web la punta di diamante della lotta al sionismo anche se sono nati con altri fini.
Accanto si sono schierati rapidamente i post – pugliesi e non – contro la costruzione di un albergo a Ostuni da parte della Omnam Group (specializzata in resort di lusso in tutto il mondo), con sede a Londra, guidata da David Zisser, il cui padre, Motti Zisser, è stato uno dei maggiori imprenditori immobiliari israeliani. Ovvio che la stessa società adesso voglia impadronirsi della Puglia per fini politici, no?
Gli account da cui questa storia si diffonde sono prevalentemente propal tranne qualcuno albanese di stampo politico. Il loro numero? Non quantificabile anche perché ci sono singoli che professano l’incerto verbo da svariati account. Alcuni ne hanno anche sei o sette che gestiscono con piccolissime variazioni di nome, come Mike Cosentino, che si definisce un imprenditore a Dubai. In un post spiega che gli israeliani stanno comprando vari terreni in Puglia per potere controllare il mare Mediterraneo. E se il suo tono è enfatico, ben peggiori sono le reazioni di chi lo ascolta.
«Quello che fa paura – sottoscrive una signora – è che questi investimenti sono guidati da Israele ed è tramite la privatizzazione che gli ebrei hanno conquistato la Palestina».
Viene da ridere ma c’è da piangere. In più appare piuttosto strano che su Facebook, con un italiano di fantasia, scriva qualcuno che conosce così a fondo la storia della fondazione di Israele fino a ricordare come i primi filantropi acquistassero le terre nell’allora impero Ottomano per la prima Aliyah. Un capitolo non notissimo.«La sostituzione etnica», rincara la dose un altro, «non è solo musulmana ma anche sionista, solo che molti non vogliono vederlo».
Non è strano che un commento decisamente antiarabo sia finito a discutere entusiasticamente uno scritto propal? Non lo è se ci si rifà ai like comprati o finti cui molti fanno ricorso. Svariati commentatori esistono, poi, davvero ma hanno account fermi o abbandonati da anni che vengono individuati e sfruttati a insaputa dei proprietari. Se si va a controllare si comprende facilmente che il post da cui si è partiti non appartiene al nome cui rimanda ma è stato generato da un sistema truffaldino.
Dejalanuit – il cui gestore è uno dei pochi che abbiano un nome e cognome dichiarato e controllabile – invoca cortei pacifici contro i sionisti assassini di bambini e si diffonde sul progetto delle colonie sioniste in Puglia. Almeno ci mette la faccia. Molti, però, si nascondono dietro sigle come Wordly.it, che dichiara mezzo milione di follower, o Factanza, che ne ha un milione. Tono, immagini e commenti sono tutti uguali, in quella che sembra una macchina costruita apposta per suggerire ai propal, rimasti con poco materiale su Gaza, che Israele, dipinta come uno Stato genocida, voglia fare delle nostre regioni la nuova Palestina per cacciarci e sostituirsi a noi rubandoci le nostre ricchezze. Un’idea che pare uscita dal Mein Kampf e che invece circola su un web ispirato alla sinistra, probabilmente all’insaputa di molta della gente in buona fede che cerca siti di controinformazione. Ed è difficile non sospettare l’esistenza di una regia che alimenta e rilancia sistematicamente questi contenuti.

