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Libano. Hezbollah torna nei villaggi evacuati

Il piano concordato con la mediazione americana mostra le prime crepe. L’esercito libanese fatica a impedire il ritorno dell’organizzazione sciita

Shira Navon

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Libano. Hezbollah torna nei villaggi evacuati
Iimmagine generata con AI

Hezbollah sta tornando nelle località del Libano meridionale che Israele aveva affidato al controllo dell’esercito libanese nell’ambito dell’accordo raggiunto con la mediazione degli Stati Uniti. A poco più di cento giorni dall’avvio dell’esperimento, concepito per verificare la capacità di Beirut di disarmare le milizie sciite e riprendere il controllo del proprio territorio, i risultati alimentano il pessimismo israeliano e rischiano di compromettere un’intesa già estremamente fragile.

Il banco di prova è Zawtar al-Gharbiyeh, un villaggio nella regione di Nabatiyeh dove il 21 luglio erano entrati i soldati libanesi dopo il ritiro delle forze israeliane. Insieme alle località di Srifa e Froun, il centro era stato inserito nel programma sperimentale concordato da Israele e Libano sotto la supervisione americana, con l’obiettivo di estendere progressivamente il controllo delle istituzioni libanesi alle aree precedentemente occupate da Tsahal.

A documentare le difficoltà dell’operazione è soprattutto il centro di ricerca israeliano Alma, che ha individuato la ricomparsa nel villaggio di organizzazioni assistenziali legate a Hezbollah. Già alla fine di luglio erano tornate a operare l’Organizzazione sanitaria islamica e l’associazione Wataawanou, impegnate nella distribuzione di aiuti e nell’assistenza alla popolazione. Secondo i ricercatori, queste strutture costituiscono una componente essenziale del sistema attraverso il quale Hezbollah conserva la propria influenza sulle comunità sciite.
Il problema riguarda dunque anche il controllo della ricostruzione e dei servizi destinati agli abitanti, molti dei quali hanno perduto le abitazioni durante i combattimenti. Chi distribuisce medicinali, organizza gli aiuti e sostiene le famiglie sfollate acquista inevitabilmente un’autorità che può tradursi in consenso politico e capacità di condizionamento.

La presenza di queste organizzazioni, tuttavia, non dimostra di per sé il ritorno di infrastrutture militari. È proprio la difficoltà di accertare quanto avviene sul terreno a rappresentare uno degli ostacoli principali all’attuazione dell’accordo.

Israele accusa l’esercito libanese di effettuare controlli insufficienti, evitando soprattutto le perquisizioni nelle abitazioni private, dove potrebbero essere nascosti armamenti e materiali destinati alle milizie. Beirut richiama invece i limiti imposti dalla legislazione nazionale e sostiene che le operazioni militari israeliane ancora in corso ostacolino il pieno dispiegamento delle proprie forze.

La questione investe direttamente la sovranità libanese. Da anni Hezbollah dispone di una struttura militare autonoma rispetto allo Stato, sostenuta dall’Iran, che gli consente di esercitare un’influenza decisiva sulle scelte di sicurezza del Paese. Il suo disarmo, previsto dall’intesa del 2026, rappresenta una condizione fondamentale per il progressivo ritiro israeliano.

Il precedente della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, approvata dopo la guerra del 2006, pesa sulle valutazioni di Gerusalemme. Anche allora era stata prevista un’area priva di forze armate irregolari tra il fiume Litani e la frontiera israeliana. Negli anni successivi Hezbollah era riuscito a ricostituire un vasto apparato militare, dimostrando quanto fosse difficile applicare concretamente gli impegni internazionali.
Oggi la situazione dell’organizzazione sciita appare assai più precaria, dopo le perdite subite nei conflitti con Israele e l’indebolimento del sostegno iraniano. La sua capacità di conservare una presenza capillare nel territorio resta però un ostacolo alla stabilizzazione del confine settentrionale dello Stato ebraico.

A complicare ulteriormente il quadro interviene l’imminente conclusione del mandato dell’UNIFIL, prevista per il 31 dicembre, mentre rimane incerto quale dispositivo internazionale potrà contribuire alla sicurezza della regione.

Per Israele la questione è ormai decisiva. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha ribadito che Tsahal impedirà a Hezbollah di ristabilirsi militarmente nel sud del Libano. Senza controlli credibili e un’effettiva capacità dell’esercito libanese di imporre la propria autorità, il rischio è che l’accordo finisca per riprodurre le condizioni che hanno già portato a ripetuti conflitti lungo la frontiera.