Quasi mezzo milione di visualizzazioni in una settimana e un messaggio destinato a far discutere ben oltre il conflitto in Medio Oriente. Il documentario How Israelis Are Colonizing the World, pubblicato su YouTube dal canale Uncivilized Media, sostiene che gli israeliani non starebbero esportando soltanto la propria presenza all’estero, ma un vero e proprio progetto di colonizzazione globale. Un’accusa che ha suscitato forti polemiche perché non prende di mira il governo di Gerusalemme o le sue politiche, bensì finisce per attribuire a qualunque cittadino israeliano, anche in vacanza o residente all’estero, il ruolo di presunto colonizzatore.
Nel film vengono accomunati giovani che viaggiano in India dopo il servizio militare, famiglie trasferitesi in aree rurali del Nord Italia e turisti in Thailandia, descritti come espressioni di un’unica strategia di espansione. Per numerosi osservatori questa rappresentazione supera la critica politica nei confronti di Israele e contribuisce a trasformare gli israeliani, in quanto tali, in bersagli di una campagna di delegittimazione.
La diffusione del video ha acceso i riflettori anche sul soggetto che lo ha prodotto. Un’inchiesta della giornalista Ella Kenan e successivi approfondimenti di Jewish Onliner sostengono che Uncivilized Media abbia costruito la propria immagine come piattaforma indipendente rivolta al pubblico occidentale, pur mantenendo legami con il Qatar e con ambienti della diplomazia palestinese. Secondo queste ricostruzioni, il canale si presentava inizialmente come statunitense, mentre altri profili riconducevano l’organizzazione a Ramallah. In seguito, la pagina informativa del canale ha indicato il Qatar come propria sede. L’azienda Uncivilized LLC risulta inoltre registrata presso Media City Qatar, il polo mediatico istituito dal governo di Doha per ospitare imprese del settore audiovisivo.
Al centro del progetto viene indicato Salem Barahmeh, fondatore e direttore creativo della piattaforma. Il suo percorso professionale comprende incarichi come consulente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, attività presso il Palestine Investment Fund e collaborazioni con il Palestine Institute for Public Diplomacy, organizzazione impegnata nella comunicazione internazionale della causa palestinese. Successivamente Barahmeh ha lavorato anche per Portland Communications, società londinese specializzata in relazioni istituzionali con governi del Golfo.
La registrazione presso Media City Qatar non dimostra di per sé un controllo editoriale da parte delle autorità di Doha. Tuttavia alimenta il dibattito sul ruolo che il Qatar svolge da anni nel panorama mediatico internazionale, attraverso investimenti in televisioni, produzioni audiovisive e iniziative di comunicazione rivolte soprattutto al pubblico occidentale.
Il caso di Uncivilized Media si inserisce in una più ampia battaglia combattuta sul terreno dell’informazione e dei social network dopo il 7 ottobre 2023. Accanto allo scontro militare si è sviluppata una guerra delle immagini e dei messaggi, nella quale documentari, video brevi e contenuti destinati alle piattaforme digitali cercano di influenzare soprattutto le nuove generazioni.
Le critiche rivolte al documentario riguardano soprattutto la scelta di estendere il concetto di “colonizzazione” a qualsiasi presenza israeliana nel mondo. Secondo i detrattori, una simile impostazione finisce per negare la legittimità stessa dell’esistenza degli israeliani fuori dai confini del loro Paese e contribuisce ad alimentare un clima ostile nei confronti di cittadini che nulla hanno a che vedere con le decisioni del governo di Gerusalemme.
La vicenda dimostra quanto sia diventato difficile distinguere, nell’ecosistema digitale contemporaneo, tra attivismo politico, informazione e operazioni di influenza. Ed evidenzia come la competizione per orientare l’opinione pubblica internazionale passi sempre più attraverso prodotti mediatici di alta qualità, capaci di raggiungere in pochi giorni centinaia di migliaia di spettatori.