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Trump: nucleare ai sauditi se firmano gli Accordi di Abramo

Il presidente americano cambia l’impostazione annunciata il giorno precedente e pone una condizione politica all’intesa con Riad. Netanyahu parla di una svolta storica per il Medio Oriente

Paolo Montesi

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Trump: nucleare ai sauditi se firmano gli Accordi di Abramo

L’accordo sul programma nucleare civile dell’Arabia Saudita potrà entrare in vigore soltanto se Riad aderirà agli Accordi di Abramo e normalizzerà le relazioni con Israele. Con un annuncio che ha sorpreso osservatori e analisti, il presidente americano Donald Trump ha introdotto una condizione politica destinata a modificare profondamente il significato dell’intesa raggiunta tra Washington e il regno saudita.

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha precisato che l’accordo riguarda esclusivamente un programma nucleare a uso civile e che non consentirà l’arricchimento dell’uranio. «L’intesa sarà approvata, ma è completamente subordinata all’adesione dell’Arabia Saudita ai rispettati e riuscitissimi Accordi di Abramo», ha scritto il presidente, ribadendo che gli Stati Uniti sostengono lo sviluppo dell’energia nucleare soltanto per finalità non militari.

La dichiarazione rappresenta una significativa correzione rispetto all’accordo annunciato appena ventiquattr’ore prima dall’amministrazione americana, che aveva suscitato forti critiche al Congresso e tra gli esperti di non proliferazione. L’intesa, infatti, era stata contestata perché sembrava separare il dossier nucleare da quello della normalizzazione con Israele e perché prevedeva garanzie considerate meno rigorose rispetto agli standard tradizionalmente richiesti da Washington nei programmi nucleari civili di altri Paesi.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore il chiarimento di Trump. In una dichiarazione diffusa poco dopo, ha affermato che l’azione congiunta di Israele e Stati Uniti contro il regime iraniano ha creato le condizioni per ampliare il fronte della pace nella regione. L’adesione saudita agli Accordi di Abramo, ha aggiunto, rappresenterebbe «un salto storico» verso una nuova architettura mediorientale fondata sulla cooperazione tra Israele e i principali Stati arabi.

Resta tuttavia aperto il principale ostacolo diplomatico. L’Arabia Saudita ha più volte ribadito che una normalizzazione con Israele richiede progressi concreti verso la creazione di uno Stato palestinese. Una posizione confermata anche negli ultimi mesi e che, almeno finora, non sembra essere cambiata. Proprio questo elemento rende incerta la possibilità che la nuova condizione posta da Trump possa tradursi rapidamente in un accordo politico.

Il presidente americano è intervenuto anche sul fronte della sicurezza regionale dopo i recenti attacchi dei ribelli Houthi contro petroliere saudite nel Mar Rosso. Trump ha rivolto un duro avvertimento al movimento yemenita, sostenendo che un’eventuale nuova offensiva sarà considerata una diretta responsabilità dell’Iran. In quel caso, ha assicurato, Teheran dovrà affrontare «pesanti conseguenze militari», insieme agli stessi Houthi.

L’intesa nucleare dovrà ora superare il passaggio decisivo del Congresso americano, dove non mancano le perplessità. Alcuni parlamentari temono che, anche in presenza delle rassicurazioni offerte dalla Casa Bianca, un programma nucleare saudita possa in futuro alterare gli equilibri strategici del Medio Oriente e alimentare una nuova corsa agli armamenti nella regione.

La scelta di Trump sembra dunque rispondere a una duplice esigenza. Da un lato rilanciare il progetto degli Accordi di Abramo, considerato uno dei principali successi della sua politica estera, dall’altro attenuare le resistenze interne verso un’intesa che, senza una contropartita diplomatica di grande rilievo, avrebbe incontrato ostacoli ancora maggiori sul piano politico. Se Riad accetterà di compiere il passo richiesto, il Medio Oriente potrebbe assistere alla più importante svolta diplomatica degli ultimi anni. In caso contrario, anche il nuovo accordo sul nucleare civile rischia di restare sospeso fra le ambizioni strategiche di Washington e le persistenti divergenze che continuano a dividere Israele e il mondo arabo.