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Stampa & Militanza. Il Nobel ai bambini di Gaza e l’indignazione a senso unico

Avvenire rilancia la candidatura mentre Conte, Schlein e Boldrini accusano Israele. Restano fuori dal quadro Hamas e le altre infanzie travolte dalle guerre

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 6 min
Stampa & Militanza. Il Nobel ai bambini di Gaza e l’indignazione a senso unico

Avvenire continua a pompare la campagna a favore del Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza, pubblicando le lettere di adesione, servizi sulla condizione umanitaria a Gaza a cui, il 15 agosto, si aggiunge un lungo editoriale del direttore Marco Girardo che risponde alle critiche (peraltro del tutto condivisibili) che Igor Boni e Federica Valcauda, rispettivamente presidente e tesoriera di Europa Radicale, muovono nei confronti dell’iniziativa. I due attivisti affermano, fra l’altro: «Per quanto l’intento della vostra campagna sia un forte gesto simbolico, attribuire un premio di tale natura a una categoria astratta di vittime risulta statutariamente impossibile, oltre che rischioso: il rischio è quello di trasformare una tragedia immane in uno slogan mediatico… Si illudono le persone con azioni prive di qualsiasi concretezza e offrendo patenti morali da tastiera». Nelle pagine che Avvenire pubblica, vi è l’esempio chiaro di questa deriva morale.

Leggiamo tre lettere di adesione di importanti esponenti politici.

Giuseppe Conte motiva così la sua adesione: «Loro (i bambini di Gaza ndr) che non hanno avuto pace, meritano il Nobel per la pace». Ma quanti bambini sono perseguitati nel mondo, oggetto di attacchi armati, di efferate uccisioni e non hanno avuto pace? Sottolineano Boni e Valcauda che la proposta, rilanciata da Avvenire, non tiene conto di un principio cardine: «il valore della vita di un bambino non ha confini, né bandiere, né priorità geopolitiche». E dunque perché dimenticare i bambini ucraini morti sotto le bombe russe, nonché i circa 20.000 bambini ucraini rapiti e deportati in Russia, crimine di guerra per il quale la Corte penale internazionale ha emesso nel marzo 2023 mandati di arresto per il presidente russo Putin e la commissaria Maria Lvova-Belova? O anche le vittime infantili dei conflitti in Congo o Sudan? Ma Conte insiste e conclude che non si può continuare a far finta di niente: «proprio in questi giorni i coloni israeliani hanno assediato il villaggio palestinese di Qusra in Cisgiordania». Azione certamente da condannare, ma qual è il legame con la proposta di Nobel ai bambini di Gaza? Apparentemente nessuno, ma va notato che «non si può continuare a far finta di niente» riguarda solo Israele, mentre su Hamas che usa i civili e i bambini come scudi umani, che li indottrina a diventare martiri e che dunque ha contribuito in maniera determinante alla morte e sofferenze di molti di loro, si possono chiudere entrambi gli occhi.

Ci mette del suo anche Elly Schlein che motiva la sua adesione affermando che «a Gaza si continua a morire sotto le armi dell’esercito israeliano e i crimini di Netanyahu, ma pure per mancanza di cibo, acqua, e medicine… Non sono mai arrivati tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi e la fame viene usata come arma di guerra, aggiungendo atrocità ad atrocità». La segretaria del Pd dovrebbe sapere che chi sta usando la fame come arma di guerra, chi vuole perpetuare le difficoltà dei gazawi (dichiaratamente sacrificati in nome del progetto islamista di distruzione d’Israele) è Hamas. Lo dimostrano decine di inchieste e da ultimo l’ammissione (finalmente) della stessa Onu che ha denunciato il boicottaggio, i furti che gli aiuti umanitari subiscono dall’organizzazione islamista. Negare questa evidenza significa fare propria la propaganda di Hamas.

Laura Boldrini scrive di aderire alla proposta perché i bambini e le bambine di Gaza «per volontà del governo Netanyahu sono intenzionalmente uccisi, feriti, affamati, privati del diritto alla vita, alla salute e all’istruzione». Ora l’onorevole Boldrini è persona istruita, informata dei fatti e perciò dovrebbe parlare a ragion veduta. Per accusare i soldati israeliani di tali crimini deve avere prove inconfutabili, probabilmente ha letto le regole di ingaggio dei soldati israeliani in cui c’è scritto che possono andare alla ricerca di bambini palestinesi per sparare loro come fossero birilli. Peccato che nessuna prova, fonte o regola d’ingaggio venga citata da Boldrini a sostegno di un’accusa tanto grave.

Con le adesioni ci fermiamo qui, ma è sufficiente per capire che l’appello per il Nobel ai bambini di Gaza per molti non riguarda affatto le loro sofferenze. Marco Girardo, invece, valuta positivamente «il fecondo dibattito che “quasi spontaneamente ha attecchito sulle colonne del nostro giornale”» e si meraviglia del fatto che il quotidiano sia stato letteralmente subissato dalle adesioni. Direttore, due obiezioni. Il dibattito sul suo giornale non appare così fecondo, perché procede in una sola direzione, puntando dritto su Israele come unico responsabile delle sofferenze dei gazawi. Hamas è letteralmente lasciato fuori dalle responsabilità, come se non avesse nessun ruolo nel governo della Striscia e nella guerra in corso. Come se non avesse deviato milioni di dollari, destinati a migliorare le condizioni di vita della popolazione, nella costruzione di centinaia di chilometri di tunnel in cui far rifugiare i propri combattenti (non i civili, non i bambini) e da cui sferrare gli attacchi contro Israele. Seconda obiezione: lei si meraviglia delle tante adesioni ricevute, ma perché crede davvero che se Avvenire avesse lanciato un appello per restituire alle loro famiglie i bambini ucraini rapiti dai russi o per candidare al Nobel le migliaia di bambini africani massacrati nelle guerre islamiste, avrebbe avuto altrettanto successo? È Israele, e solo Israele — non Gaza — a mobilitare contro di sé le piazze, a suscitare l’indignazione dei progressisti e a produrre centinaia di petizioni di condanna con migliaia di adesioni. Perciò non si meravigli, chi ha lanciato questo nuovo appello ci ha visto giusto.

Girardo continua precisando che la proposta rilanciata da Avvenire «non nasce certo al fine di selezionare alcuni bambini a scapito di altri… nasce per scegliere un punto d’osservazione da cui guardare tutte le guerre: è ad altezza bambini, in questo momento drammaticamente rappresentata dai bambini palestinesi». No, caro direttore, la proposta seleziona proprio alcuni bambini, perché mai, per nessuna guerra, per nessuna atrocità commessa nel mondo contro l’infanzia è stata fatta una proposta simile. Lei rivendica l’impegno del suo giornale su diversi fronti umanitari: Sudan, Sahel, Eritrea, Colombia, Siria, Nigeria, luoghi dove «a essere negata è proprio l’infanzia». Ma è questo il punto: per nessuna di queste migliaia di vittime infantili è stato proposto il Premio Nobel per la pace. Eppure tutte non hanno avuto pace e hanno conosciuto solo la guerra. Perciò finiamola con questa ipocrisia: il Nobel ai bambini di Gaza non è un osservatorio imparziale. È l’osservatorio per mettere Israele sul banco degli imputati. Sulla base della propaganda, delle narrazioni, dei numeri diffusi dal ministero della Salute di Gaza, che opera sotto l’amministrazione di Hamas.



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