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Gli Houthi mettono radici in Iraq

Uomini, basi e missili al fianco delle milizie sciite. Teheran rafforza la rete regionale che collega Yemen, Iraq e Hezbollah

Costantino Pistilli

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Gli Houthi mettono radici in Iraq
Iimmagine generata con AI

La presenza degli Houthi in Iraq avrebbe ormai una dimensione stabile, politica e di sicurezza, con uomini, strutture e collegamenti operativi che coinvolgono le milizie sciite locali e Hezbollah libanese. Lo riferisce Al Arabiya English citando fonti irachene, che indicano anche un coordinamento diretto da parte di un rappresentante dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, noto come Haji Hamid.

Il nome potrebbe riferirsi a Hajji Hamid Nasseri, generale della Forza Quds già indicato dal Combating Terrorism Center di West Point come uno dei principali responsabili dell’IRGC delle operazioni in Iraq. La sua funzione comprende il raccordo con le maggiori milizie filo-iraniane irachene. Nel 2021 Nasseri intervenne anche per mediare una crisi interna a Kataib Hezbollah.

Il quadro aveva cominciato a emergere già alla fine di luglio. Reuters ha riferito che attacchi contro l’Arabia Saudita erano stati lanciati da territorio iracheno con il coinvolgimento degli Houthi, in coordinamento con gruppi armati filo-iraniani e sotto supervisione dell’IRGC, secondo fonti regionali. Negli stessi giorni The National ha documentato una presenza houthi sempre più visibile in Iraq, con uffici e abitazioni nel sud del Paese e consiglieri tecnici impegnati ad assistere le milizie locali nell’impiego di missili da crociera.

Uno dei nodi principali sarebbe Jurf al-Sakhr, a sud di Baghdad, roccaforte di Kataib Hezbollah. Rapporti pubblicati a luglio indicavano l’apertura di un nuovo centro operativo houthi nell’area, destinato al coordinamento con le milizie irachene. Gli stessi rapporti segnalavano una sede anche nel quartiere Jadriyah della capitale. La cooperazione comprende il trasferimento di personale, il supporto logistico, l’addestramento e la condivisione di competenze su droni e missili.

Al Arabiya aggiunge un elemento ulteriore: diversi comandanti houthi sarebbero stati uccisi in raid statunitensi nella provincia di Diyala nel mese di luglio. Su questo punto mancano per ora conferme indipendenti con lo stesso livello di dettaglio. Fonti iraniane e analisi del Critical Threats Project hanno però riferito che i raid di fine luglio in Diyala uccisero almeno quattro ufficiali della Forza Quds; altre fonti hanno segnalato la morte, negli stessi giorni, di almeno un esponente houthi di alto livello in Iraq.

La rete mostra quanto l’Iraq sia diventato un punto di collegamento tra le diverse componenti dell’asse sostenuto da Teheran. Gli Houthi possono sfruttare il territorio, le infrastrutture e le milizie locali per ampliare il raggio delle proprie operazioni oltre lo Yemen, mentre l’IRGC mantiene un ruolo di raccordo tra gruppi formalmente separati. Il 22 settembre i ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto all’Iran di interrompere il sostegno militare agli Houthi, collegando le loro capacità offensive alla sicurezza regionale e alle rotte commerciali.

Per Baghdad il problema è ormai interno oltre che regionale. Una presenza armata straniera collegata a fazioni irachene riduce il controllo dello Stato su alcune aree e complica i rapporti con Arabia Saudita e Stati Uniti. I rapporti emersi tra luglio e settembre documentano una cooperazione più stretta tra Houthi, milizie irachene, Hezbollah e apparati iraniani, senza provare una catena di comando unica per ogni operazione. È questa infrastruttura transnazionale a porre oggi la questione più delicata per le autorità irachene.