È erede di una fortuna da centinaia di milioni di dollari, si definisce marxista-leninista, ha Stalin e Mao tatuati sul corpo e dopo il 7 ottobre ha descritto l’attacco di Hamas come un «momento di speranza e ispirazione». Ora James “Fergie” Chambers, 41 anni, è detenuto in Spagna mentre gli Stati Uniti ne chiedono l’estradizione con accuse che comprendono riciclaggio di denaro e presunto sostegno materiale ad Hamas.
La vicenda è raccontata da Daniel Adelson su Yedioth Ahronoth/Ynet. Chambers non è stato condannato e le accuse dovranno essere provate. La difesa sostiene che il procedimento sia politico e nega che il denaro contestato sia arrivato ad Hamas.
Il 10 luglio Chambers è stato arrestato a Ibiza mentre viaggiava con la moglie Stella Schnabel e il figlio di cinque anni. Da allora è detenuto nel carcere di Aranjuez, vicino Madrid. Secondo il mandato Interpol e i documenti pubblicati in Spagna, le autorità americane gli contestano disordini, associazione finalizzata alla commissione di violenze e il riciclaggio di 7,5 milioni di dollari che sarebbe servito a finanziare Hamas. Rischierebbe complessivamente fino a trent’anni di carcere.
A difenderlo è Baltasar Garzón, l’ex giudice spagnolo divenuto celebre per il caso Pinochet. Garzón definisce l’inchiesta «completamente politica» e afferma che non esistono prove che il denaro sia stato destinato ad attività terroristiche. Chambers ha intanto chiesto asilo politico in Spagna, sostenendo che negli Stati Uniti verrebbe perseguitato per le proprie idee e per il sostegno ai palestinesi.
Parte dell’indagine sarebbe collegata alle azioni contro Elbit Systems. Nell’ottobre 2023 Chambers si incatenò all’ingresso della sede americana dell’azienda israeliana a Cambridge, Massachusetts. Un mese dopo alcuni attivisti assaltarono un impianto Elbit nel New Hampshire, imbrattandolo di vernice rossa e danneggiandolo. Chambers, presente sul posto, pagò 50 mila dollari per le cauzioni di tre arrestate e ne finanziò successivamente le spese legali.
Le sue dichiarazioni pubbliche sono altrettanto esplicite. Una settimana dopo il massacro del 7 ottobre scrisse, secondo Ynet, che nessuna fazione della «resistenza palestinese», Hamas compreso, aveva fatto «nulla di sbagliato». Ha sostenuto che Israele non abbia diritto di esistere e invitato a fare in modo che i sostenitori dello Stato ebraico abbiano paura di esporsi pubblicamente.
Chambers è pronipote di James M. Cox, ex governatore dell’Ohio e fondatore dell’impero diventato Cox Enterprises. Nel 2023 ha rotto con la famiglia e venduto le proprie partecipazioni: secondo il suo racconto, il primo pagamento è stato di 250 milioni di dollari. Con quel patrimonio ha finanziato attività politiche, progetti internazionali e il Club Africain, squadra di calcio tunisina alla quale ha versato milioni.
Proprio qui si concentra lo scontro giudiziario. La difesa sostiene che i 7,5 milioni di dollari contestati dagli americani fossero destinati al club tunisino. Chambers ha inoltre finanziato per oltre un milione di dollari progetti a Gaza, tra cui panetterie, acqua, cure mediche e assistenza ai bambini. Le autorità americane non hanno ancora reso pubbliche le prove che collegherebbero i trasferimenti ad Hamas.
In Spagna circa 150 personalità, tra cui Richard Gere, Cynthia Nixon, Viggo Mortensen, Greta Thunberg e Judith Butler, hanno firmato un appello contro l’estradizione. Anche Podemos e alcuni esponenti di Sumar si sono mobilitati in suo favore.
Adesso la decisione passa alla Spagna. Il governo dovrà stabilire se permettere alla richiesta americana di approdare davanti ai giudici. Al centro rimane una domanda molto concreta: dove sono finiti quei 7,5 milioni di dollari? La risposta stabilirà se Chambers sia un finanziatore dell’attivismo radicale perseguito per le sue idee, come sostiene la difesa, oppure se dietro il suo impero di donazioni si nasconda qualcosa di assai più grave.