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Zakhor.ai ricostruisce la memoria ebraica

Una piattaforma gratuita riunisce genealogie, sepolture, archivi e testimonianze per costruire un grande albero delle famiglie ebraiche nel mondo

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Zakhor.ai ricostruisce la memoria ebraica

«Zakhor», ricorda. È una delle parole fondamentali della tradizione ebraica e adesso dà il nome a un progetto che prova a mettere l’intelligenza artificiale al servizio della memoria. Zakhor.ai è una piattaforma nata nel 2026 con un obiettivo ambizioso: raccogliere, collegare e rendere interrogabili le tracce disperse delle famiglie ebraiche attraverso paesi, migrazioni e generazioni.

Dietro il progetto c’è Bernard Bensaid, nato nel 1961 in una famiglia ebraica di Casablanca, diplomato all’École Polytechnique e all’ENSAE, entrato alla Banque de France nel 1989 e successivamente docente di economia. La genealogia era una sua passione da tempo. L’intelligenza artificiale gli ha permesso di immaginare qualcosa di molto più grande di un albero familiare: una memoria collettiva capace di mettere in relazione documenti che, fino a ieri, rimanevano dispersi in archivi, cimiteri e raccolte private.

Zakhor.ai funziona come un enorme archivio in continua costruzione. Si può cercare un cognome, una persona o una famiglia e incrociare le informazioni provenienti da registri genealogici, sepolture, documenti amministrativi e materiali depositati dagli utenti. È possibile anche caricare alberi genealogici in formato GEDCOM, documenti, fotografie, ketubot, fogli di calcolo e testimonianze familiari. I dati personali caricati dagli utenti rimangono privati per impostazione predefinita.

Le dimensioni raggiunte in pochi mesi sono notevoli. Al 27 settembre la piattaforma dichiara oltre 1,3 milioni di sepolture censite, 412.701 persone collegate nell’albero genealogico, 883.553 registri amministrativi, 16.515 famiglie documentate e 15.395 grandi figure. Il materiale copre 97 paesi.

C’è poi uno degli aspetti più originali del progetto: i «Grandi Libri». Sono ricostruzioni dedicate a famiglie, comunità, personaggi, luoghi e altri temi della storia ebraica, elaborate a partire dalla documentazione disponibile. Al momento Zakhor.ai ne indica 1.872 pubblicati in tredici lingue. L’idea è che questi testi rimangano aperti: possono essere ampliati quando emergono nuove fonti, nuovi documenti o testimonianze familiari.
Qui l’intelligenza artificiale diventa particolarmente interessante. Una genealogia tradizionale tende a costruire una successione di nomi, date, matrimoni e discendenze. Zakhor prova ad aggiungere un altro livello: mettere quei dati in relazione con la storia dei luoghi e delle comunità e trasformare una massa frammentaria di informazioni in qualcosa che possa essere consultato e compreso.

La piattaforma presta attenzione anche a un problema decisivo nella genealogia ebraica: i nomi cambiano. Una stessa famiglia può comparire negli archivi con grafie differenti, prodotte dalle migrazioni, dalle lingue parlate nei diversi paesi o dalle trascrizioni operate dalle amministrazioni. Il sistema tiene quindi conto delle varianti conosciute dei cognomi e consente di seguire una famiglia anche attraverso le trasformazioni del suo nome.

Il progetto ha una caratteristica ulteriore che ne definisce la filosofia: è partecipativo. Una famiglia può aggiungere una fotografia, un documento, una lettera, un ricordo. Studiosi, genealogisti, paleografi e conoscitori delle comunità ebraiche possono contribuire alla verifica delle informazioni. La memoria privata entra così in rapporto con quella documentaria.

Ed è probabilmente questo il punto più affascinante di Zakhor.ai. La dispersione ebraica ha disseminato per secoli le tracce delle famiglie in decine di paesi, lingue e archivi diversi. Oggi una tecnologia spesso raccontata come proiettata esclusivamente verso il futuro viene utilizzata per compiere il movimento opposto: tornare indietro, ritrovare un nome, una tomba, una città, forse il ramo dimenticato di una famiglia. Zakhor significa ricordare. Questa volta a dare una mano alla memoria c’è anche l’intelligenza artificiale.