Negli Stati Uniti una candidata democratica al Congresso ha evocato pubblicamente “campi di detenzione per sionisti americani”, ha associato il sionismo alla pedofilia, ha accusato il suo avversario di lavorare per una rete controllata da “miliardari sionisti” e ha chiesto processi per tradimento contro i politici che ricevono finanziamenti filo-israeliani. La vicenda riguarda Maureen Galindo, candidata nel 35° distretto congressuale del Texas, e sta provocando un terremoto politico che ormai supera i confini della campagna elettorale locale.
Galindo, 38 anni, attivista per l’edilizia popolare e sessuologa, era arrivata in testa al primo turno delle primarie democratiche e fino a pochi giorni fa veniva considerata una figura emergente dell’ala radicale progressista texana. Poi i suoi post pubblicati sui social hanno trasformato la corsa elettorale in uno scandalo nazionale. In uno dei messaggi più discussi, la candidata ha promesso che, se eletta, convertirà il centro di detenzione per immigrati di Karnes County in un “campo di detenzione per sionisti americani ed ex agenti dell’immigrazione accusati di traffico di esseri umani”. Subito dopo ha aggiunto che quella struttura diventerà anche “un centro di castrazione per pedofili”, sostenendo che “probabilmente la maggioranza dei sionisti” rientrerebbe in quella categoria.
Le dichiarazioni fanno parte di una campagna costruita attorno a un repertorio che richiama apertamente alcuni dei più antichi stereotipi antisemiti. Galindo ha accusato il suo avversario Johnny Garcia, ex portavoce dell’ufficio dello sceriffo della contea di Bexar, di essere coinvolto in una presunta rete di traffico di esseri umani controllata da “miliardari sionisti”. In altri post ha sostenuto che “i sionisti controllano Hollywood, le banche, i media e i politici”, mentre sulla pagina ufficiale della campagna elettorale ha scritto che tutti i rappresentanti americani che hanno accettato denaro da Israele dovrebbero essere processati per tradimento.
Quando le accuse di antisemitismo hanno iniziato a moltiplicarsi, Galindo ha tentato di difendersi sostenendo di essere contraria soltanto agli “ebrei sionisti” e dichiarando alla Texas Public Radio di avere avuto una relazione con un uomo ebreo. Una spiegazione che ha aggravato ulteriormente il caso politico invece di spegnerlo.
La reazione del Partito Democratico è stata immediata e violentissima. Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera, insieme a Susan DelBene, presidente del Democratic Congressional Campaign Committee, ha definito le sue parole “oltraggiose” e incompatibili con la politica americana. Jared Moskowitz, deputato democratico della Florida, ha accusato Galindo di avere proposto “campi di concentramento per gli ebrei americani”, mentre Josh Gottheimer ha parlato di dichiarazioni che sembrano uscite “direttamente dal manuale nazista”.
Perfino Alexandria Ocasio-Cortez, spesso molto dura nei confronti del governo israeliano e simbolo dell’ala sinistra democratica, ha preso nettamente le distanze dalla candidata texana. “Questa spazzatura razzista e antisemita non ha posto nella nostra politica”, ha scritto sui social, invitando gli elettori del distretto a sostenere Johnny Garcia.
Sul caso pesa anche un elemento politico che sta facendo discutere Washington. Gran parte del sostegno economico ricevuto da Galindo arriva infatti da Lead Left PAC, un’organizzazione collegata ad ambienti repubblicani che avrebbe investito quasi un milione di dollari nella sua campagna. La strategia è nota, finanziare candidati estremi nelle primarie democratiche nella speranza di renderli più facili da battere alle elezioni generali.
Il problema, però, va molto oltre il cinismo elettorale. Frasi che evocano deportazioni, campi di detenzione e complotti ebraici stanno entrando nel linguaggio politico americano con una frequenza impensabile fino a pochi anni fa. E il fatto che una candidata al Congresso abbia potuto costruire una campagna pubblica attorno a slogan di questo tipo, raccogliendo voti, finanziamenti e visibilità nazionale, racconta quanto il confine tra radicalismo politico e antisemitismo esplicito stia diventando sempre più fragile negli Stati Uniti.

