Ariana Harwicz è una scrittrice argentina, ebrea, tradotta in molte lingue, finalista al Booker International. Doveva parlare ieri al festival CULTUR-ALH di Granada. Poi qualcuno ha scoperto una cosa gravissima: Harwicz è contraria al boicottaggio degli artisti israeliani.
E così l’invito è sparito. La direzione del festival ha ammesso di aver deciso dopo le pressioni della Red Universitaria por Palestina. Quel che si dice un capolavoro: un Festival Internazionale di Arte, Letteratura e Discipline Umanistiche decide quali scrittori possano parlare sulla base delle loro opinioni politiche. Talmente imbarazzante che la stessa Università di Granada ha preso le distanze, ricordando che un’università pubblica dovrebbe essere aperta proprio alle idee «discrepanti o controverse» e perfino John Banville ha rinunciato a partecipare dopo l’esclusione di Harwicz, mentre centinaia di scrittori e intellettuali hanno firmato un appello in sua difesa.
Forse a Granada hanno inventato una nuova disciplina umanistica: la letteratura corretta. Tu scrivi quello che vuoi, pensi quello che vuoi, sei liberissimo. Basta che sia quello che vogliono loro.