Tel Aviv è la 34ª città del mondo. A dirlo è il Global Cities Index 2026 di Oxford Economics, che mette a confronto mille grandi centri urbani sulla base di una batteria di indicatori economici e sociali. Per la metropoli israeliana il risultato assume un peso particolare perché arriva dopo anni segnati dalla guerra, dalla mobilitazione prolungata dei riservisti, dalla crisi del turismo e da una situazione di incertezza che ha inevitabilmente investito anche le imprese. E perché rappresenta una netta risalita rispetto al 2025, quando Tel Aviv occupava la 46ª posizione.
Il punteggio complessivo è 81,2 su 100 e consente alla città di precedere Vienna, 35ª, Brisbane, 36ª, San Diego, 37ª, e Seul, 38ª. In cima alla classifica restano le grandi potenze urbane occidentali. New York conserva il primo posto, seguita da Londra e Parigi; vengono poi Seattle, San Francisco, Dublino, Boston, San José, Tokyo e Zurigo.
La graduatoria di Oxford Economics cerca di misurare qualcosa di più complesso della semplice ricchezza di una città. I parametri sono raccolti in cinque grandi categorie — economia, capitale umano, qualità della vita, ambiente e governance — e comprendono dati che vanno dalle dimensioni e dalla crescita dell’economia alla stabilità occupazionale, dalle competenze della popolazione alla vivibilità e all’efficienza delle istituzioni.
È proprio questa scomposizione a spiegare la posizione di Tel Aviv. Il suo motore resta l’economia, categoria nella quale raggiunge il 16º posto mondiale, mentre per il capitale umano si colloca al 31º. Sono numeri che riflettono la straordinaria concentrazione di aziende tecnologiche, centri di ricerca, università, investitori e professionisti altamente qualificati che ha fatto della regione di Tel Aviv uno dei maggiori poli dell’innovazione internazionale.
Le difficoltà emergono quando lo sguardo si sposta sugli altri parametri. Tel Aviv è 156ª per qualità della vita, 234ª per ambiente e scende fino alla 401ª posizione nella governance. Il Global Cities Index restituisce quindi l’immagine di una città economicamente molto forte, capace di attrarre competenze e produrre innovazione, che continua però a confrontarsi con problemi strutturali, dal costo elevatissimo degli alloggi ai trasporti, fino alla qualità dei servizi e al funzionamento delle istituzioni.
Il confronto con le altre città israeliane rende ancora più evidente la particolarità di Tel Aviv. Haifa si colloca al 144º posto della classifica mondiale, mentre Gerusalemme è 179ª. La distanza testimonia quanto il baricentro economico e tecnologico del Paese continui a gravitare attorno all’area metropolitana di Tel Aviv.
Il risultato del 2026 segna anche un recupero importante. Nel 2024 Tel Aviv era arrivata al 30º posto, per poi precipitare al 46º nel 2025. La risalita alla 34ª posizione suggerisce che la capacità di attrazione della città ha resistito a una fase eccezionalmente difficile.
Oxford Economics costruisce inoltre il proprio indice utilizzando anche previsioni sull’evoluzione futura delle economie urbane, così da valutare la direzione nella quale si stanno muovendo. È forse questo l’aspetto più significativo del piazzamento israeliano. Dopo tre anni nei quali il Paese ha vissuto una delle crisi più dure della sua storia, Tel Aviv continua a presentarsi come una città capace di competere con le grandi metropoli mondiali. Con parecchi problemi ancora da risolvere, certo, e con una forza economica e umana che continua a spingerla verso l’alto.