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Merz lancia l’allarme sugli ebrei in Germania

Il cancelliere denuncia l’insicurezza della vita ebraica dopo la vittoria della Linke a Berlino. Nel 2025 RIAS ha registrato 8.725 episodi antisemiti

Alessandro Carmi

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Merz lancia l’allarme sugli ebrei in Germania
Iimmagine generata con AI

«La vita ebraica in Germania non è più sicura». A pronunciare parole che in Germania hanno un peso particolare è stato il cancelliere Friedrich Merz, intervenendo all’indomani delle elezioni di Berlino che hanno visto la CDU perdere il primato nella capitale a favore della Linke. Un risultato politico che ha immediatamente riaperto anche la questione dell’antisemitismo, dopo le polemiche che hanno accompagnato la campagna elettorale di settori del partito della sinistra radicale.

Merz ha definito la situazione della comunità ebraica uno dei fardelli più pesanti che la Germania si trova ad affrontare. Il tema, del resto, va molto oltre lo scontro tra partiti. I dati pubblicati a giugno dal Bundesverband RIAS, la rete tedesca che documenta gli episodi di antisemitismo, mostrano che nel 2025 sono stati registrati 8.725 incidenti, quasi 24 al giorno. Rispetto al 2022 il numero è più che triplicato. Il 68 per cento degli episodi è stato classificato come antisemitismo collegato a Israele. Nel corso dell’anno RIAS ha documentato inoltre 178 aggressioni e 257 minacce.

Il rapporto segnala soprattutto che l’impennata verificatasi dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 non si è esaurita. L’antisemitismo continua a manifestarsi nelle strade, nelle università, durante le manifestazioni, sui social network e nella vita quotidiana delle comunità ebraiche. Anche gli sviluppi della guerra in Medio Oriente hanno inciso relativamente poco sull’andamento complessivo degli episodi registrati.
A rendere ancora più delicato il momento è il risultato delle elezioni berlinesi. La Linke guidata da Elif Eralp ha ottenuto il 25,7 per cento dei voti, diventando la prima forza politica della capitale, davanti alla CDU, ferma al 18,8 per cento. Per la sinistra radicale si tratta di un risultato storico, che potrebbe portarla per la prima volta alla guida del governo cittadino, qualora riuscisse a raggiungere un accordo con socialdemocratici e Verdi.

Sulla campagna della Linke hanno però pesato le accuse di antisemitismo rivolte ad alcuni settori del partito berlinese, in particolare alla sua organizzazione di Neukölln. A fine agosto, durante una manifestazione elettorale, il rapper Dahabflex aveva scandito frasi come «Yalla Yalla Intifada» e «Death to the IDF». L’episodio aveva provocato forti polemiche e costretto i vertici del partito a prendere le distanze.

Eralp ha respinto l’accusa di tollerare l’antisemitismo e ha dichiarato che la glorificazione della violenza e del terrorismo è per lei inaccettabile. Ha inoltre assicurato che considera una priorità garantire agli ebrei di Berlino, così come ai musulmani e alle altre comunità, la possibilità di vivere in sicurezza. I possibili partner di governo, SPD e Verdi, hanno comunque chiesto chiarimenti sulla presenza di posizioni antisemite in alcune articolazioni locali della Linke.

Anche il Consiglio centrale degli ebrei in Germania è intervenuto nel dibattito. Il suo presidente Josef Schuster ha messo in guardia dalla possibilità di una coalizione berlinese guidata dalla Linke, sostenendo che durante la campagna elettorale il partito avrebbe oltrepassato ripetutamente i limiti in materia di antisemitismo.

È in questo clima che acquistano particolare rilievo le parole di Merz. Per la Germania, a ottant’anni dalla Shoah, la sicurezza degli ebrei possiede un significato che investe direttamente l’identità democratica della Repubblica federale. Il cancelliere parla mentre i dati indicano che l’antisemitismo ha raggiunto livelli che RIAS definisce persistentemente elevati e mentre una parte degli ebrei tedeschi modifica abitudini quotidiane, nasconde simboli religiosi o evita determinati luoghi.

Il risultato di Berlino ha aggiunto ora una dimensione politica al problema. La questione che si apre nella capitale riguarda anche il modo in cui un eventuale governo guidato dalla Linke affronterà concretamente l’antisemitismo presente in settori della sinistra radicale e nei movimenti legati alle proteste contro Israele. Le rassicurazioni di Elif Eralp sono nette. A Berlino toccherà ai fatti dimostrare quanto valgono.