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Stanford, Google e Israele sotto accusa mentre il campus fischia Sundar Pichai

Le proteste contro Project Nimbus interrompono per il terzo anno consecutivo le cerimonie di laurea e mostrano quanto il conflitto mediorientale continui a influenzare le università americane

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Stanford, Google e Israele sotto accusa mentre il campus fischia Sundar Pichai

Circa duecento studenti che si alzano in piedi, sventolano bandiere palestinesi, fischiano e lasciano l’aula proprio mentre il CEO di Google Sundar Pichai sale sul palco per pronunciare il discorso di laurea. La scena andata in scena all’Università di Stanford, uno degli atenei più prestigiosi degli Stati Uniti, racconta meglio di molte analisi il clima che continua a dominare una parte del mondo accademico americano a quasi tre anni dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dalla successiva guerra a Gaza.

Pichai, laureato della stessa Stanford e uno dei dirigenti più influenti della Silicon Valley, era stato invitato come relatore principale della cerimonia annuale di conferimento dei diplomi. Il suo intervento avrebbe dovuto celebrare il percorso degli studenti e riflettere sul futuro della tecnologia. Una parte consistente del pubblico ha invece trasformato l’evento in una manifestazione politica contro Google e contro i rapporti che l’azienda intrattiene con Israele.

Al centro delle contestazioni c’è soprattutto Project Nimbus, il contratto da circa 1,2 miliardi di dollari firmato nel 2021 da Google e Amazon con il governo israeliano per fornire infrastrutture cloud e servizi informatici avanzati. Da diversi anni gruppi di dipendenti e organizzazioni pro-palestinesi accusano le due aziende di contribuire indirettamente alle capacità operative dello Stato ebraico. Google ha sempre respinto queste accuse, sostenendo che il progetto riguarda servizi cloud destinati ad enti governativi e civili e che le tecnologie fornite non sono progettate per applicazioni militari offensive.

Le proteste contro Nimbus hanno già provocato tensioni interne all’azienda. Nell’aprile del 2024 Google licenziò decine di dipendenti coinvolti nelle manifestazioni organizzate dal gruppo “No Tech For Apartheid”, una decisione che suscitò un acceso dibattito negli Stati Uniti sul confine tra attivismo politico e disciplina aziendale. Da allora il tema è diventato uno dei simboli della campagna internazionale di pressione contro le imprese che collaborano con Israele.

A Stanford il dissenso si è intrecciato con una situazione che dura ormai da anni. Secondo i media universitari, questa è la terza cerimonia di laurea consecutiva segnata da contestazioni pro-palestinesi. Gli studenti che hanno abbandonato la sala hanno organizzato un evento alternativo, invitando come ospite Mahmoud Khalil, l’attivista palestinese divenuto noto dopo le proteste alla Columbia University e successivamente coinvolto in una lunga controversia giudiziaria e amministrativa legata alle sue attività nei campus americani.

La parte più sorprendente della giornata è arrivata quando, terminata la protesta, Pichai ha scelto di ignorare completamente l’accaduto. Nel suo discorso, pronunciato davanti ai genitori, ai familiari e ai laureati, ha raccontato il proprio percorso personale da Chennai, in India, fino ai vertici della Silicon Valley. Ha ricordato un’infanzia nella quale la sua famiglia attese anni prima di ottenere un telefono o un frigorifero e ha spiegato come proprio quell’esperienza gli abbia fatto comprendere il potere trasformativo della tecnologia.

Ancora più significativo è apparso il fatto che il CEO di Google abbia evitato perfino di pronunciare l’espressione “intelligenza artificiale”, nonostante l’azienda sia uno dei protagonisti mondiali della corsa all’AI attraverso il progetto Gemini e gli investimenti miliardari nel settore. La scelta è stata interpretata da diversi osservatori come un tentativo di evitare ulteriori polemiche. Nelle ultime settimane altri dirigenti del mondo tecnologico hanno infatti incontrato ostilità nei campus universitari quando hanno affrontato il tema dell’intelligenza artificiale, che molti studenti percepiscono come una minaccia per il mercato del lavoro.

L’episodio di Stanford va oltre la figura di Sundar Pichai e oltre la stessa Google. Riflette una trasformazione profonda delle università americane, dove il conflitto israelo-palestinese continua a esercitare una forte influenza sulla vita accademica e dove aziende, ricercatori e personalità pubbliche vengono spesso giudicati anche in base ai loro rapporti con Israele. In questo contesto perfino una cerimonia di laurea, tradizionalmente dedicata ai risultati degli studenti e alle prospettive del futuro, può diventare il terreno sul quale si combatte una battaglia politica che attraversa l’intera società occidentale.