Per la prima volta nella corsa alla successione di António Guterres emerge una favorita. Si tratta della costaricana Rebeca Grynspan, che secondo il primo sondaggio informale tra i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è la candidata con il maggiore consenso per diventare il prossimo segretario generale dell’ONU. Se la sua candidatura dovesse arrivare fino in fondo, Grynspan entrerebbe nella storia come la prima donna e la prima ebrea a ricoprire l’incarico più alto dell’organizzazione.
Il cosiddetto straw poll, una consultazione riservata e non vincolante utilizzata tradizionalmente per misurare gli equilibri tra i quindici membri del Consiglio di Sicurezza, le ha attribuito dieci voti di incoraggiamento, uno contrario e quattro astensioni. Alle sue spalle si è classificata l’ex ministra degli Esteri della Guyana Carolyn Rodrigues-Birkett con nove voti favorevoli, mentre al terzo posto è arrivato, a sorpresa, Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
La consultazione rappresenta soltanto il primo passaggio di una procedura che richiederà probabilmente diversi altri turni di voto tra settembre e ottobre. Nelle fasi iniziali non è possibile sapere se i voti contrari provengano da uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza — Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito — il cui eventuale veto sarebbe sufficiente a bloccare qualsiasi candidatura.
Grynspan, sessantottenne economista ed ex vicepresidente della Costa Rica, guida oggi la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), una delle principali agenzie dell’ONU. È considerata una figura con una lunga esperienza diplomatica e una profonda conoscenza del funzionamento dell’organizzazione, qualità che molti osservatori ritengono particolarmente importanti in una fase nella quale le Nazioni Unite attraversano una delle crisi di credibilità più profonde della loro storia.
Il futuro segretario generale erediterà infatti un’istituzione sottoposta a crescenti richieste di riforma. Numerosi governi chiedono una riduzione della burocrazia, un migliore coordinamento tra le agenzie e una maggiore efficacia dell’azione internazionale, in un contesto segnato dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente, dalla competizione tra le grandi potenze e dalle difficoltà dell’ONU nel mantenere un ruolo centrale sulla scena mondiale.
La candidatura di Grynspan presenta anche un forte valore simbolico. Discendente di rifugiati ebrei sopravvissuti alla Shoah, mantiene rapporti con importanti organizzazioni ebraiche internazionali e ha familiari che vivono in Israele. Per la piccola comunità ebraica costaricana la sua eventuale elezione rappresenterebbe un risultato senza precedenti.
Questo non significa tuttavia che Israele consideri automaticamente favorevole una sua possibile nomina. L’UNCTAD, come molte altre agenzie delle Nazioni Unite, negli ultimi anni ha pubblicato rapporti critici nei confronti della politica israeliana verso i palestinesi. Lo Stato ebraico continua inoltre ad accusare numerosi organismi dell’ONU di mantenere un atteggiamento sistematicamente ostile nei suoi confronti.
La partita resta quindi apertissima. Nei prossimi mesi il vero banco di prova sarà verificare se Grynspan riuscirà a mantenere il vantaggio iniziale senza incorrere nel veto di una delle cinque grandi potenze. Solo allora il Consiglio di Sicurezza potrà raccomandarne formalmente la nomina all’Assemblea Generale, il cui voto finale, per tradizione, rappresenta quasi sempre una semplice ratifica della scelta maturata dietro le quinte del Palazzo di Vetro.