Home > Attualità > L’arabo-cristiano Johnny Srouji, da Haifa al vertice di Apple

L’arabo-cristiano Johnny Srouji, da Haifa al vertice di Apple

Con la nomina a capo dell’hardware e l’uscita di scena di Tim Cook, Apple affida a un ingegnere israeliano la fase più delicata della sua storia recente

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
L’arabo-cristiano Johnny Srouji, da Haifa al vertice di Apple

Johnny Srouji non è il volto che si vede sul palco durante le presentazioni, e proprio per questo la sua ascesa al vertice di Apple racconta meglio di qualsiasi slogan la direzione che l’azienda ha deciso di prendere nel momento in cui cambia guida e prova a ridefinire il proprio futuro.

La sua nomina a responsabile di tutte le divisioni hardware, di fatto il numero due dell’azienda, arriva insieme all’annuncio del passaggio di consegne tra Tim Cook e John Ternos, destinato a diventare il nuovo amministratore delegato. Un passaggio che chiude un ciclo lungo quindici anni e ne apre uno molto più incerto, nel quale Apple si trova a dover recuperare terreno sull’intelligenza artificiale e a dimostrare di saper innovare ancora in modo radicale, senza più l’inerzia accumulata negli anni precedenti.

Srouji, sessant’anni, nato a Haifa e formatosi al Technion, è l’uomo che negli ultimi quindici anni ha costruito in silenzio la rivoluzione più profonda dell’azienda, quella dei chip progettati in casa. La scelta di abbandonare i processori Intel e sviluppare internamente l’architettura Apple Silicon ha cambiato la natura stessa dei prodotti della casa di Cupertino, portando i Mac, gli iPhone e gli iPad a un livello di integrazione e prestazioni che ha ridefinito gli standard del settore. Dietro quella decisione, e dietro la sua esecuzione, c’è proprio lui.

Chi conosce dall’interno Apple lo descrive come un ingegnere puro, ossessionato dai dettagli e dalla coerenza dei sistemi, capace di tenere insieme visione e disciplina industriale. Non è un caso che ora gli venga affidata la supervisione unificata di tutta l’ingegneria hardware, un accentramento che non si era mai visto in questa forma e che segnala la volontà di spingere ancora più a fondo sull’integrazione tra componenti, software e servizi.

La sua storia personale aggiunge un elemento ulteriore a questo passaggio. Cresciuto in Israele, dopo le esperienze in Intel e IBM, Srouji entra in Apple nel 2008, negli ultimi anni dell’era Steve Jobs, e diventa uno dei pochi dirigenti rimasti a rappresentare una continuità diretta con quella stagione. Allo stesso tempo costruisce e rafforza la presenza dell’azienda in Israele, con centri di sviluppo a Haifa, Herzliya e Gerusalemme che oggi contano migliaia di ingegneri e che hanno contribuito in modo decisivo ad alcune delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni, dal riconoscimento facciale ai processori della serie M.

La sua promozione arriva dopo mesi di voci e tensioni interne. Secondo indiscrezioni circolate su Bloomberg, Srouji avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di lasciare Apple quando è diventato chiaro che non sarebbe stato lui a succedere a Cook, ipotesi che l’azienda avrebbe cercato di disinnescare offrendogli proprio il ruolo che ora assume. Lui ha smentito, ma il fatto che la nuova struttura organizzativa gli affidi un potere così ampio indica quanto fosse cruciale trattenerlo.

Il contesto nel quale si muoverà è tutt’altro che semplice. Apple paga un ritardo evidente nella corsa all’intelligenza artificiale, con un aggiornamento di Siri più volte annunciato e mai arrivato e con concorrenti come Google e Microsoft che stanno ridefinendo il mercato. Anche il progetto Vision Pro, sostenuto da investimenti enormi, fatica a trovare una collocazione commerciale solida. In questo scenario, la centralità dell’hardware torna a essere decisiva, perché è proprio lì che Apple ha costruito storicamente il proprio vantaggio competitivo.

La scelta di puntare su Srouji per governare questa fase indica una scommessa precisa: affidare il cuore tecnologico dell’azienda a chi lo ha già trasformato una volta, con l’idea che possa farlo di nuovo mentre tutto intorno cambia velocemente. Non è un passaggio neutro, e non è detto che basti, però racconta con chiarezza dove Apple pensa di trovare la propria direzione nei prossimi anni.


L’arabo-cristiano Johnny Srouji, da Haifa al vertice di Apple