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La parata per Israele invade New York mentre il sindaco anti-sionista diserta Fifth Avenue

Decine di migliaia di persone attese a Manhattan per Israel Day on Fifth, ma il sindaco Zohran Mamdani rompe una tradizione storica e sceglie il boicottaggio politico

Paolo Montesi

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La parata per Israele invade New York mentre il sindaco anti-sionista diserta Fifth Avenue

New York si prepara a riempire Fifth Avenue di bandiere israeliane, musica, famiglie, scuole e associazioni ebraiche mentre il sindaco della città, per la prima volta dopo decenni, resterà lontano dalla parata più importante della comunità ebraica americana. La decisione di Zohran Mamdani di non partecipare all’Israel Day on Fifth, prevista domenica a Manhattan, ha trasformato un appuntamento tradizionalmente festoso – quest’anno fissato per domenica 31 maggio – anche in uno specchio del clima politico e culturale che attraversa oggi gli Stati Uniti dopo il 7 ottobre.

Gli organizzatori prevedono decine di migliaia di partecipanti. L’anno scorso furono circa 50 mila. Quest’anno potrebbero essere di più. Il corteo, nato nel 1965 da una marcia spontanea di giovani sionisti americani, resta uno degli eventi simbolicamente più forti della vita ebraica newyorkese. Fifth Avenue diventa per qualche ora il centro visibile di un’identità che negli ultimi mesi ha sentito crescere attorno a sé ostilità, isolamento e paura, tra proteste universitarie radicali, aggressioni antisemite, slogan violenti e campagne sempre più aggressive contro Israele.

In questo contesto pesa inevitabilmente l’assenza del sindaco. Mamdani, eletto a gennaio e noto per le sue posizioni durissime contro Israele, sostiene da anni il movimento BDS, favorevole al boicottaggio economico, culturale e accademico dello Stato ebraico. Già nel 2025 aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla parata dichiarando di credere “nei diritti uguali per tutti”. Una formula apparentemente inclusiva che però, agli occhi di larga parte della comunità ebraica cittadina, è stata percepita come un modo elegante per prendere le distanze da Israele e dai suoi sostenitori proprio nel momento di maggiore pressione politica e sociale.

Il dato interessante è che la macchina amministrativa della città, almeno ufficialmente, continua a collaborare con gli organizzatori. Mark Treyger, presidente del Jewish Community Relations Council di New York, l’organizzazione che coordina l’evento, ha spiegato al Times of Israel che il municipio ha garantito regolarmente i permessi e che la cooperazione con la polizia e le agenzie cittadine procede senza problemi. Treyger ha anche sottolineato che la parata “è più grande di qualsiasi politico”, compreso il sindaco di New York.

È una frase importante perché fotografa il tentativo della comunità ebraica americana di evitare che tutto venga risucchiato nella polarizzazione ideologica. Israel Day on Fifth resta infatti un evento popolare prima ancora che politico. A sfilare saranno scuole ebraiche, gruppi giovanili, organizzazioni culturali, associazioni di sopravvissuti, famiglie degli ostaggi israeliani, alleati non ebrei, delegazioni straniere e perfino rappresentanti musulmani dell’American Muslim & Multifaith Women’s Empowerment Council, invitati quest’anno dagli organizzatori.
Eppure il clima attorno alla manifestazione è molto diverso rispetto a pochi anni fa. La presenza di Israele nello spazio pubblico americano viene contestata sempre più apertamente, soprattutto negli ambienti universitari e progressisti. La stessa parola “sionista”, un tempo considerata quasi normale nella politica americana tradizionale, viene oggi usata in molti contesti come un’accusa morale. La scelta dello slogan di quest’anno, “Proud Americans, Proud Zionists”, nasce proprio dalla volontà di reagire a questa pressione e di rivendicare senza complessi il legame tra identità ebraica americana e sostegno a Israele.

Alla parata parteciperanno anche undici membri della Knesset guidati dal presidente del parlamento israeliano Amir Ohana, oltre alla governatrice Kathy Hochul, alla procuratrice generale Letitia James e ad altri esponenti politici cittadini e statali. Mamdani, invece, resterà assente. Ed è difficile pensare che si tratti soltanto di una scelta personale.

Per decenni il sindaco di New York ha rappresentato, simbolicamente, la vicinanza istituzionale della città alla sua enorme comunità ebraica. Oggi quella consuetudine si rompe proprio mentre l’antisemitismo cresce, le università diventano terreno di scontro permanente e una parte della sinistra americana considera il sionismo una colpa da espellere dallo spazio pubblico. Fifth Avenue, domenica, sarà anche la risposta a questo clima. Non soltanto una parata. Una dichiarazione di esistenza.