Domenica 31 maggio, lungo la Fifth Avenue di Manhattan, andrà in scena una novità che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi impensabile. Accanto alle scuole ebraiche, alle yeshivot, alle organizzazioni comunitarie e ai gruppi che tradizionalmente partecipano alla grande parata di sostegno a Israele, sfilerà anche una delegazione musulmana. È la prima volta nella storia della manifestazione, uno degli appuntamenti più simbolici e partecipati della vita ebraica americana.
A guidare il gruppo sarà Anila Ali, presidente dell’American Muslim & Multifaith Women’s Empowerment Council, organizzazione impegnata nel dialogo interreligioso e nel contrasto all’estremismo. La sua presenza assume un significato particolare in un momento nel quale le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente hanno contribuito ad accentuare divisioni profonde all’interno della società americana e a rendere più difficile il confronto tra comunità diverse.
Anila Ali ha spiegato che la sua partecipazione nasce dalla volontà di mostrare una realtà spesso ignorata dal dibattito pubblico. Le manifestazioni anti-israeliane e gli episodi di antisemitismo che negli ultimi anni hanno segnato alcune città americane, ha osservato, non rappresentano l’insieme dei musulmani statunitensi. Esiste invece una parte della comunità musulmana che considera il dialogo con gli ebrei americani un valore da difendere e che guarda con preoccupazione alla radicalizzazione di una parte dell’attivismo politico.
In un’intervista concessa a JNS, Ali ha ricordato come, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, furono proprio numerose organizzazioni ebraiche a manifestare solidarietà verso i musulmani americani, diventati improvvisamente oggetto di sospetto e ostilità. Da quella esperienza, ha spiegato, è nato un rapporto costruito nel tempo attraverso iniziative comuni, incontri e collaborazioni che hanno rafforzato la fiducia reciproca.
La decisione di partecipare alla parata arriva in una fase nella quale molti ebrei americani denunciano un clima sempre più ostile. L’aumento degli episodi antisemiti registrati negli Stati Uniti dopo il 7 ottobre 2023, insieme alle manifestazioni radicali che hanno interessato università e grandi città, ha alimentato un diffuso senso di insicurezza. In questo contesto, la presenza di una delegazione musulmana viene percepita da molti organizzatori come un segnale importante, capace di rompere la rappresentazione di uno scontro inevitabile tra comunità.
Ali non nasconde che la scelta possa suscitare critiche. «Molte persone hanno paura, noi no», ha dichiarato. Il gruppo che guiderà dovrebbe essere composto da circa trenta partecipanti, un numero modesto rispetto alle migliaia di persone attese lungo il percorso, ma sufficiente a conferire all’iniziativa una forte valenza simbolica.
La parata di quest’anno sarà segnata anche da un’altra assenza destinata a far discutere. Zohran Mamdani, sindaco di New York, ha annunciato che non prenderà parte all’evento. Si tratta di una rottura con una tradizione consolidata che, secondo gli organizzatori, proseguiva senza interruzioni dal 1964, quando tutti i sindaci della città avevano sempre partecipato alla manifestazione. In compenso sarà presente l’ex sindaco Eric Adams, che ha confermato la sua adesione pur non ricoprendo più alcun incarico amministrativo.
La partecipazione del gruppo guidato da Anila Ali non cancellerà le profonde divisioni che attraversano la società americana intorno a Israele, ma introduce un elemento nuovo in un dibattito spesso dominato dagli estremi. Per una giornata, lungo una delle strade più celebri del mondo, musulmani ed ebrei marceranno dalla stessa parte. In tempi segnati dalla contrapposizione permanente, anche questo rappresenta un fatto politico che merita attenzione.

