La nuova offensiva anti-Israele nel Regno Unito passa dai contratti pubblici, dagli ospedali, dalle università e dai sistemi informatici della Difesa. La Palestine Solidarity Campaign lancia a giugno il tour “Delete Genocide Tech” contro Palantir, Oracle e Cisco, accusate di fornire tecnologie usate da Israele. Sul palco, però, compare anche Sahar Francis, presentata come avvocata palestinese per i diritti umani, mentre guida Addameer, organizzazione sanzionata dal Tesoro americano per i suoi presunti legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
La questione è semplice e politicamente pesante. Una campagna che pretende di ripulire le istituzioni britanniche dalle aziende considerate “complici” di Israele offre spazio pubblico alla direttrice di una ong che Washington ha inserito nel proprio elenco sanzionatorio il 10 giugno 2025. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sostenuto che Addameer abbia “a lungo sostenuto” il PFLP e sia ad esso affiliata. Israele aveva già designato Addameer come organizzazione terroristica nell’ottobre 2021.
Il tour della Palestine Solidarity Campaign prevede incontri pubblici a Liverpool, Cardiff e Londra, con l’obiettivo dichiarato di spingere enti pubblici, consigli locali, università e luoghi di lavoro a interrompere i rapporti con Palantir, Oracle e Cisco. La campagna insiste sulla parola “tecnologia”, perché oggi la pressione politica contro Israele cerca sempre più spesso di spostarsi dal terreno diplomatico a quello infrastrutturale, dove software, cloud, analisi dei dati e intelligenza artificiale diventano bersagli simbolici e operativi.
Palantir è il nome più esposto. In Gran Bretagna guida il consorzio che nel novembre 2023 ha ottenuto da NHS England il contratto per la Federated Data Platform, il sistema destinato a collegare dati sanitari e informazioni operative all’interno del servizio sanitario nazionale. Il contratto, avviato nel 2024, può arrivare fino al 2031. La stessa Palantir è anche fornitore strategico del ministero della Difesa britannico, come ha confermato in Parlamento il ministro Luke Pollard, spiegando che la società fornisce piattaforme di integrazione dati, analisi e intelligenza artificiale per la pianificazione operativa.
Anche Oracle rientra nel mirino della campagna. A gennaio la società ha annunciato un accordo cloud con il ministero della Difesa britannico per sostenere il trasferimento di sistemi legacy verso Oracle Cloud Infrastructure e accompagnare l’adozione di nuove capacità di intelligenza artificiale. Cisco viene citata dalla PSC nello stesso pacchetto politico, dentro una logica di boicottaggio che tende a trasformare ogni fornitura tecnologica a Israele in una colpa morale trasferibile su qualunque contratto pubblico occidentale.
Il punto politico, però, resta Sahar Francis. NGO Monitor ha segnalato nel tempo i suoi ruoli o collegamenti con altre organizzazioni palestinesi indicate da Israele come parte di una rete vicina al PFLP, tra cui Defense for Children International-Palestine e Union of Agricultural Work Committees. In passato Francis è stata anche associata pubblicamente al sostegno a Khader Adnan, figura di spicco della Jihad Islamica Palestinese, morto nel 2023 dopo un lungo sciopero della fame in carcere.
La Palestine Solidarity Campaign presenta tutto questo come una battaglia civile contro la tecnologia “complice”. In realtà, il quadro è molto più opaco. Qui il boicottaggio contro Israele si salda con la delegittimazione di aziende che lavorano con lo Stato britannico in settori sensibili, dalla sanità alla difesa, mentre figure legate a organizzazioni sanzionate o designate vengono normalizzate nel circuito dell’attivismo occidentale.
Il risultato è un corto circuito perfetto. Da una parte si pretende di decidere quali aziende possano lavorare con ospedali, amministrazioni e ministeri del Regno Unito. Dall’altra si chiede al pubblico britannico di accettare come interlocutori legittimi dirigenti di realtà sulle quali pesano accuse gravissime. Il tutto avviene sotto la formula rassicurante dei diritti umani, ormai usata spesso come lasciapassare politico quando il bersaglio è Israele.
Questa campagna dice molto sul nuovo volto del boicottaggio anti-israeliano. Meno cartelli davanti alle ambasciate e più pressione sui contratti pubblici, meno retorica da piazza e più assalto alle infrastrutture, meno protesta simbolica e più tentativo di condizionare sanità, università, amministrazioni locali e difesa. La domanda che dovrebbe interessare Londra è molto concreta: chi decide la sicurezza tecnologica di un Paese democratico, le sue istituzioni o una rete militante che porta sul palco dirigenti di organizzazioni finite sotto sanzione americana?

