Home > Attualità > Sudafrica, condanna Julius Malema, leader che ha elogiato il 7 ottobre

Sudafrica, condanna Julius Malema, leader che ha elogiato il 7 ottobre

Dalla sparatoria durante un comizio alla retorica violenta contro i boeri e al sostegno a Hamas

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Sudafrica, condanna Julius Malema, leader che ha elogiato il 7 ottobre

Il volto più incendiario dell’opposizione sudafricana entra in una fase decisiva della sua parabola politica mentre la giustizia del Paese prova a mettere un limite a un linguaggio che negli anni ha mescolato mobilitazione, provocazione e incitamento esplicito alla violenza. Julius Malema, leader degli Economic Freedom Fighters – un partito politico di estrema sinistra, fondato nel 2013 da Malema, che promuove politiche radicali di redistribuzione della terra e nazionalizzazione delle risorse – , è stato condannato a cinque anni di carcere per aver sparato in pubblico durante un comizio nel 2018, un gesto che i giudici hanno definito deliberato e pianificato, respingendo l’idea di una bravata o di un eccesso estemporaneo.

La sentenza, che dovrà affrontare il passaggio dell’appello, investe una figura che negli ultimi anni ha costruito consenso proprio su un linguaggio radicale e divisivo, capace di mobilitare una parte dell’elettorato giovane e urbano, ma anche di alimentare tensioni razziali in un Paese che non ha mai davvero chiuso i conti con il proprio passato. La legge sudafricana è chiara nel prevedere l’interdizione per i parlamentari condannati a pene superiori a un anno, e se il verdetto verrà confermato Malema rischia di uscire dalla scena istituzionale proprio mentre il suo partito resta un attore decisivo negli equilibri parlamentari.

Il caso giudiziario affonda le radici in un episodio avvenuto durante il quinto anniversario degli EFF, quando Malema fu ripreso mentre esplodeva colpi in aria con un fucile semiautomatico davanti a una folla di sostenitori. La difesa ha insistito sulla natura celebrativa del gesto, sostenendo che nessuno fosse stato messo in pericolo, mentre l’accusa ha puntato sulla responsabilità pubblica di un leader politico che, proprio per la sua visibilità, avrebbe dovuto evitare qualsiasi comportamento capace di legittimare la violenza. Il tribunale ha scelto una linea netta, sottolineando che il gesto non poteva essere separato dal contesto più ampio della retorica del leader degli EFF.

Quel contesto è fatto di dichiarazioni che hanno attraversato i confini del Sudafrica, attirando attenzione e critiche internazionali. Nell’agosto 2023 Malema aveva guidato un comizio a Johannesburg durante il quale aveva rilanciato il canto “Kill the Boer” e cioè: “Ammazza il Boero”, riferendosi ai coloni di origine olandese, tedesca e francese stabilitisi in Sudafrica tra il XVII e il XIX secolo. La formula usata dal leader estremista vuole richiamare alla memoria la lotta contro l’apartheid, ma sono in molti a considerarla un vero e proprio incitamento diretto contro gli agricoltori bianchi.

Pochi mesi dopo, all’inizio del 2024, Malema aveva spinto ancora oltre il limite, arrivando a elogiare pubblicamente l’attacco di Hamas del 7 ottobre, accostandolo alla lotta di Nelson Mandela e rivendicando la legittimità della violenza contro il nemico.
Queste prese di posizione hanno consolidato il suo profilo politico agli occhi dei sostenitori più radicali, ma hanno anche contribuito a isolare il Sudafrica in alcuni contesti internazionali, soprattutto in relazione ai rapporti con Israele e con una parte dell’Occidente. In parallelo, hanno alimentato un dibattito interno sempre più acceso sul confine tra libertà di espressione e responsabilità politica, in un Paese che resta profondamente segnato da diseguaglianze economiche e tensioni identitarie.

La condanna arriva in un momento delicato per la politica sudafricana, già attraversata da un progressivo indebolimento dell’African National Congress e da una crescente frammentazione del sistema partitico. Gli Economic Freedom Fighters, con un consenso intorno al dieci per cento, hanno rappresentato negli ultimi anni una forza capace di condizionare le dinamiche parlamentari e di spostare il baricentro del dibattito pubblico verso posizioni più radicali sul tema della redistribuzione della terra e della giustizia economica. L’eventuale uscita di scena del capo degli EFF aprirebbe una fase di incertezza sia per il partito sia per l’intero sistema politico.

Malema, dal canto suo, ha già fatto sapere che ricorrerà contro la sentenza e ha ribadito davanti ai sostenitori che il carcere rappresenterebbe un prezzo accettabile nella lotta politica. Una dichiarazione che conferma la sua strategia di trasformare ogni passaggio giudiziario in un elemento di mobilitazione, ma che ora dovrà confrontarsi con un sistema istituzionale deciso a riaffermare un principio elementare: la legittimazione politica non può tradursi in una licenza a superare i limiti della legge.


Sudafrica, condanna Julius Malema, leader che ha elogiato il 7 ottobre