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Polonia, incriminato l’eurodeputato che spense le candele di Hanukkah

Il leader dell’estrema destra Grzegorz Braun accusato di incitamento all’odio religioso. A suo carico anche altri procedimenti giudiziari

Shira Navon

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Polonia, incriminato l'eurodeputato che spense le candele di Hanukkah
Foto da Facebook

L’eurodeputato polacco Grzegorz Braun, diventato tristemente celebre per aver spento con un estintore le candele di Hanukkah durante una cerimonia nel Parlamento di Varsavia, è stato formalmente incriminato per incitamento all’odio religioso. La decisione della procura di Breslavia, annunciata il 26 ottobre, riguarda alcune dichiarazioni pronunciate dall’esponente dell’estrema destra nel dicembre 2023, poco dopo l’episodio che aveva suscitato indignazione internazionale.

Braun, oggi leader della Confederazione della Corona Polacca, aveva definito Hanukkah una «festa satanica e razzista», presentandola come una minaccia per i cattolici polacchi e invitando a contrastarla. Secondo l’accusa, quelle affermazioni costituiscono istigazione all’odio su base religiosa e all’interruzione delle cerimonie di culto. Per questi reati rischia fino a tre anni di carcere, mentre l’aggressione alla celebrazione ebraica è già oggetto di un procedimento separato.

L’episodio risale al 12 dicembre 2023, quando Braun, allora deputato al Sejm, la Camera bassa del Parlamento polacco, aveva afferrato un estintore e diretto il getto contro una menorah accesa per Hanukkah, interrompendo la cerimonia e investendo con la polvere anche alcune persone presenti. Le immagini avevano fatto il giro del mondo, mostrando un parlamentare che trasformava un luogo istituzionale in teatro di un’aggressione contro una manifestazione della vita religiosa ebraica.

La nuova incriminazione comprende anche contestazioni estranee all’episodio di Hanukkah. Nell’aprile 2025 Braun aveva fatto irruzione in un ospedale di Oleśnica, prendendo di mira la ginecologa Gizela Jagielska per aver praticato un’interruzione di gravidanza consentita dalla legge polacca. La procura gli attribuisce il sequestro illegale della donna, violenze fisiche, ingiurie e diffamazione. Un’ulteriore accusa riguarda il danneggiamento, nel marzo dello stesso anno, di manifesti di un’associazione LGBT nella città di Opole.

Il Parlamento europeo aveva autorizzato nel novembre 2025 l’avvio dei procedimenti giudiziari, revocando l’immunità del deputato. Braun ha respinto le accuse e, presentandosi davanti ai giornalisti dopo l’interrogatorio, ha denunciato quello che considera un «linciaggio di Stato». La sua difesa si inserisce in una strategia politica che da tempo presenta le iniziative della magistratura come una persecuzione contro le sue convinzioni.

Particolarmente inquietante è il rapporto tra le provocazioni antiebraiche del politico e il consenso che continua a raccogliere. La sua formazione, apertamente nazionalista e ultraconservatrice, viene accreditata da alcuni sondaggi di circa il 9 per cento dei voti. Un risultato significativo per un movimento il cui leader è coinvolto anche in procedimenti per negazionismo della Shoah.

Nel settembre scorso il Parlamento europeo gli ha nuovamente revocato l’immunità per consentire alla magistratura polacca di procedere in relazione alle sue dichiarazioni sulle camere a gas di Auschwitz, delle quali Braun ha contestato l’autenticità. In un Paese che fu teatro dello sterminio di milioni di ebrei, quelle affermazioni assumono un significato storico e politico particolarmente grave.

Il caso solleva interrogativi che superano i confini polacchi. L’antisemitismo, quando trova rappresentanza nelle istituzioni democratiche, acquista una visibilità e una legittimazione politica capaci di amplificarne la diffusione. Le decisioni della magistratura stabiliranno le eventuali responsabilità penali di Braun. Resta intanto aperta una questione che riguarda l’intera Europa, chiamata a misurarsi con la crescente presenza, nei propri parlamenti, di esponenti che trasformano l’ostilità verso gli ebrei in uno strumento di mobilitazione elettorale.