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Nauru, la decima ambasciata a Gerusalemme

Il piccolo Stato del Pacifico consolida una storica amicizia con Israele mentre la diplomazia di Gerusalemme continua a ottenere nuovi riconoscimenti internazionali

Shira Navon

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Nauru, la decima ambasciata a Gerusalemme

Nauru, una delle repubbliche più piccole del pianeta con appena dodicimila abitanti, aprirà nei prossimi mesi la sua prima ambasciata in Israele scegliendo Gerusalemme come sede diplomatica. L’annuncio, diffuso dal ministero degli Esteri israeliano, rappresenta un nuovo tassello nella strategia con cui lo Stato ebraico punta ad ampliare il numero dei Paesi che riconoscono di fatto la propria capitale attraverso l’insediamento delle rappresentanze diplomatiche.

A dare la notizia è stato il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, che ha definito Nauru «un vero amico di Israele» e ha assicurato il pieno sostegno del suo dicastero affinché l’apertura dell’ambasciata avvenga nel più breve tempo possibile. L’intesa era stata raggiunta durante un incontro con il ministro degli Esteri nauruano Lionel Aingimea, svoltosi il mese scorso nelle Figi, in occasione dell’inaugurazione della nuova ambasciata israeliana a Suva.

Per Nauru si tratta della prima sede diplomatica nel Paese mediorientale, un passo che conferma una relazione costruita nel tempo. L’isola del Pacifico aveva infatti già riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele nel 2019 e, negli anni successivi, si è distinta più volte per il sostegno espresso a favore dello Stato ebraico nelle votazioni delle Nazioni Unite e in altri organismi internazionali. Pur essendo uno degli Stati meno popolosi del mondo, la sua posizione diplomatica ha spesso assunto un valore simbolico superiore al peso demografico del Paese.

L’apertura dell’ambasciata si inserisce in una più ampia offensiva diplomatica israeliana. Negli ultimi anni Gerusalemme ha intensificato i rapporti con numerosi Stati dell’America Latina, del Pacifico e dell’Africa, cercando interlocutori disponibili a riconoscere Gerusalemme come capitale e a trasferirvi le proprie rappresentanze. Una politica che ha ricevuto nuovo impulso sotto la guida di Gideon Sa’ar e che punta a consolidare, attraverso atti concreti, la posizione israeliana sulla città.

Con l’arrivo di Nauru, il numero delle ambasciate straniere a Gerusalemme continua a crescere. Attualmente hanno già una sede diplomatica nella città gli Stati Uniti, il Guatemala, l’Honduras, il Kosovo, la Papua Nuova Guinea, il Paraguay, le Figi e il Somaliland. Nei giorni scorsi anche la Colombia ha annunciato l’intenzione di trasferire la propria ambasciata nella capitale israeliana, decisione che dovrebbe concretizzarsi dopo l’insediamento del nuovo governo di Bogotá.

Accanto a questi Paesi, altri Stati europei, tra cui Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, mantengono uffici diplomatici o sezioni consolari a Gerusalemme pur conservando l’ambasciata principale a Tel Aviv.

La questione dello status della città continua comunque a rappresentare uno dei principali nodi della diplomazia internazionale. La maggior parte degli Stati mantiene infatti la propria ambasciata a Tel Aviv, ritenendo che il destino definitivo di Gerusalemme debba essere affrontato nell’ambito di un futuro accordo di pace fra israeliani e palestinesi. Israele, dal canto suo, considera Gerusalemme la propria capitale indivisibile e interpreta ogni nuova ambasciata aperta nella città come un riconoscimento concreto della propria sovranità.

Sotto questo profilo, la decisione di Nauru assume un significato che va ben oltre le dimensioni del piccolo Stato del Pacifico. Ogni nuova rappresentanza diplomatica rafforza la linea perseguita da Gerusalemme e contribuisce a modificare, seppure gradualmente, gli equilibri internazionali attorno a una delle questioni più sensibili del conflitto mediorientale.