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Golfo, Kiev sfida Mosca: il nuovo asse della difesa che ridisegna gli equilibri

Droni, energia e sicurezza: l’Ucraina entra nel cuore strategico dei Paesi del Golfo

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 4 min
Golfo, Kiev sfida Mosca: il nuovo asse della difesa che ridisegna gli equilibri

Cambieranno e come i rapporti dei Paesi del Golfo con Mosca? Sfruttando l’esperienza maturata dallo scoppio della guerra con la Russia nel 2022, l’Ucraina sta rafforzando il coinvolgimento degli Stati del Golfo per ottenere competenze militari e consolidare la cooperazione in materia di difesa, in un contesto segnato anche dalla crescente collaborazione tra Mosca e Teheran nello scenario più ampio delle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti. Dinamiche che mettono sotto pressione la tradizionale strategia di equilibrio dei Paesi del Golfo, finora orientata a mantenere rapporti sia con la Russia sia con l’Occidente.

La scorsa settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito che sono in corso “colloqui sulla sicurezza” con l’Oman e che discussioni analoghe sono state avviate anche con Bahrein e Kuwait, con particolare attenzione alla condivisione di tecnologie e competenze nel settore della difesa aerea. L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di accordi pluriennali di cooperazione militare, già siglati da Zelensky con Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti durante la recente visita nel Golfo.

Nella prima tappa del viaggio il presidente ucraino ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, firmando un memorandum d’intesa sugli appalti della difesa per rafforzare la cooperazione tecnologica e gli investimenti. Negli Emirati Arabi Uniti, Zelensky ha discusso il rafforzamento della collaborazione in materia di sicurezza e difesa con lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, affrontando anche l’ampliamento dei rapporti economici nell’ambito dell’Accordo di partenariato economico globale. In Qatar, invece, è stato firmato un accordo che prevede progetti congiunti nel settore della difesa, impianti di coproduzione e partnership industriali tra aziende dei due Paesi.

L’offerta ucraina di supporto alle difese aeree dei Paesi del Golfo si inserisce in un contesto reso più fragile dal crescente impiego di droni iraniani e dalla necessità di rafforzare i sistemi di intercettazione. Zelensky ha inoltre dichiarato che le forze ucraine sono già coinvolte in operazioni di contrasto ai droni Shahed anche fuori dal territorio nazionale, lasciando intendere un’estensione operativa con partner regionali selezionati.

In questo quadro, la crescente collaborazione tra Ucraina e Stati del Golfo punta anche a diversificare le partnership strategiche oltre Washington, senza segnare una rottura con gli Stati Uniti; si tratta piuttosto di una risposta alla ridefinizione degli equilibri geopolitici e al rafforzamento percepito del legame tra Russia e Iran.

Circa 200 consiglieri militari ucraini sarebbero già stati dispiegati nella regione per supportare la protezione delle infrastrutture civili e rafforzare le capacità di difesa contro minacce asimmetriche. Kiev punta a valorizzare la propria esperienza maturata sul campo per offrire soluzioni difensive ritenute efficaci e relativamente economiche.

Sul piano economico e strategico, l’Ucraina mira anche a ottenere sostegno finanziario dai Paesi del Golfo per compensare i ritardi negli aiuti europei, aggravati dal veto dell’Ungheria su un pacchetto da 90 miliardi di euro. Inoltre, la cooperazione riguarda il settore energetico, con forniture di petrolio greggio per le raffinerie europee e prodotti raffinati, come il diesel, in un momento in cui Kiev dipende in larga parte dalle importazioni a causa dei continui attacchi alle infrastrutture energetiche.

Un ulteriore elemento della collaborazione emergente riguarda lo scambio tra sistemi anti-drone ucraini e tecnologie avanzate come i sistemi Patriot, sempre più richiesti da Kiev per far fronte alla carenza di difese contro i raid russi.

Il crescente coinvolgimento dei Paesi del Golfo con l’Ucraina invia un segnale politico diretto a Mosca, suggerendo che l’assetto di neutralità mantenuto finora potrebbe diventare più flessibile. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, infatti, hanno finora evitato di prendere posizione contro la Russia e non hanno aderito alle sanzioni occidentali, ma l’intensificarsi dei rapporti tra Mosca e Teheran potrebbe spingerli, nel tempo, a rivedere i propri calcoli strategici, rafforzando i legami con Kiev e mettendo alla prova, passo dopo passo, la loro tradizionale neutralità nei confronti del Cremlino.


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