Il passaporto israeliano ha raggiunto il 18° posto nella classifica mondiale dell’Henley Passport Index 2026, la posizione più alta ottenuta da Israele da quando l’indice è stato creato vent’anni fa. I cittadini israeliani possono oggi raggiungere 166 destinazioni senza dover richiedere prima della partenza un visto tradizionale, un dato che assume un significato particolare dopo anni segnati dalla guerra, dalle tensioni diplomatiche e dalle restrizioni introdotte da alcuni Paesi nei confronti dei viaggiatori provenienti da Israele.
L’indice, elaborato da Henley & Partners sulla base dei dati Timatic della International Air Transport Association, prende in esame 199 passaporti e considera le possibilità di ingresso nei diversi Paesi e territori del mondo. La definizione di accesso senza visto preventivo comprende anche i casi nei quali il viaggiatore può ottenere il visto all’arrivo o avvalersi di determinate autorizzazioni elettroniche. Il dato, dunque, misura soprattutto la libertà di movimento garantita dal documento e la quantità di procedure consolari che possono essere evitate prima di partire.
Per Israele la progressione nell’arco di vent’anni è notevole. Nel 2006 il suo passaporto consentiva l’accesso facilitato a 104 destinazioni. Oggi sono 166, con un aumento di 62 Paesi e territori. Rispetto al 2023, inoltre, Israele ha guadagnato sette posizioni nella classifica Henley.
Il risultato acquista ulteriore rilievo se confrontato con la situazione internazionale del Paese. Nell’edizione per il ventesimo anniversario dell’indice, Henley & Partners ha messo in relazione la libertà di movimento garantita dai passaporti con il Global Peace Index. Israele emerge come uno dei casi in cui i due parametri divergono maggiormente. Pur collocandosi nelle ultime posizioni dell’indice sulla pace, soprattutto per effetto dei conflitti in corso e dell’instabilità regionale, mantiene infatti un passaporto tra i venti più forti al mondo.
È un indicatore che riflette una rete di relazioni internazionali costruita nel tempo, gli accordi bilaterali e la capacità di mantenere aperti numerosi canali diplomatici anche nelle fasi di maggiore tensione. Il passaporto diventa così una misura concreta della posizione di un Paese nel sistema internazionale, perché ogni esenzione dal visto presuppone rapporti tra governi, valutazioni sulla sicurezza e, spesso, condizioni di reciprocità.
La crescita israeliana si inserisce comunque in un fenomeno più ampio. Nel 2006 un passaporto permetteva in media di raggiungere senza visto preventivo 58 destinazioni; nel 2026 la media mondiale è salita a 108. La mobilità internazionale si è quindi ampliata enormemente, anche mentre guerre e crisi geopolitiche hanno reso il quadro globale più instabile.
In testa alla classifica resta Singapore, i cui cittadini possono raggiungere 192 destinazioni senza un visto preventivo. Al secondo posto, con 188, figurano Giappone, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti, questi ultimi protagonisti della crescita più impressionante registrata nei vent’anni dell’indice.
Per Israele il 18° posto rappresenta soprattutto un dato in controtendenza rispetto all’immagine di crescente isolamento che ha accompagnato il Paese negli ultimi anni. Le difficoltà per i viaggiatori israeliani esistono e in alcuni casi sono aumentate, così come rimangono Paesi nei quali il passaporto dello Stato ebraico impedisce l’ingresso. Nel quadro complessivo, tuttavia, la possibilità di movimento dei cittadini israeliani è oggi più ampia di quanto sia mai stata dall’inizio delle rilevazioni Henley. E, in un periodo nel quale i rapporti internazionali di Israele sono sottoposti a pressioni eccezionali, è un dato destinato ad avere un peso anche oltre le classifiche sui passaporti.