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Poliziotti musulmani contro Israele e sionismo, bufera nel Regno Unito

Un documento dell’associazione nazionale che rappresenta gli agenti musulmani britannici definiva Israele un’organizzazione terroristica e metteva in dubbio le atrocità del 7 ottobre. Le organizzazioni ebraiche chiedono licenziamenti e un’indagine indipendente

Paolo Montesi

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Poliziotti musulmani contro Israele e sionismo, bufera nel Regno Unito

Una delle polemiche più gravi degli ultimi mesi nel Regno Unito investe direttamente le forze dell’ordine e rischia di aggravare ulteriormente la crisi di fiducia tra la comunità ebraica britannica e la polizia. Al centro della vicenda c’è un documento attribuito alla National Association of Muslim Police (NAMP), l’organizzazione che rappresenta gli agenti di polizia musulmani nel Regno Unito, nel quale Israele veniva definito un'”organizzazione terroristica sionista” e il sionismo veniva indicato come una delle espressioni dell’odio anti-musulmano.

Il documento, successivamente rimosso dalla circolazione, è tornato alla ribalta dopo un’inchiesta del Daily Mail che ne ha riportato ampi stralci. Le rivelazioni hanno provocato una durissima reazione delle organizzazioni ebraiche britanniche, che chiedono ora un’indagine ufficiale e l’allontanamento degli agenti coinvolti nella sua redazione e diffusione.

Secondo quanto emerso, il testo sosteneva che Israele avrebbe diffuso dopo il 7 ottobre “storie sensazionalistiche e non verificate” sulle violenze perpetrate da Hamas. Tra gli esempi citati figuravano le testimonianze relative a decapitazioni, torture e altre atrocità commesse durante l’attacco contro le comunità israeliane al confine con Gaza.

Il documento affermava inoltre che i sionisti avrebbero fatto un “uso improprio dell’Olocausto” nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Una formulazione che ha suscitato particolare indignazione all’interno delle organizzazioni ebraiche, che la considerano una forma di delegittimazione dell’identità ebraica e del diritto all’autodeterminazione nazionale del popolo ebraico.

La controversia assume una dimensione ancora più delicata perché la NAMP non è un’associazione marginale. L’organizzazione è collegata a numerose forze di polizia britanniche, comprese quelle della Greater Manchester, delle West Midlands, del West Yorkshire e della Scozia. Inoltre viene riconosciuta dal College of Policing, l’organismo indipendente che definisce gli standard professionali e il codice etico delle forze dell’ordine britanniche.

Proprio questo legame istituzionale ha alimentato le preoccupazioni di chi teme che posizioni fortemente politicizzate possano influenzare l’operato di agenti chiamati a garantire imparzialità e uguaglianza davanti alla legge.

Tra le reazioni più dure vi è stata quella della Campaign Against Antisemitism, una delle principali organizzazioni britanniche impegnate nel monitoraggio dell’antisemitismo. Stephen Silverman, direttore delle indagini e delle attività di contrasto dell’organizzazione, ha definito il documento un'”abominazione estremista” incompatibile con il servizio nelle forze dell’ordine.

Secondo Silverman, descrivere il sionismo come una forma di odio anti-musulmano e mettere in discussione le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre rappresenta un livello di radicalizzazione che non dovrebbe trovare spazio all’interno di un organismo associato alla polizia britannica. L’esponente dell’organizzazione ha inoltre sottolineato che la fiducia della comunità ebraica nella polizia si trova oggi ai livelli più bassi da quando vengono effettuate rilevazioni sistematiche.

Anche il Community Security Trust (CST), l’organizzazione che si occupa della sicurezza della comunità ebraica britannica, ha espresso forte preoccupazione. Secondo i suoi rappresentanti, il documento contiene numerose affermazioni false riguardanti la storia e l’identità ebraica e rischia di compromettere ulteriormente il rapporto di fiducia tra cittadini e forze dell’ordine.

La vicenda esplode in un momento particolarmente difficile per la polizia britannica, già oggetto di critiche per la gestione delle manifestazioni seguite al 7 ottobre e per la percezione, diffusa in parte dell’opinione pubblica, di una crescente politicizzazione di alcuni settori delle istituzioni.

Il documento contestato sarebbe stato firmato dall’allora presidente della NAMP, Khalidun Kabani, e redatto come risposta a quello che veniva definito un aumento dell’ostilità anti-musulmana nel Regno Unito. Tuttavia, secondo i critici, la denuncia dell’islamofobia sarebbe stata accompagnata da contenuti apertamente ostili verso Israele e verso il movimento sionista.

Al momento non è chiaro quali provvedimenti verranno adottati dalle autorità britanniche. Le richieste di un’indagine indipendente stanno aumentando e la pressione politica cresce di giorno in giorno. Per molti osservatori la questione va oltre il singolo documento e tocca un tema più ampio: la capacità delle istituzioni britanniche di mantenere neutralità e credibilità in una fase in cui le tensioni legate al conflitto mediorientale attraversano sempre più profondamente la società del Regno Unito.