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Marocco, una donna alla guida del governo

Fatima Ezzahra El Mansouri, 50 anni, è stata incaricata da Mohammed VI di formare il nuovo esecutivo. A Marrakech la comunità ebraica la conosce da quando era bambina

Shira Navon

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Marocco, una donna alla guida del governo
Iimmagine generata con AI

Per la prima volta nella storia del Marocco sarà una donna a guidare il governo. Re Mohammed VI ha nominato Fatima Ezzahra El Mansouri, 50 anni, capo del governo e le ha affidato il compito di formare il nuovo esecutivo dopo le elezioni legislative del 23 settembre, vinte dal Partito Autenticità e Modernità, il PAM, di cui è coordinatrice della direzione collegiale.

La nomina, annunciata il 29 settembre dal Palazzo reale, è avvenuta in applicazione dell’articolo 47 della Costituzione marocchina, che prevede la scelta del capo del governo all’interno del partito arrivato primo alle elezioni. Il PAM ha conquistato 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti, davanti al Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, fermatosi a 66, e al Partito dell’Istiqlal, che ne ha ottenuti 65. El Mansouri dovrà quindi costruire una coalizione prima di presentare al sovrano la nuova squadra di governo.

Avvocata, con studi giuridici compiuti in Marocco, Francia e Stati Uniti, El Mansouri appartiene da quasi vent’anni alla prima linea della politica marocchina. È stata sindaca di Marrakech dal 2009 al 2015 ed è tornata alla guida della città nel 2021; nella legislatura appena conclusa ha ricoperto l’incarico di ministra della Pianificazione territoriale, dell’Urbanistica, dell’Edilizia abitativa e delle Politiche urbane. Dal 2024 coordina la direzione collegiale del PAM.

La sua storia personale è legata profondamente a Marrakech, dove è cresciuta in una famiglia conosciuta negli ambienti cittadini. Suo padre, Abderrahmane El Mansouri, era un noto avvocato. Ed è proprio dalla piccola comunità ebraica della città che arriva uno dei ricordi più personali sulla nuova capo del governo.

«È cresciuta con noi», ha raccontato Jackie Kadosh, responsabile della comunità ebraica della regione. Kadosh ricorda di averla conosciuta fin dall’infanzia e di avere incontrato più volte El Mansouri quando era sindaca, accompagnando delegazioni della comunità. «Eravamo come una famiglia», ha detto parlando del rapporto costruito negli anni.

È un dettaglio che assume un significato particolare in Marocco, Paese nel quale la presenza ebraica ha radici antichissime e continua a occupare un posto riconosciuto nella storia nazionale, malgrado la comunità si sia drasticamente ridotta dopo la nascita dello Stato d’Israele. Marrakech conserva ancora il mellah, lo storico quartiere ebraico, la sinagoga Slat al-Azama e un patrimonio che negli ultimi anni le autorità marocchine hanno cercato di restaurare e preservare.

Alla nuova capo del governo toccherà però affrontare soprattutto problemi molto concreti. Il costo della vita, la disoccupazione, in particolare quella giovanile, e la necessità di accelerare lo sviluppo economico hanno dominato la campagna elettorale. Il voto ha registrato un’affluenza del 38 per cento, un dato che segnala anche la distanza di una parte consistente della popolazione dalle istituzioni politiche.
Sul tavolo c’è inoltre il gigantesco programma di investimenti legato ai Mondiali di calcio del 2030, che il Marocco organizzerà insieme a Spagna e Portogallo. Infrastrutture, trasporti, stadi e riqualificazione urbana assorbiranno risorse enormi e saranno uno dei primi banchi di prova del nuovo esecutivo.

La nomina di El Mansouri segna comunque un passaggio storico per una monarchia nella quale il potere del sovrano continua a essere determinante. Una donna arriva per la prima volta al vertice del governo marocchino. E lo fa portandosi dietro una storia politica nata proprio a Marrakech, la città dove musulmani ed ebrei la ricordano da molto prima che il suo nome entrasse nei libri di storia.