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L’inchino dell’Onu al ministro iraniano scatena la polemica

Tom Fletcher fotografato mentre si china davanti ad Abbas Araghchi. Israele attacca mentre Teheran sfrutta l’Assemblea generale per tornare al centro della diplomazia

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
L’inchino dell’Onu al ministro iraniano scatena la polemica
Iimmagine generata con AI

Un inchino davanti al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è bastato a trasformare un incontro diplomatico a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in un caso politico. Nella fotografia che sta circolando sui media internazionali, Tom Fletcher, responsabile degli Affari umanitari dell’Onu ed ex diplomatico britannico, appare piegato davanti al rappresentante di Teheran. Un gesto protocollare o di cortesia, secondo la lettura più benevola. Un’immagine difficilmente digeribile per chi ricorda la repressione delle proteste in Iran e il ruolo regionale della Repubblica islamica.Tra i primi a reagire è stato Hillel Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, che ha accusato Fletcher di inchinarsi davanti al

rappresentante di un regime responsabile della repressione dei manifestanti iraniani. Duro anche l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon, che ha rivolto a Fletcher una domanda sarcastica sulla «attività umanitaria» del regime nei confronti dei propri oppositori.
La fotografia assume un significato che va oltre il gesto in sé perché arriva al termine di una settimana durante la quale Teheran ha utilizzato l’appuntamento di New York per riaprire quanti più canali diplomatici possibile. Araghchi ha incontrato numerosi interlocutori stranieri e ha avuto contatti, attraverso mediatori, anche con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo fonti iraniane, al centro dei colloqui vi erano le condizioni poste da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, tra cui l’allentamento della pressione militare americana e la rimozione del blocco sui porti iraniani.

Il ministro iraniano ha incontrato inoltre rappresentanti di numerosi governi europei e mediorientali. I colloqui, tuttavia, non si sono trasformati in una passerella priva di contraddittorio. Il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi, per esempio, ha condannato direttamente con Araghchi gli attacchi iraniani contro la Giordania e altri Paesi arabi del Golfo, ribadendo che Amman avrebbe difeso territorio e sovranità.

Proprio questa intensa attività diplomatica rende significativa la polemica sull’immagine di Fletcher. L’Iran cerca di dimostrare di essere ancora un interlocutore inevitabile, capace di sedersi al tavolo con europei, arabi e americani mentre prosegue lo scontro con Washington. L’Assemblea generale gli ha offerto il palcoscenico ideale. Persino dopo le durissime parole pronunciate dal presidente Donald Trump alle Nazioni Unite, i contatti indiretti tra Washington e Teheran sono proseguiti.

La polemica britannica è diventata ancora più delicata nelle ultime ore. Cinque uomini sono stati arrestati vicino alla base RAF Fairford, nel Gloucestershire, utilizzata dalle forze statunitensi anche per operazioni contro l’Iran. Tre furgoni sospetti sono stati fermati nelle vicinanze e gli arrestati sono indagati per reati connessi agli esplosivi e per la preparazione di un atto terroristico. Gli investigatori britannici stanno verificando anche un possibile collegamento con Teheran, ipotesi che al momento resta tale e che l’Iran ha respinto.

Fairford rappresenta un obiettivo particolarmente sensibile. Nei mesi scorsi l’Iran aveva avvertito che le basi utilizzate per operazioni contro il proprio territorio avrebbero potuto essere considerate obiettivi legittimi. È anche per questo che l’eventuale pista iraniana viene esaminata con grande attenzione dai servizi britannici.

Resta infine quella fotografia. La diplomazia vive di gesti, formule e cortesie, e un’immagine isolata può facilmente suggerire più di quanto sia realmente accaduto. Fletcher si è trovato però davanti a un rappresentante di un regime accusato di una repressione durissima all’interno e impegnato in un confronto militare che ha investito l’intera regione. In un momento simile, anche la geometria di un saluto può diventare politica. E l’inchino del responsabile umanitario dell’Onu è diventato, suo malgrado, il simbolo della settimana diplomatica che Teheran voleva ottenere a New York.