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⌥ L’ultimo antisemita di Stato

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Alexander Lukashenko appartiene a una categoria politica antica e resistente: i cortigiani che per compiacere il potente di turno sono disposti a dire qualunque sciocchezza. E soprattutto qualche sconcezza. Molte sconcezze. Nell’ultima intervista ha riesumato il repertorio completo dell’antisemitismo classico: la “lobby ebraica” che controlla l’America, decide le guerre, impedisce la vittoria russa in Ucraina e trascina il mondo dove vuole. Roba che sembrava archiviata insieme ai peggiori fantasmi del Novecento.

Poi il salto ulteriore. Israele, sostiene il dittatore bielorusso, avrebbe perso il diritto perfino di parlare dell’Olocausto. È un meccanismo ormai familiare: usare il genocidio degli ebrei contro gli ebrei stessi, trasformando la memoria in un’arma politica.La cosa più notevole, però, non è la menzogna. È la fonte. A impartire lezioni morali è un autocrate che governa da oltre trent’anni, sopravvive all’ombra di Putin e ha trasformato il proprio Paese in una caserma.

Quando la realtà diventa troppo complicata, gli antisemiti trovano sempre una scorciatoia. Se qualcosa va male, la colpa è degli ebrei. Cambiano le epoche. Cambiano i dittatori ma la fogna emana lo stesso olezzo.


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