Fabrizio Roncone, sul Corriere del 4 maggio, pubblica un articolo dal titolo “Da Gaza a Vogue, le avventure mediatiche di Albanese”, in cui ironizza sul servizio che British Vogue, edizione britannica della patinata rivista di moda, ha dedicato a Francesca Albanese. Fra una presa in giro e l’altra, Roncone smonta l’immagine mediatica della relatrice Onu sui territori palestinesi con un pezzo capace di strappare vari sorrisi al lettore, se non fosse che la premessa iniziale sferra un pugno allo stomaco.
Nel citare l’intervento sul palco del Primo Maggio a Taranto, in cui Albanese, per giustificare la sua presenza alla festa dei lavoratori, avrebbe detto che “Taranto è una piccola Palestina” e che “i bambini tarantini sarebbero sacrificabili come quelli di Gaza”, il giornalista non fa alcuna ironia, ma si indigna. “Ci vuole davvero stomaco” — scrive Roncone — “a speculare sugli oltre ventimila bambini giustiziati dagli israeliani in circa due anni e mezzo a Gaza”.
Secondo noi, invece, ci vuole davvero stomaco a usare il termine “giustiziati” per riferirsi a bambini vittime di guerra. Sui “ventimila” Roncone non cita alcuna fonte, com’è ormai abitudine di molto giornalismo che tratta della guerra di Gaza, anche se si sa benissimo che i numeri delle vittime vengono forniti dal ministero della Sanità controllato da Hamas. Noi, però, oggi non discuteremo il dato numerico. Ci domandiamo piuttosto se Roncone sappia davvero cosa significhi “giustiziare”.
Nel dubbio, ce lo spiega il vocabolario Treccani, secondo cui “giustiziare” significa: “Sottoporre a esecuzione capitale, in seguito a regolare condanna penale, e più genericamente in esecuzione di una condanna a morte”, aggiungendo anche: “Erroneo l’uso del verbo nel significato di uccidere, assassinare”.
Alla luce di questo chiarimento, il lettore finisce inevitabilmente per immaginare come sarebbero andate le cose secondo la versione giustizialista di Roncone. Un tribunale israeliano avrebbe giudicato pericolosi nemici ventimila bambini palestinesi, condannandoli a morte uno dopo l’altro e facendo eseguire le sentenze capitali, magari con la fucilazione. Oppure no: gli israeliani sarebbero andati per le vie spicce, stilando condanne a morte sui bambini palestinesi man mano che li incontravano nelle strade di Gaza ed eseguendo le sentenze sul posto. O forse avrebbero usato metodi più sofisticati: il Mossad forniva all’aviazione militare le posizioni di gruppi di bambini, naturalmente corredate da regolari sentenze capitali collettive, che si trovavano nelle scuole, nei parchi gioco o nei campi sportivi, così che i piloti potessero eseguire le “esecuzioni” con bombardamenti mirati.
Insomma, scrivere “ventimila bambini palestinesi giustiziati dagli israeliani” significa attribuire a Israele un piano deliberato di esecuzione di massa di minori. Non è una svista lessicale. È una deformazione del significato delle parole che trasforma una guerra in un racconto criminale costruito attorno all’immagine di Israele come mostro mangiatore di bambini.
No, caro Fabrizio Roncone, il tuo pezzo non fa ridere per niente. Anzi, sei andato peggio di Francesca Albanese.
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