Gli ultimi attacchi ucraini nel Mar Caspio hanno acceso i riflettori su un teatro della guerra finora rimasto ai margini dell’attenzione internazionale. Da sempre snodo fondamentale per il commercio e il trasporto di risorse energetiche, questo bacino è diventato un’infrastruttura essenziale anche per la cooperazione tra Russia e Iran. Colpire le sue rotte significa intervenire direttamente sulle linee logistiche che sostengono lo sforzo bellico di Mosca.
Affacciato su Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan, il Mar Caspio costituisce uno dei principali collegamenti tra l’Europa orientale e l’Asia centrale. Negli ultimi anni il suo valore è cresciuto sia sul piano economico sia su quello geopolitico. Per l’Iran rappresenta una rotta commerciale alternativa rispetto ai collegamenti attraverso il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, mentre per la Russia è un corridoio logistico che collega le regioni meridionali del Paese con Teheran e i mercati dell’Asia centrale. Essendo un bacino chiuso, controllato esclusivamente dagli Stati rivieraschi, il Caspio è inoltre meno esposto a interferenze esterne rispetto ad altre rotte marittime.
Proprio questa centralità spiega il crescente interesse dell’Ucraina. Secondo Kiev, alcuni recenti attacchi con droni hanno colpito navi russe impiegate nel trasporto di materiale destinato alla collaborazione militare tra Mosca e Teheran, oltre a un’unità della Marina russa. Per il presidente Volodymyr Zelensky, queste operazioni rientrano nella strategia volta a colpire le linee logistiche che sostengono l’invasione russa.
L’Iran ha però fornito una versione differente dei fatti. Secondo Teheran, una delle imbarcazioni colpite sarebbe stata una nave mercantile iraniana diretta al porto di Anzali con un carico di ferro proveniente da Astrakhan. Le autorità iraniane hanno riferito della morte di un membro dell’equipaggio e del ferimento di altri marinai, sostenendo che sia stato colpito un obiettivo civile.
L’episodio ha avuto immediate conseguenze diplomatiche. L’Iran ha convocato l’incaricato d’affari ucraino per protestare contro l’attacco, definendolo un’azione contro un obiettivo civile. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha discusso della vicenda sia con il collega russo Sergej Lavrov sia con l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas. Kiev, dal canto suo, ha respinto le accuse, ricordando che l’Iran fornisce da tempo droni e altre tecnologie militari impiegate dalla Russia durante il conflitto.
Il Mar Caspio occupa infatti una posizione rilevante nella cooperazione tra Mosca e Teheran. Secondo numerose valutazioni occidentali, le prime forniture dei droni Shahed destinate alla Russia avrebbero attraversato proprio questa rotta marittima prima di raggiungere il territorio russo. Sebbene Mosca produca oggi autonomamente versioni modificate di questi sistemi, il corridoio caspico continua a essere considerato fondamentale per lo scambio di componenti e materiali destinati all’industria della difesa. L’Iran ha sempre respinto le accuse di aver fornito armamenti offensivi al di là di quanto ammesso ufficialmente.
Le ultime dichiarazioni del presidente Zelensky hanno inoltre richiamato l’attenzione sulla crescente collaborazione tra i due Paesi. Secondo Kiev, la Russia avrebbe condiviso informazioni satellitari con l’Iran per supportare la pianificazione di attacchi contro installazioni militari statunitensi in Medio Oriente. Si tratta di affermazioni che non possono essere verificate in modo indipendente, ma che riflettono il clima di crescente contrapposizione tra le parti.
Gli sviluppi nel Mar Caspio mostrano come la guerra in Ucraina non riguardi più soltanto il fronte terrestre o il Mar Nero. Le rotte logistiche e commerciali sono diventate un elemento decisivo delle strategie militari e il bacino caspico si conferma uno dei principali snodi attraverso cui passa la cooperazione tra Russia e Iran.