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UE. Colpita la macchina della propaganda iraniana online

Bloccati oltre 14 mila contenuti legati alle Guardie Rivoluzionarie iraniane tra social network, blog, piattaforme video e siti indipendenti in un’operazione coordinata da Europol

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 4 min
UE. Colpita la macchina della propaganda iraniana online
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Smantellata una rete di propaganda terroristica islamista online attiva in Europa. A darne notizia è Europol, l’agenzia di polizia dell’Unione Europea con sede all’Aja, che ha coordinato un’operazione contro contenuti digitali collegati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran (IRGC). Nell’ambito dell’iniziativa sono stati individuati e bloccati complessivamente 14.200 contenuti riconducibili alla rete propagandistica delle Guardie Rivoluzionarie. L’operazione è stata condotta sotto il coordinamento dell’Unità di segnalazione internet dell’Unione Europea (EU IRU), struttura inserita nel Centro europeo antiterrorismo (ECTC) di Europol.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è stato inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea il 19 febbraio 2026, attraverso una decisione del Consiglio dell’Unione Europea. La designazione consente alle autorità europee di intervenire contro attività, reti e soggetti collegati all’organizzazione, sia nello spazio digitale sia sul territorio dell’Unione. L’EU IRU ha svolto attività di individuazione, analisi e segnalazione dei contenuti e il lavoro ha riguardato la raccolta dei materiali, la verifica dei contenuti sospetti e la trasmissione delle segnalazioni alle piattaforme digitali per la rimozione. A partecipare all’operazione ben diciannove Paesi: Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Ucraina e Stati Uniti d’America.

Le attività operative si sono svolte tra il 13 febbraio e il 28 aprile, articolandosi in più fasi coordinate. In una prima fase sono state raccolte informazioni e individuati i contenuti sospetti. Successivamente è avvenuta la verifica del materiale e la mappatura dei collegamenti tra account, pagine e siti. Infine, le autorità hanno proceduto a segnalazioni coordinate alle principali piattaforme online per la rimozione dei contenuti.

I materiali venivano diffusi attraverso una pluralità di canali digitali, tra cui social network, piattaforme di streaming, siti di hosting, blog e portali indipendenti. La propaganda circolava in più lingue — arabo, persiano, inglese, francese, spagnolo e indonesiano — con l’obiettivo di raggiungere pubblici differenti e ampliare la portata della comunicazione. Il materiale individuato comprendeva contenuti di propaganda religiosa con riferimenti al martirio, messaggi politici radicalizzati, video generati tramite strumenti di intelligenza artificiale e materiali di glorificazione delle Guardie Rivoluzionarie. In alcuni casi erano presenti anche contenuti con esplicite incitazioni alla vendetta contro soggetti indicati come avversari.

Nel corso delle attività sono stati identificati complessivamente 14.200 contenuti collegati alla rete oggetto di monitoraggio. I materiali risultavano distribuiti su piattaforme differenti e interconnessi attraverso sistemi di rilancio e condivisione che ne amplificavano la diffusione. Tra gli interventi più rilevanti figura il blocco, all’interno dell’Unione Europea, di un account principale sulla piattaforma X collegato all’IRGC e seguito da oltre 150 mila utenti. Inoltre, migliaia di ulteriori contenuti sono stati rimossi oppure segnalati alle piattaforme per verifiche e successive azioni di moderazione.

Le indagini hanno scoperto anche l’esistenza di una rete digitale interconnessa composta da siti e canali collegati tra loro, in grado di amplificare i contenuti attraverso una struttura multilivello e multilingue. Questa architettura ha consentito la diffusione coordinata della propaganda su più piattaforme contemporaneamente. Sono stati inoltre rilevati collegamenti con gruppi e reti considerate affini o funzionalmente collegate, tra cui Hezbollah libanese, gruppi legati agli Houthi, Hamas e altre organizzazioni terroristiche palestinesi, inseriti in un più ampio ecosistema di comunicazione e diffusione ideologica.

Dal punto di vista infrastrutturale, le indagini hanno individuato l’utilizzo di servizi di hosting distribuiti su più giurisdizioni, inclusi fornitori situati in Russia e negli Stati Uniti. Questa configurazione ha consentito una maggiore resilienza della rete e la capacità di spostare rapidamente contenuti e domini per evitare la disattivazione. È stato inoltre rilevato l’utilizzo di criptovalute per sostenere e finanziare attività legate alla diffusione dei contenuti online, con l’obiettivo di rendere più difficili i tracciamenti finanziari tradizionali.

La delicata e imponente operazione si inserisce nel quadro della strategia di sicurezza interna dell’Unione Europea ProtectEU, che mira a rafforzare il contrasto alle minacce ibride e alla propaganda terroristica nello spazio digitale attraverso azioni coordinate tra Stati membri e agenzie europee. Europol ci tiene a sottolineare un dato importante: il fenomeno continua a evolversi rapidamente. Le reti osservate modificano con frequenza le proprie modalità di diffusione, utilizzano nuove piattaforme e sfruttano strumenti tecnologici sempre più sofisticati per mantenere la propria presenza online ed è proprio per questo motivo che viene ribadita la necessità di un’azione costante, coordinata e transnazionale.