Oltre 50 mila immagini raccolte dallo spazio durante la guerra contro l’Iran. È il bilancio operativo di Ofek 19, il più recente satellite militare israeliano per l’osservazione radar, che a meno di un anno dal lancio è diventato uno degli strumenti più importanti dell’intelligence dello Stato ebraico. Il dato, reso noto da N12, offre per la prima volta una misura dell’impiego del satellite durante le operazioni contro Teheran e mostra quanto rapidamente lo spazio sia entrato nella pianificazione militare israeliana.
Ofek 19 era stato lanciato il 2 settembre 2025 alle 22.30 con un vettore Shavit a tre stadi. Il progetto è stato realizzato dal ministero della Difesa, dalle Forze di difesa israeliane e da Israel Aerospace Industries, che ha costruito sia il satellite sia il lanciatore. Il carico radar è stato sviluppato da ELTA Systems. Dopo l’ingresso in orbita sono cominciati i test e il 15 settembre il ministero della Difesa annunciò l’arrivo delle prime immagini ad alta risoluzione. Terminata la fase di collaudo, il sistema è passato alla responsabilità dell’Unità 9900 dell’intelligence militare, specializzata nell’informazione visiva e geospaziale.
La caratteristica decisiva di Ofek 19 è il radar ad apertura sintetica, SAR, che costruisce le immagini attraverso onde radio e permette quindi di osservare il terreno anche di notte e in presenza di nuvole, condizioni nelle quali i normali satelliti ottici incontrano limiti evidenti. Per un Paese che deve controllare contemporaneamente Gaza, Libano, Siria, Yemen e soprattutto l’Iran, significa poter disporre di una capacità di sorveglianza pressoché continua e indipendente dalle condizioni meteorologiche.
Il valore di questa tecnologia era emerso già durante il precedente conflitto con Teheran. Nel settembre 2025, quando Ofek 19 venne lanciato, le autorità israeliane riferirono che la costellazione satellitare esistente aveva raccolto circa 12 mila immagini dell’Iran durante i dodici giorni della guerra combattuta pochi mesi prima. L’ingresso in servizio del nuovo satellite ha ulteriormente aumentato la quantità e la rapidità delle informazioni disponibili.
Le immagini di Ofek 19 vengono integrate con quelle degli altri satelliti e con le informazioni provenienti da differenti sistemi di intelligence. Servono a individuare installazioni militari, seguire gli spostamenti dei sistemi d’arma e verificare i cambiamenti avvenuti sul terreno. Secondo N12, il satellite viene utilizzato anche per osservare il ripristino delle infrastrutture iraniane danneggiate, localizzare i lanciatori e seguire l’attività intorno ai siti nucleari. Tra le aree sotto osservazione figura il cosiddetto Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo costruito a sud dell’impianto nucleare di Natanz, la cui destinazione continua a essere oggetto di attenzione da parte delle intelligence occidentali.
Dietro questa capacità esiste una particolarità geografica che rende il programma spaziale israeliano ancora più complesso. A differenza della quasi totalità delle potenze spaziali, Israele lancia i propri satelliti verso ovest, sopra il Mediterraneo, evitando che il vettore sorvoli i Paesi confinanti. Significa procedere in direzione opposta alla rotazione terrestre, rinunciando alla spinta supplementare che normalmente facilita la messa in orbita e costringe a utilizzare satelliti e lanciatori particolarmente efficienti.
Israele possiede questa capacità autonoma dal 1988, quando mise in orbita il primo Ofek. Quasi quarant’anni dopo, il programma ha assunto un peso completamente diverso. Le guerre combattute dal 7 ottobre 2023 hanno accelerato gli investimenti e mostrato quanto l’intelligence spaziale sia ormai necessaria per operazioni condotte contemporaneamente a centinaia o migliaia di chilometri dal territorio nazionale.
Anche l’Iran sta sviluppando da anni un proprio programma spaziale, sostenuto dalla cooperazione con Russia e Cina, mentre Israele considera sempre più concreta la possibilità che i satelliti stessi diventino bersagli. Sistemi antisatellite, disturbi elettronici e tecnologie laser stanno trasformando l’orbita terrestre in un nuovo ambiente di confronto militare.
Ofek 19 rappresenta quindi qualcosa di più di un ulteriore strumento d’osservazione. L’obiettivo indicato dai responsabili del programma israeliano è aumentare il numero dei satelliti e ridurre progressivamente il tempo che separa l’acquisizione di un’immagine dalla sua utilizzazione operativa. In una regione nella quale la distanza dall’Iran ha rappresentato per decenni uno dei principali problemi strategici di Israele, lo spazio sta contribuendo a ridurla. L’ambizione, sintetizzata da uno dei responsabili del programma, è ormai quella di avere «il Medio Oriente nel palmo della mano».