La morte di due soldati israeliani nel Libano meridionale ha rischiato di far deragliare il delicato negoziato in corso tra Israele e Libano. Secondo diverse fonti concordanti, Tsahal era pronta a lanciare una risposta militare molto più pesante di quella poi effettivamente realizzata, ma un intervento diplomatico degli Stati Uniti avrebbe convinto il governo israeliano a limitare l’operazione per non compromettere i colloqui in corso a Roma.
A rivelare per primo che l’esecutivo aveva frenato una vasta offensiva è stato il giornalista militare israeliano Yossi Yehoshua. Successivamente anche il quotidiano libanese Nidaa Al-Watan ha sostenuto che Washington avrebbe esercitato forti pressioni su Gerusalemme per evitare un’escalation capace di far naufragare il processo negoziale.
A rafforzare questa ricostruzione è stato anche il tono adottato dal ministro della Difesa Israel Katz, insolitamente prudente dopo l’attacco. Pur promettendo che Israele avrebbe risposto, Katz ha evitato di attribuire pubblicamente la responsabilità direttamente a Hezbollah, scelta interpretata da molti osservatori come un segnale della volontà di non compromettere il tavolo diplomatico.
I colloqui, ospitati a Roma sotto la mediazione degli Stati Uniti, riuniscono delegazioni israeliane, libanesi e americane nel tentativo di definire un nuovo assetto di sicurezza lungo il confine settentrionale di Israele.
Sul tavolo figurano alcuni dei dossier più delicati dell’intera crisi: il graduale ritiro delle forze israeliane da alcune aree del Libano meridionale, il dispiegamento dell’esercito regolare libanese nelle zone di confine, il progressivo disarmo di Hezbollah e la creazione di meccanismi di verifica capaci di impedire una nuova guerra.
Finora non sono stati annunciati accordi concreti, ma l’amministrazione americana continua a definire il negoziato un’occasione storica per stabilizzare uno dei fronti più esplosivi del Medio Oriente.
L’episodio dimostra però quanto il processo resti fragile. Un singolo attacco, con due soldati israeliani uccisi, è bastato a portare Israele sull’orlo di una risposta militare molto più ampia. Solo l’intervento di Washington avrebbe impedito che il conflitto tornasse rapidamente a intensificarsi, facendo saltare un negoziato che potrebbe ridisegnare gli equilibri lungo il confine israelo-libanese.