Ma qual è il senso della sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele annunciata oggi dalla Presidente del Consiglio?
Non ha alcun effetto pratico: l’accordo è un semplice memorandum che non “ha mai avuto un contenuto concreto”. Dunque, è solo un atto simbolico, è una presa di posizione sbagliata. Sbagliata perché nega, simbolicamente, a Israele il diritto alla propria difesa. Sbagliata perché svela l’efficacia della pressione che Elly Schlein sta mettendo su Giorgia Meloni. Sbagliata perché oggi stesso partono i negoziati a Washington tra i governi libanese e israeliano. Sbagliata perché cade in un giorno sbagliato: oggi è Yom HaShoah, il giorno in cui Israele si ferma per ricordare l’orrore della Shoah.
Israele sta combattendo in Libano una guerra contro Hezbollah, non contro i libanesi. Hezbollah, dalla fine degli anni ’80, è una minaccia quotidiana contro Israele, è un braccio armato della Repubblica Islamica dell’Iran. Lancia missili contro Israele da più di 30 anni. Dal 2006 l’ONU ha potenziato la funzione dell’UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) per confermare il ritiro dell’IDF dal Libano e garantire il disarmo di Hezbollah e il suo ritiro al nord del fiume Litani. In questi 20 anni UNIFIL non ha svolto la sua funzione, ha fallito, ha lasciato che Hezbollah si riarmasse e aumentasse a dismisura la sua capacità offensiva contro Israele. Dopo il 7 ottobre 2023, Hezbollah ha lanciato missili sul Nord di Israele costringendo più di 600.000 israeliani ad evacuare. Intere città sono svuotate.
Dopo il 28 febbraio, con l’attacco Usa e Israele al cuore del regime degli Ayatollah, il presidente libanese Joseph Aoun ha ingiunto Hezbollah a non aggredire Israele e a non portare il Libano nel conflitto. Questo non è avvenuto e Israele è stata a lungo bombardata e quindi costretta a entrare in Libano per sradicare definitivamente questa minaccia.
Israele sta combattendo una guerra giusta, come Yair Lapid, il capo dell’opposizione alla Knesset, ha affermato in una recente intervista rilasciata a Setteottobre.com. Sta combattendo contro l’islam politico, accecato dall’odio e dalla voglia di morte, motivato dal fanatismo religioso e dalla gloria del martirio. Israele è l’unica democrazia in Medio Oriente, gli unici musulmani eletti democraticamente in tutto il Medio Oriente sono israeliani e siedono alla Knesset.
Giorgia Meloni combatte contro l’immigrazione irregolare, combatte contro il rischio della penetrazione in Occidente dell’Islam radicale, contro la forza finanziaria e organizzativa dei Fratelli Musulmani che hanno già occupato interi territori in Francia, in Gran Bretagna e nei paesi nordici, lì stanno imponendo la sharia, stanno minacciando lo Stato di diritto e i nostri valori identitari. Quell’identità per la cui difesa Giorgia Meloni si batte da sempre. Israele è in guerra per difendere la sua e la nostra identità. I suoi giovani vanno in guerra per difendere la loro “nazione”. Israele combatte e si salva perché, al di là delle profondissime divisioni politiche che il governo Netanyahu sta generando, c’è una totale consapevolezza nelle famiglie, nell’élite, tra i giovani, tra i loro insegnanti, tra chi si oppone al governo e chi lo sostiene, del rischio che l’odio islamico comporta per la sopravvivenza di Israele.
I governi europei, invece di chiedere il ritiro di Israele dal Libano con inutili appelli, perché non cercano accordi con i paesi del Golfo per costituire una “Legione Araba” che si faccia carico del disarmo di Hezbollah come suggerito da Lodovico Festa su questo magazine?
Le leadership europee hanno una grave responsabilità nel non voler rendere consapevoli le proprie opinioni pubbliche dell’esistenza di questo stesso rischio, nel far credere che la guerra che Israele combatte dopo il 7 ottobre non ci riguarda. C’è una sinistra che si dichiara “antifascista e antisionista”, è egemone e maggioritaria, odia Israele, equipara la Shoah alla Nakba, è antisemita, e vorrebbe che Israele sparisse dalla faccia della terra. È una sinistra anti-occidentale, anti-americana, anti-democratica che coccola i Fratelli Musulmani per ottenerne i voti (con successo, visto il risultato referendario). Se si rinuncia a porre un argine politico a questa sinistra rincorrendola sul suo stesso terreno, si rischia di perdere non solo le elezioni, ma anche il paese.
Una presa di posizione sbagliata