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New York, ebrea aggredita in metropolitana tra insulti antisemiti e silenzio politico

Dopo una violenta aggressione contro una giovane donna ebrea a Manhattan, leader della comunità e funzionari eletti accusano il sindaco Zohran Mamdani di ignorare l’emergenza antisemitismo che sta travolgendo la città

Paolo Montesi

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New York, ebrea aggredita in metropolitana tra insulti antisemiti e silenzio politico

Una donna ebrea di ventitré anni aggredita in pieno giorno nella metropolitana di Manhattan, insultata con slogan antisemiti, presa a calci, strattonata e persino strangolata. Il video dell’attacco ha fatto il giro degli Stati Uniti e ha riacceso il dibattito sull’aumento dell’antisemitismo a New York, dove i crimini d’odio contro gli ebrei continuano a rappresentare la categoria più numerosa tra quelli registrati dalla polizia cittadina.
A trasformare l’episodio in un caso politico è stato il silenzio attribuito al sindaco di New York, Zohran Mamdani, finito al centro di una crescente ondata di critiche da parte di rappresentanti della comunità ebraica, insegnanti, dirigenti associativi e funzionari eletti che lo accusano di non aver affrontato pubblicamente il problema.

L’aggressione è avvenuta a bordo di un treno della metropolitana di Manhattan. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia e dalle testimonianze raccolte dai media americani, una donna ha iniziato a urlare contro alcuni passeggeri frasi come «gli ebrei mangiano i bambini» e «gli ebrei rubano il denaro», riproponendo alcuni dei più antichi stereotipi antisemiti. Poco dopo ha rivolto la propria attenzione a una giovane ebrea ortodossa che viaggiava sul convoglio.

La vittima ha raccontato al New York Post di essersi accorta immediatamente dell’ostilità dell’aggressora. Lo scontro è rapidamente degenerato. Secondo la polizia, la donna identificata come Diana Smith, quarantacinque anni, residente nel Bronx, avrebbe afferrato la vittima al collo, l’avrebbe spinta, colpita con calci e le avrebbe strappato una ciocca di capelli. La giovane ha riportato una commozione cerebrale ed è stata trasportata in ospedale.

La persona che ha aggredito è stata arrestata alla fermata successiva grazie all’intervento della polizia, allertata dai passeggeri presenti sul treno. Nei suoi confronti sono stati formulati capi d’accusa pesanti, tra cui aggressione, tentato strangolamento aggravato dall’odio e molestie aggravate.

A colpire la vittima è stato anche il comportamento di molte persone presenti. «Quando ho dovuto identificarla, alcuni passeggeri mi hanno detto di aver visto tutto e mi hanno chiesto se stessi bene», ha raccontato. «Quello che continuavo a domandarmi era come fosse possibile che tutti avessero assistito alla scena senza intervenire».

Le critiche si sono rapidamente spostate sul piano politico. Il New York Post ha dedicato la propria prima pagina all’episodio e ha raccolto le reazioni di numerosi esponenti della comunità ebraica. Moshe Shafran, responsabile dell’organizzazione United Jewish Teachers, ha accusato apertamente il sindaco di non aver preso posizione. «A giorni di distanza da questa aggressione brutale contro una giovane ebrea, Zohran Mamdani continua a tacere», ha dichiarato.Anche il Jewish Community Relations Council di New York ha espresso forte preoccupazione. Il direttore esecutivo Mark Treyger ha definito allarmanti i dati diffusi dal Dipartimento di Polizia di New York e ha sostenuto che la risposta all’antisemitismo non possa essere affidata soltanto alle forze dell’ordine. «Le parole contano. Le azioni contano. Anche il silenzio conta», ha affermato, in un riferimento che molti osservatori hanno interpretato come rivolto direttamente al sindaco.

Secondo i dati del NYPD, nei primi mesi dell’anno i crimini d’odio contro gli ebrei sono aumentati sensibilmente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Alcuni rappresentanti politici locali parlano di oltre 150 episodi registrati dall’inizio dell’anno, una cifra che continua ad alimentare la sensazione di insicurezza all’interno della più grande comunità ebraica al di fuori di Israele.

Tra le voci più critiche figura anche quella di Sasha Roytman, amministratore delegato del Combat Antisemitism Movement, secondo il quale la situazione ha raggiunto livelli che non possono più essere ignorati. Secondo Roytman, l’antisemitismo è ormai diventato un fenomeno visibile nello spazio pubblico e richiede una risposta politica chiara e immediata.

L’ufficio del sindaco ha replicato alle accuse sostenendo che l’amministrazione ha aumentato in maniera significativa i fondi destinati alla prevenzione dei crimini d’odio e che continuerà a collaborare con le comunità ebraiche, le organizzazioni interreligiose e le forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei cittadini.

La polemica, tuttavia, va oltre il singolo episodio. Per molti ebrei newyorkesi l’aggressione nella metropolitana è diventata il simbolo di una trasformazione più profonda. L’impressione diffusa è che manifestazioni di antisemitismo che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate impensabili stiano diventando sempre più frequenti e visibili. In una città che ospita una delle comunità ebraiche più importanti del mondo, questa percezione rappresenta una sfida politica e sociale che nessuna amministrazione potrà permettersi di sottovalutare.